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# Sprechi del cibo: quello che (forse) non sapete
- URL: https://www.tasc.blog/2014/09/15/sprechi-del-cibo/
- Published: 2014-09-15T12:30:42.000Z
- Updated: 2014-09-15T14:38:15.000Z
- Author: Patrizio S.
- Tags: Tendenze, Ambiente, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:36

In un mondo che sta sempre più progredendo, sembra impossibile che ci possano essere dei malfunzionamenti nei vari sistemi. E invece ce ne sono ancora tanti, tra cui, in particolare, gli **sprechi del cibo**.

## Gli sprechi

![Sprechi del cibo - WorldFoodClock](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/08/World-Food-Clock.png)

A informarci allora di quanto cibo stiamo letteralmente buttando via senza utilizzarlo al meglio, ci pensa il sito [WorldFoodClock](http://worldfoodclock.com/?ref=tasc.blog), formato da una singola pagina interattiva che ci mostra un ampio numero di statistiche. Vari infatti sono gli aspetti che il sito stesso analizza: mentre un cronometro avanza nel tempo, vediamo risultati che spaziano dalla visualizzazione della quantità di cibo sprecato al consumo di carburante, energia, fertilizzanti e acqua, alla quantità di terra utilizzata per produrre il cibo che poi viene sprecato, passando anche per il numero totale di persone affette da malnutrizione nel mondo. E i risultati che osserviamo sono davvero **incredibili**, talvolta spiazzanti: pensare che una persona su 9 circa non ha sufficiente cibo per vivere in condizioni dignitose è qualcosa di spaventosamente triste. Insomma, nel mondo gli sprechi del cibo sono davvero tanti.

## Italia

E dovremmo essere ancor più **preoccupati** noi italiani: il Belpaese, infatti, stando ad un [articolo](http://economia.nanopress.it/spreco-di-cibo-in-italia-e-record/P37813/?ref=tasc.blog) pubblicato qualche mese fa, è un grande produttore di rifiuti di cibo. Addirittura il 30% della spesa degli italiani viene gettato tra i rifiuti, che si tratti di cibi lasciati nelle dispense oltre la data di scadenza o di cibi cucinati ma poi non consumati. E come non parlare della **catena produttiva**? Ogni anno sprechiamo, nelle industrie alimentari, tanto quanto l'intera Spagna consuma in un anno: ben 6 milioni di tonnellate di cibo, quanto basterebbe per sfamare 44 milioni di persone (in pratica, il 75% circa degli abitanti dell'Italia). Bisogna dire però che non siamo proprio i peggiori: c'è chi riesce ad avere **risultati ancor più deludenti** come gli Usa (il 40% della produzione alimentare finisce nella spazzatura, insieme ad una percentuale di rifiuti di origine alimentare pari al 70%) o la Cina.

[Vedi il grafico interattivo →](https://infogram.com/produzione-agricola-non-raccolta?ref=tasc.blog)

[Vedi il grafico interattivo →](https://infogram.com/percentuale-spreco-cibi?ref=tasc.blog)

[Vedi il grafico interattivo →](https://infogram.com/la-filiera-degli-sprechi?ref=tasc.blog)

[Vedi il grafico interattivo →](https://infogram.com/spreco-del-cibo-in-europa?ref=tasc.blog)

![Infografica](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/Infografica.png)

## La filiera dello spreco

A dire la verità, lo spreco di cibo può avvenire lungo **5 fasi** della filiera alimentare:

1. **produzione** (production stage);
2. **post-raccolto** (post-harvest stage);
3. **lavorazione** (processing stage); in questa fase le perdite sono costituite soprattutto a scarti derivati dalla lavorazione alimentare, in parte inevitabili e in parte dovute ai limiti delle tecnologie dei processi stessi;
4. **distribuzione** (retail stage); la gran parte di questi sprechi è costituita dal cibo rimasto invenduto a causa di normative e standard qualitativi ed estetici, di strategie di marketing e di aspetti logistici.
5. **consumo** (consumption stage); qui gli sprechi sono dovuti principalmente all’eccedenza delle porzioni servite, alla sovrabbondanza degli alimenti acquistati o delle quantità di cibo preparate fino all’incapacità di consumare entro la scadenza e alla difficoltà di interpretare correttamente le indicazioni di conservazione fornite dall’etichetta.

