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# Nuovi indicatori di benessere
- URL: https://www.tasc.blog/2013/07/26/nuovi-indicatori-di-benessere/
- Published: 2013-07-26T12:30:26.000Z
- Updated: 2013-07-26T12:07:37.000Z
- Author: Simone C.
- Tags: Tendenze, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:34

Photo by [Tax Credits](http://www.flickr.com/photos/76657755@N04/?ref=tasc.blog)

Un vecchio proverbio sostiene che i soldi non facciano la **felicità**. Siete d'accordo? In un certo senso è vero, tutti noi sappiamo che la felicità, intesa come serenità individuale, è data da ben altri fattori, un lavoro soddisfacente e gratificante, una buona salute, gli affetti vicini, e via discorrendo. Non possiamo negare, però, che i **soldi** siano un importante veicolo per ottenere efficacemente quelle condizioni che ci rendono felici. Ragionando secondo il metodo del rasoio di Occam, perciò, se i soldi ci permettono di ottenere le condizioni per la nostra felicità, allora possiamo affermare che i soldi, effettivamente, facciano la felicità. Questa è la logica (chiaramente semplificata e ridotta all'osso) che sta alla base della scelta di uno tra i più immportanti termometri del benessere di una Nazione. Stiamo parlando del **Prodotto Interno Lordo**, il cosiddetto PIL.

### La ricchezza delle Nazioni

Che cos'è il **PIL**? Il PIL è il valore complessivo (in termini economici) di tutti i beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un anno e destinati all'utilizzo finale del **consumatore**. In altre parole, è la **ricchezza** prodotta in un anno da una Nazione. In virtù del ragionamento che abbiamo affrontato poco sopra, in maniera convenzionale, consideriamo la forza e la prosperità di un popolo o di una nazione in base al **tasso di crescita** del proprio prodotto interno lordo. I cosiddetti paesi BRICS, ad esempio, hanno tassi di crescita del PIL che viaggiano intorno al 5%, 6%, in qualche caso anche di più. Proprio a causa dell'analogia **soldi = felicità** siamo portati a credere, semplificando, che un PIL elevato corrisponda ad un altrettanto elevato livello di **benessere** globale della nazione. Ma questo è sempre vero?

### La teoria dei due polli

C'è una cosa, quando si parla di PIL, che non bisognerebbe mai dimenticare (ma che invece viene spesso dimenticata) e cioè che il PIL rappresenta una **media statistica** e come ogni media statistica, perciò, è convenzionale. In altre parole, rappresenta una realtà che si presume attinente alla maggior parte del campione in analisi. Questo talvolta avviene, talvolta no. In una situazione ideale, infatti, in cui tutti i parametri interni di una Nazione tendessero a **migliorare la qualità della vita del cittadino**, la distribuzione della ricchezza sarebbe diffusa molto equamente e il parametro indicato dal PIL sarebbe molto indicativo della reale situazione pro capite di quella nazione. Non che non esisterebbero eccezioni (ricordiamo che il PIL è sempre una media) ma la maggior parte dei casi analizzati si attesterebbe attorno a quel parametro. Cosa dire invece di una nazione che produce tantissimo, ma i mezzi di produzione sono in mano a una classe di **pochi ma ricchissimi imprenditori**? Il PIL di quella nazione sarà ugualmente elevato, ma di certo la foto scattata dal PIL non corrisponderà alla realtà effettiva del tenore di vita di quel paese. E' la cosiddetta **teoria dei due polli**, per cui se due persone hanno due polli, in media avranno mangiato un pollo ciascuno anche se uno ne avrà mangiati due e l'altro non ne avrà mangiato affatto.

### La bellezza della nostra poesia

**Robert Kennedy** il 18 marzo del 1968, presso l'Università del Kansas, pronunciava uno dei discorsi più visionari e potenzialmente rivoluzionari della storia americana, talmente proiettato in avanti nel tempo che ancora oggi è argomento di difficile dibattito. Egli sostenne, infatti, l'inadeguatezza del PIL per indicare il reale stato di benessere di una nazione (nella fattispecie, gli Stati Uniti d'America) lanciando una frase pesante come una pietra:

> "Il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta" (R. Kennedy)

"*Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. \[...\] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta*". Con quel discorso Bob Kennedy firmò, probabilmente, la sua **condanna a morte**. Tre mesi più tardi, infatti, fu ucciso durante la campagna elettorale che lo avrebbe portato con ogni probabilità alla guida di quella che nel 1968 era in modo assoluto e incontrastato la nazione più influente del mondo. O, per lo meno, una delle due Nazioni. Ma Bob Kennedy aveva comunque squarciato il velo sulle **contraddizioni** di questo indicatore di benessere e ne aveva stigmatizzato, con quattro concetti semplici ma folgoranti, l'enorme inadeguatezza (almeno se utilizzato da solo) nel definire il benessere di una nazione e del suo popolo.

### Felicità Interna Lorda

A metà tra la provocazione ironica e l'esperimento sociale, il **Buthan**, un piccolo staterello asiatico a ridosso dell'Himalaya, con uno dei PIL più bassi del mondo (poco oltre i 2000 dollari annui pro capite), ha adottato come metro di giudizio per la propria prosperità interna, **l'indice di felicità interna lorda**. Questo parametro, pretende di quantificare (nei limiti del possibile, ovviamente) la qualità dell'aria, la salute dei cittadini, l'istruzione e addirittura la ricchezza dei rapporti sociali. Questo cambio di mentalità non punta ad un regresso tecnologico o storico, bensì vuole monitorare, al fianco di una sempre indispensabile e ricercabile economia florida, il livello diffuso di benessere tra la popolazione. In effetti, come potrebbe definirsi elevata la **qualità della vita** di un popolo che ha le tasche piene e una mortalità per tumori incentivata dall'inquinamento delle città in cui vive?

> "Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità" (14° Dalai Lama)

Il **Dalai Lama**, che è un convinto sostenitore dell'inadeguatezza del PIl come unico indicatore, ebbe a dichiarare: "*Sono convinto che il fine della nostra vita è quello di superare la sofferenza e di raggiungere la felicità. \[...\] Penso ad una felicità duratura che si raggiunge da una completa trasformazione della mente e che può essere ottenuta coltivando la compassione, la pazienza e la saggezza. Allo stesso tempo, a livello nazionale e mondiale abbiamo bisogno di un sistema economico che ci aiuti a perseguire la vera felicità. Il fine dello sviluppo economico dovrebbe essere quello di facilitare e di non ostacolare il raggiungimento della felicità*"

### Oltre il PIL

Il dibattito sui nuovi indicatori di benessere, sebbene tra mille titubanze e difficoltà, riesce lentamente a fare breccia nel modo di pensare di analisti politici e economisti, ma **il cammino è ancora lungo**. Da un punto di vista globale, il superamento del PIL sembra essere l'unica strada davvero percorribile in senso sostenibile. Non è più così raro, infatti, sentire opinioni, anche illustri, che ammettono l'inadeguatezza del PIL come unico parametro. Quasi a voler timidamente ammettere che gli alti vertici dell'economia mondiale abbiano scoperto **una semplice verità**, una verità che la saggezza popolare conosceva già da tantissimo tempo: i soldi non fanno la felicità, o per lo meno, non la fanno da soli.