Ora, bisogna fare una distinzione importante tra perdita di cibo e spreco di cibo. La **perdita di cibo** \- il cosiddetto food loss - si rifà a tutto quel cibo che viene scartato in quanto non possiede gli standard di qualità richiesti; in pratica, il cibo può venire scartato perché è ammaccato, appassito, contaminato eccetera; deriva da particolari limitazioni nelle tecniche di stoccaggio, nelle infrastrutture oppure nella conservazione. Le perdite si rifanno alle prime tre fasi della filiera alimentare. Lo **spreco di cibo** invece, è un termine che indica il cibo perso durante le ultime due fasi di questa filiera alimentare, ossia quando il cibo viene perso durante le fasi di distribuzione e consumo. Fatta questa importante distinzione, nel seguito dell'articolo faremo sempre e comunque riferimento allo spreco di cibo indicando anche la perdita del cibo stesso; questo solo per garantire una certa fluidità nella lettura dell'articolo.

## Re-Food

![Sprechi del cibo - ReFood](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/1559744_618316274893976_1037345929_n.png)

In ogni caso, non dobbiamo giustificare i nostri cattivi comportamenti nei confronti del cibo. Dovremmo invece agire e correggere gli errori ogni giorno, come chi ci ha già provato con il progetto [Re-Food](http://www.re-food.org/blog/?ref=tasc.blog). Questa Re-Food è un'organizzazione senza scopo di lucro che cerca di eliminare, o almeno rallentare, il fenomeno degli sprechi del cibo. Il progetto è stato fondato da Hunter Halder, sessantaduenne americano residente in Portogallo (precisamente, a Lisbona) da più di 20 anni; Hunter, che fu consulente in risorse umane per oltre 15 anni nella stessa azienda, venne licenziato per effetto della **crisi** e, quando provò un forte dispiacere immaginando l'insalata non completamente finita di sua figlia finire nella spazzatura, capì di dover agire. Prese pertanto una bicicletta, e si mise a bussare ai panettieri, baristi e ristoratori raccogliendo cibo avanzato e cominciò a portarlo a domicilio alle persone in gravi difficoltà economiche. Le sue azioni **appassionarono** numerose persone, tant'è che oggi l'associazione da lui fondata (re-Food, appunto) conta più di trecento volontari che girano per oltre 115 locali e negozi alimentari, raggiungendo diversi quartieri oltre a quello dove tutta questa storia è iniziata, Nossa Senhora de Fátima.

## Per migliorare

Ma gli sprechi del cibo sono storia forse recente, o almeno, ai più conosciuta da poco, e a confermare questo fatto ci pensa **Tristam Stuart**, famoso attivista inglese. Tristam all'età di quindici anni comincia a diventare fattore, ed acquista alcuni maiali e alcuni polli; ben presto però si accorge che il costo dei mangimi è enorme, e allora decide di sostituire i mangimi stessi con gli avanzi di cibo che la caffetteria della scuola gli dava gratis, o con le patate che i contadini suoi vicini non vendevano perché non erano esteticamente belle - i supermercati, si sa, esigono certi standard. In questi momenti capisce che le cose devono essere molto più preoccupanti nell'intera industria alimentare; così decide di lanciare una campagna pubblica per avvisare di tutto ciò. Solo che, al 2001 - anno in cui Tristam è fattore -, dati sullo spreco alimentare **non ce ne sono**, così come normative che regolino tali sprechi. Per fortuna i tempi cambiano, gli anni avanzano, la cultura si muove in tutto il mondo e Internet fa i suoi passi: ora lo spreco è un tema più conosciuto, e ancora piuttosto caldo.

Il fatto è che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare: in altre parola, il tema è si noto ai più, ma molti non sanno ancora come operare per evitare gli sprechi. **E gli sprechi sono davvero tanti**. Per farvi un esempio, la famosa catena di fast-food McDonald's ha una regola nella gestione del cibo per la quale non devono passare oltre dieci minuti dal momento della realizzazione dei panini al momento in cui questi vengono dati al consumatore poichè oltre questo tempo perdono le "qualità organolettiche" (insomma, non è più servibile) e non sono più buoni come se fossero appena fatti. Dire che un cibo è da gettare nella spazzatura dopo solo dieci minuti è cosa alquanto strana, ma non è nostro compito capirne il perché. Quello che a noi interessa è che questo cibo viene buttato via, alla faccia della buona gestione delle risorse culinarie. Cibo che poi viene gettato nei bidoni dell'umido, a far la fortuna di animali randagi o barboni.

## Operazione riciclo

C'è chi invece adotta una **strategia diversa**, e crede fortemente nel riciclo delle risorse e nell'investire al meglio negli sprechi del cibo. La catena inglese Sainsbury ha difatti recentemente annunciato che presto uno dei suoi punti vendita, quello situato presso Cannock - cittadina a 30 chilometri da Birmingham - sarà energicamente autonomo grazie all'elettricità che verrà ricavata dalla lavorazione degli scarti alimentari. Generalmente, come spiega l'infografica pubblicata di seguito, se un prodotto verso fine giornata non è ancora stato venduto viene proposto ad un prezzo più basso; se ancora il prodotto resta sulle vetrine, viene dato ad associazioni di beneficenza, ma chiaramente solo se può andare ancora bene ed è ancora mangiabile. Quel cibo che non viene dato in beneficenza può essere dato agli animali come mangime, oppure viene consegnato ad un camion della Sainbsury (facendo risparmiare carburante all'azienda Biffa, una delle più grandi in Inghilterra per il riciclaggio dei rifiuti) il quale, a sua volta, porta gli scarti presso un impianto di [digestione anaerobica](http://it.wikipedia.org/wiki/Digestione%5Fanaerobica?ref=tasc.blog), situato sempre a Cannock. In questo impianto il cibo viene trasformato in **gas metano** che a sua volta genera **elettricità**; in questo processo si produce anche una sostanza che viene usata dalle fattorie locali in quanto è un ottimo fertilizzante. Alla fine di questo processo, l'elettricità viene mandata direttamente al negozio grazie ad un cavo elettrico lungo 1 chilometro e mezzo.

![sainsbographic_4](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/08/sainsbographic_4.jpg)

## E l'Italia?

Per fortuna, non solo le aziende inglesi prestano attenzione al tema degli sprechi del cibo: anche in Italia c'è chi si dà da fare. È in questo contesto che va citata **Bofrost**, una delle più grandi aziende italiane per la vendita diretta a domicilio di alimenti surgelati, che ha rilasciato su iOs e Android l'applicazione FrigOk. L'app, in poche parole, consente di tenere sotto controllo i cibi in frigorifero inserendo, in pochi secondi, la foto del prodotto appena comprato con relative quantità e data di scadenza. Una volta inseriti i dati, l'app non fa altro che riprodurre un frigorifero virtuale nel quale ogni alimento riporta un bollino rosso, giallo o verde a seconda dell'imminenza della scadenza; inoltre, **avvisa per tempo** se qualche cibo deve essere consumato al più presto.

[Scarica dall'App Store →](https://apps.apple.com/app/id687218083?ref=tasc.blog)

[Scarica da Google Play →](https://play.google.com/store/apps/details?id=com.mobe.bofrost&ref=tasc.blog)

E per un frigo virtuale ci si può affiancare anche un **frigo reale**. Ariston - nota catena di elettrodomestici - e Amadori - famosa azienda alimentare - hanno realizzato insieme un **frigorifero anti-spreco**. In quale modo si può raggiungere questo obiettivo? Bisogna dire che lo spreco è innanzitutto rivolto alla carne, uno degli alimenti a più alta deperibilità. L'aspetto innovativo è il sistema di raffreddamento che abbassa la temperatura da 70 a 3 gradi centigradi, così come quello di congelamento che a sua volta la fa abbassare da 70 a -18 gradi. Ciò è possibile grazie all'**Hyper Freeze**, che simula in un ambiente domestico le funzioni di un abbattitore professionale, permettendo il raffreddamento e il congelamento rapido anche dei cibi cotti o magari ancora caldi perché appena usciti dal forno, in circa 9 ore, ovvero con il 50% di tempo in meno rispetto ad un frigorifero normale. Il bello è che, come afferma Maurizio Tursini - executive director cooling category di Indesit -, "Si mantengono inalterati il sapore, le proprietà organolettiche e nutritive e si previene dalla contaminazione. Secondo gli studi sugli alimenti, c’è una **relazione lineare** tra il raffreddamento dei cibi e la proliferazione dei batteri: questa infatti comincia già a partire dai 70°C, ovvero quando il piatto cucinato esce dal forno. La soluzione è abbattere il più in fretta possibile la temperatura. Mentre per la congelazione, più è rapido il processo minore è la dimensione delle molecole di ghiaccio che si formano all’interno dei cibi, lasciando così la texture meno lacerata e conservando i succhi all’interno. La carne rimane più morbida e succulenta". Altro aspetto da citare è il sistema di scongelamento costante a 2 gradi centigradi con la funzione **save defrost**, che evita la proliferazione dei microorganismi e conserva consistenza e sapore. La carne non è comunque l'unico cibo a cui è stata prestata particolare attenzione: i vani modulabili del frigo consentono di preservare e conservare al meglio anche frutta, verdura e pesce.

## La raccolta differenziata

Non solo le aziende devono però prestare attenzione a non sprecare il cibo. Spreco infatti significa non usare quando sarebbe potuto servire; per cui uno spreco può anche essere un cibo magari già avariato che viene gettato nel rifiuto secco e non nell'umido. Con questo esempio, e riferendoci a quanto fa la catena Sainsbury, capiamo che effettivamente anche il cibo inservibile può aiutare, producendo **energia**. Ma forse un uso più comune, specialmente in Italia, è quello del [compostaggio](http://it.wikipedia.org/wiki/Compost?ref=tasc.blog), che alla fine porta alla creazione di sostanze adatte alle coltivazioni. In un [rapporto](http://www.isprambiente.gov.it/files/comunicati-stampa/sintesi%5Fdati%5Frapporto%5Frifiuti%5Furbani%5F2013.pdf?ref=tasc.blog) uscito nel 2013 si dimostra come il compostaggio stia crescendo negli anni proprio grazie ad una maggiore attenzione nella raccolta differenziata. In particolare, proprio grazie all'aumento dell'**attenzione per la raccolta**, si è registrato un quantitativo maggiore di rifiuti trattati (+4,1% rispetto al 2010), il che poi porta ad una maggiore produzione di ammendanti (fertilizzanti che migliorano le caratteristiche del suolo). Certamente il cibo non è l'unico componente che viene poi usato per il compostaggio: tra le varie materie rientrano anche, ad esempio, le foglie degli alberi o i tessuti completamente naturali. Bisogna però sottolineare che, se il cibo viene messo nel posto giusto, **contribuisce** a formare più compost. Se invece viene messo nel posto sbagliato, ad esempio nel rifiuto secco, probabilmente viene poi gettato nell'inceneritore, dando un contributo al riciclaggio molto più basso di quanto lo potrebbe fare davvero.

## Niente più confezioni

![this-german-grocery-store-has-found-a-way-to-eliminate-food-packaging](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/this-german-grocery-store-has-found-a-way-to-eliminate-food-packaging.png)

Se però la raccolta differenziata è un qualcosa che in Italia piano piano sta prendendo piede, c'è qualcos'altro a cui dovremmo ben pensare. Un esempio? Tutti quei **cibi preconfezionati** che molti di noi sicuramente compreranno al supermercato. Due sono gli aspetti da citare a proposito. Il primo è che, quando compriamo tali cibi preconfezionati, ci prendiamo - se non spesso, sempre - la responsabilità di comprare qualcosa che non avrà lo stesso gusto di ciò che potrebbe essere fresco e di qualità, o almeno non sempre salutare rispetto a quanto i cibi freschi, in linea teorica, lo sono. Il secondo è quello per cui, quando compriamo alcuni alimenti preconfezionati, lo facciamo con l'intento di tenerlo nel frigorifero o nella dispensa e di lasciarlo aperto davvero per qualche giorno, fino a quando poi ci accorgiamo che non sono stati conservati bene e sono **da buttare via**. Anche questo, in fondo, è uno spreco bel che grande, no? Tant'è che a volte ci servirebbe davvero una maggiore presa di coscienza e una maggiore attenzione a ciò che mangiamo, anche per motivi alimentari (il cibo sarebbe indubbiamente più buono) e salutari (tenere una confezione aperta fà si che l'aria, che porta germi e batteri, vada a toccare l'alimento in questione). Come fare per uscire da questa situazione? Potremmo prefissarci di andare a fare **la spesa giorno per giorno**, comprando soltanto ciò che ci serve, ma potremmo anche acquistare cibi non confezionati, o meglio, **sfusi**. Come fanno, ad esempio, in Germania, le ragazze di [Original Unverpackt](http://original-unverpackt.de/?ref=tasc.blog), dove non c'è nessun prodotto multimarca, ma soltanto alimenti testati e rigorosamente scelti dal negozio, meglio se biologici. Il funzionamento è semplice: si entra, si sceglie il contenitore, e si scelgono gli alimenti desiderati. A dir la verità, questo progetto è nato con l'intento di ridurre gli scarti delle confezioni, a volte difficili da riciclare; ma un effetto collaterale è proprio quello di **prestare maggiore attenzione al cibo**, alla sua essenza, al valore che reca al nutrimento dell'uomo: non c'è più niente che possa distrarre dalla qualità del cibo stesso, ora c'è solo il contenuto, l'alimento, e quello è l'importante. Insomma, in questo modo si crea una maggiore **consapevolezza** a riguardo di ciò che si mangia, e questo non può fare altro che bene per una corretta gestione delle risorse alimentari. Tra l'altro, per offrire determinati alimenti, anche il supermercato stesso deve poter tenere freschi i cibi, il che significa che quando ci rechiamo al supermercato sappiamo subito che di fronte a noi ci sono alimenti freschi e **di prima qualità**.

## E le etichette?

Tra l'altro, la soluzione di non usare confezioni particolari ma solo dei contenitori eviterebbe l'**uso delle etichette**, quelle che tra l'altro riportano le tabelle nutrizionali, la lista degli ingredienti usati (in ordine decrescente di incidenza percentuale sul totale) e, soprattutto, la data di scadenza. Secondo FutureFood 2050, nota rivista americana dell'Institute of Food Technologists di Chicago, una persona su dieci è convinta che sia meglio gettare il cibo nel momento in cui supera la data di scadenza indicata alla voce "Consumare preferibilmente entro", quando in realtà questa indica soltanto il momento fino al quale il cibo conserva la sua qualità ideale - non significa quindi che sia immangiabile; ma ancora più scandaloso forse è quell'enorme quantità di cibo che viene buttato dalle aziende soltanto perché supera il **Sell by Date**, che è solo la data entro cui il produttore deve vendere il cibo da lui prodotto. Insomma, tanti sono gli sprechi dovuti più che altro ad una **cattiva informazione** o ad una sbagliata gestione delle risorse.

## Gli impatti

È chiaro che tutti questi fattori, messi assieme, contribuiscono a creare delle situazioni spiacevoli. E, a dire la verità, tali situazioni possono davvero essere tante, se non molto gravi.

### L'impatto ambientale

Bisogna capire innanzitutto che la produzione di cibo che viene poi sprecato consuma inutilmente risorse naturali, e genera emissioni nell'atmosfera e rifiuti. Capire quali sono questi sprechi di energia richiede considerare l'intero ciclo di vita di ogni alimento, fase per fase nella sua produzione. A tale scopo sono stati formulati tre **indicatori** che in qualche modo stimano davvero questi sprechi:

1. **Carbon Footprint** (impronta del carbonio): è un indicatore usato per stimare le emissioni di gas effetto serra generate dai processi. Per quanto riguarda le filiere agroalimentari, ci si rifà in particolare alle emissioni di CO2 generate dall'utilizzo di combustibili fossili, metano e protossido di azoto;
2. **Ecological Footprint** (impronta ecologica): è un indicatore usato per stimare l’impatto dei consumi di una data popolazione sull’ambiente. In altre parole, è un indicatore composito che, tramite l'utilizzo di fattori di conversione e di equivalenze specifiche, misura le diverse modalità di utilizzo delle risorse ambientali sfruttando un'unica unità di misura: l'ettaro globale;
3. **Water Footprint** (impronta idrica): è un indicatore usato per stimare la quantità d'acqua dolce utilizzata nella filiera alimentare. È un indice costruito in modo da esprimere sia i quantitativi di risorsa idrica effettivamente utilizzati, sia la modalità con cui l’acqua viene impiegata.

Ora, per una mancanza di quantità adeguate di dati, non riusciamo a fornirvi chiare indicazioni sull'impatto ambientale che l'Italia produce; possiamo però farvi vedere alcuni dati che riguardano la Gran Bretagna. Ma vi basta questo per scoprire un impatto sull'ambiente che nemmeno (forse) vi immaginavate.

![Immagine1](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/Immagine11.png)

### L'impatto economico

E come si fa a non immaginare che lo spreco ha direttamente a che fare anche con questioni economiche? L'impatto economico può essere giudicato da **diversi punti di vista**. Difatti, possiamo considerare che un prodotto costa di più in proporzione alle risorse necessarie a produrlo; possiamo però affermare anche che il valore di un bene non dipende soltanto dal costo di produzione, ma anche dalla sua utilità, che viene rappresentata dal prezzo che va a formarsi sul mercato; dobbiamo considerare inoltre l'**economia del benessere**, ossia i costi che la collettività, la società deve sopportare per la cattiva gestione e gli sprechi delle risorse; infine, bisogna pensare al costo-opportunità generato dall'utilizzo di campi che avrebbero potuto essere, ad esempio, edificati o sfruttati in altro modo, e invece sono stati utilizzati per coltivare cibo che poi è stato gettato e sprecato. In Italia, l'analisi degli impatti economici si è soffermata in particolare su **perdite e sprechi** di cui sono responsabili il settore agricolo, l'industria alimentare e la produzione. A livello agricolo, gli impatti economici sono stati calcolati sia in relazione al costo di produzione sia in relazione ai prezzi di mercato. E le stime portano a 8 miliardi di euro per quanto riguarda i costi di produzione, mentre a **quasi 10 miliardi** (per la precisione 9,776) per i prezzi di mercato. Cifre esorbitanti, e che non considerano nemmeno i costi-opportunità. Pensandoci bene, con un po' più di attenzione da parte di ciascuno, ci eviteremo tutte le varie Imu, Tasi, eccetera eccetera. E non ce ne rendiamo nemmeno conto.

![Immagine3](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/Immagine3.png)

Per fare un riassunto ancor più chiaro ed esemplificativo, vi facciamo vedere, in modo sintetizzato, l'impatto economico dello spreco alimentare lungo l'intera filiera italiana, calcolato in base al prezzo di mercato dei prodotti e considerando anche l'emissione di gas che provoca effetto serra come conseguenza esterna negativa per le sole fasi agricola e industriale.

[Vedi il grafico interattivo →](https://infogram.com/impatto-economico-dello-spreco-alimentare?ref=tasc.blog)

## Gli interventi

Cosa ci è rimasto di tutto questo? Facciamo un piccolo riassunto. Nel mondo sprechiamo tanto, tantissimo cibo; lo spreco del cibo viene definito nelle 5 fasi della catena alimentare, e comporta dei costi sia in termini ambientali, sia in termini economici, sia in termini sociali. Abbiamo visto che tale tema non è conosciuto da così tanti anni, e abbiamo visto anche che c'è qualcosa (il frigorifero della Ariston, le applicazioni per gli smartphone), ma soprattutto **qualcuno che si batte per evitare tali sprechi**. Le storie che abbiamo citato prima sono quelle che ci sembravano più degne di nota, ma dovete sapere che in realtà molte persone, sia singolarmente che tramite associazioni, stanno cercando di ridurre questo fenomeno, o almeno di tramutarlo in qualcosa di positivo per la società, la collettività.

### Wrap e la campagna Love Food, Hate Waste

![Come-evitare-gli-sprechi-di-cbo-con-Android](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/Come-evitare-gli-sprechi-di-cbo-con-Android.png)

[Wrap](http://www.wrap.org.uk/?ref=tasc.blog) (Waste & Resources Action Programme) è una società no-profit fondata nel 2001 che opera in Gran Bretagna al fine di aiutare le persone e le imprese a usufruire dei vantaggi della riduzione dei rifiuti, dello sviluppo di prodotti sostenibili e dell'utilizzo efficiente delle risorse. Ogni anno, il Wrap si prefigge di raggiungere determinati obiettivi prestabiliti: diminuire di 7 milioni di tonnellate le emissioni di anidride carbonica; ridurre di 3 milioni di tonnellate i rifiuti biodegradabili nelle discariche inglesi; far risparmiare a consumatori, imprese e settore pubblico circa 1,9 miliardi di sterline; ridurre di 2 milioni di tonnellate i rifiuti prodotti annualmente. Nel 2007 Wrap ha lanciato la campagna[ Love Food, Hate Waste](http://www.lovefoodhatewaste.com/?ref=tasc.blog), che ha lo scopo di **sensibilizzare aziende e cittadini** sulla riduzione degli sprechi del cibo. La campagna ha avuto un tale successo che la Wrap stessa stima di aver fatto **ridurre di 137mila tonnellate** il cibo sprecato e aver fatto risparmiare, in tutta la Gran Bretagna, oltre 300 milioni di sterline. È da sottolineare che, prima del 2007, la stessa Gran Bretagna non aveva tanta coscienza del fenomeno degli sprechi del cibo; Wrap, grazie al suo lavoro, sta ottenendo una crescita esponenziale nella bontà dei risultati.

### Last Minute Market

![lastminute-logo-16379_960x360](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/lastminute-logo-16379_960x360.png)

[Last Minute Market ](http://www.lastminutemarket.it/?ref=tasc.blog)(LMM) è una società spin-off dell'Università di Bologna nata nel 1998 come attività di ricerca e trasformatasi poi nel 2003 come vera e propria attività imprenditoriale, con lo scopo di creare **progetti volti al recupero dei beni invenduti** (ma anche quelli non commercializzabili) a favore di enti caritativi. Oggi, le sue attività legate allo spreco alimentare si rifanno direttamente al recupero di prodotti alimentari, eccedenze di attività produttive e commerciali, prodotti ortofrutticoli non raccolti e lasciati sui campi, e pasti pronti recuperati dalla ristorazione collettiva, esempi della quale possono essere le mense scolastiche e le mense delle aziende. Anche per Last Minute Market i risultati ottenuti sono più che soddisfacenti: nella città di Verona si raccolgono ogni anno oltre **15.000 pasti** \- che corrispondono all'incirca ad 8 tonnellate di prodotti cotti - da 8 mense scolastiche, in altre parole 1 tonnellata di cibo da ogni scuola in un anno; in un ospedale di Bologna vengono recuperati oltre 30 pasti al giorno, per un valore totale di 35.000 euro all'anno.

### Foodsharing.de

Un'altra persona di cui ci sentiamo di voler parlare volentieri è **Raphael Fellmer**, persona che ha dedicato anima e corpo a combattere gli sprechi del cibo creando molte iniziative, tra cui il sito web [foodsharing.de](http://foodsharing.de/?ref=tasc.blog). Raphael ha cominciato la sua battaglia dal momento in cui ha capito che, in un mondo avanzato come il nostro, c'è ancora troppa gente che **muore per colpa della denutrizione**. Tutto il suo impegno lo ha appunto portato alla creazione di questo sito, fondato sull'idea base che *il meno è il più*. In altre parole, Raphael è assolutamente convinto (e come dargli torto?) che l'essere umano è portato per natura a **condividere ogni cosa**, e così può essere anche per il cibo; d'altronde la condivisione non è dare via qualcosa, ma offrire agli altri nuove possibilità. E nel cibo le nuove possibilità si concretizzano nel restringere quell'**enorme discrepanza** che si può proprio vedere tra una parte della popolazione mondiale, sovrappeso, ed un'altra parte, completamente denutrita. "Con foodsharing.de", afferma Fellmer, "vogliamo dire alle persone l'opportunità di fare concretamente qualcosa per la sovrapproduzione di cibo. Con la condivisione dei surplus di cibo, la sovrapproduzione viene ridotta". Il lavoro di Fellmer? "ll nostro lavoro è diverso da quello delle organizzazioni in cui la pratica di ricevere cibo regalato è stigmatizzata. Uno **non deve dimostrare la necessità** di ricevere cibo legittimamente. Nel nostro caso il lavoro è principalmente online. Posso offrire un cesto di cibo e specificare dove può essere ritirato. Per tutti coloro con cui entriamo in contatto diciamo: la responsabilità è nelle vostre mani. Inoltre, incoraggiamo la gente a rivolgersi ai supermercati a chiedere cosa se ne fanno del cibo invenduto ma ancora commestibile. Se ci sono eccedenze offerte, i volontari le raccolgono e le sistemano in **cesti** che poi andranno a far parte del network della condivisione del cibo".

## Le soluzioni

![food-design2](https://www.tasc.blog/content/images/wp/2014/09/food-design2.jpg)

Detto tutto questo, cosa possiamo fare concretamente per ridurre tutti questi sprechi del cibo? Queste sono le soluzioni che ci sentiamo di consigliarvi (e che anche noi di Tasc applicheremo):

- **comprare soltanto ciò che si prevede di consumare**: un'oculata gestione delle risorse alimentari vi farà buttare via molto di meno di quanto potete immaginare;
- **controllare sempre le date di scadenza**: cercate di non tenere i cibi troppo a lungo nelle vostre dispense; casomai cercate di prendere sempre prodotti freschi, o al massimo mettete in primo piano i cibi che scadono prima;
- **riutilizzare ciò che avanza dei pasti**: diventate creativi, reinterpretate i vostri avanzi, così risparmierete, farete una buona causa e, allo stesso tempo, vi divertirete;
- **il cibo da conservare, conservatelo correttamente;** se non sapete come fare, vi basta cercare su Internet. Ma cercate, non fate di testa vostra se non sapete! Non si smette mai di imparare, e questo vale anche per la conservazione del cibo.

> Dobbiamo ricordarci che gli sprechi del cibo fanno male a noi, a chi ci sta vicino, al nostro territorio, al nostro mondo

E, perché no, anche al nostro **portafogli**.