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# Città giocabili: essere smart non basta
- URL: https://www.tasc.blog/2015/03/11/citta-giocabili-essere-smart-non-basta/
- Published: 2015-03-11T13:30:14.000Z
- Updated: 2015-03-11T13:12:03.000Z
- Author: Patrizio S.
- Tags: Tendenze, Ambiente, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:37

In un’epoca in cui le città cercano di diventare sempre più **smart** (ossia intelligenti, vivibili, facilmente fruibili e così via), un nuovo concetto emerge nel panorama dell’urbanizzazione: quello della **Città Giocabili**.

## Il divertimento

Proprio così: città giocabili. Il **divertimento** diventa la nuova chiave per connettere le persone l’una con l’altra, così come i posti dove vivono e lavorano. Pensate a dei lampioni che catturano le ombre dei passanti per poi riproiettarle davanti ad altra gente un bel po’ di tempo dopo: pazzesco, vero? E invece questo potrebbe essere il futuro che ci aspetta. Sempre con un occhio di riguardo all’aspetto smart, anzi, senza andare ad intaccare quest’ultimo. Difatti, la tecnologia e le comunicazioni hanno creato un sistema coeso di **connessioni globali**, multipiattaforma ed istantanee, ma quello che forse hanno tolto è quel senso di gruppo, di socializzazione che proprio le tecnologie attuali (alcune, non tutte) stanno togliendo alla società odierna. Insomma, obiettivo della **Playable City** è determinare un punto d’arrivo: la tecnologia, grazie alle mappe, ti porta in città, e la città ti fa giocare, ti fa stare bene, ti fa sentire parte di un gruppo molto, molto grande. Non più solo consumi, ma anche esperienze vissute. Cosa che la tecnologia, nella sua accezione più stretta, è impossibilitata a dare. E non è solo questione di farsi notare come fosse l’ultima gara a chi acquisisce più seguaci su *Instagram* o più likes su *Facebook*, è proprio un voler creare un ambiente dove tutte le persone più disparate, dal bambino all’adulto, dal giovane all’anziano, dal bianco al nero, dall’europeo all’asiatico, possono trovare **un filo comune** e socializzare, comunicare, instaurare rapporti di amicizia e, perché no, magari anche di affari. Le città giocabili, insomma, possono essere un ottimo veicolo di comunicazione.

## Un nuovo paradigma che conosce la storia

È comunque chiaro che un **gruppo unito** è sempre più forte di un insieme composto dallo stesso numero di persone messe lì a caso; la storia ce lo insegna, e la **fiera di Bristol** ce lo vuole ricordare, cercando anche di dare uno sguardo al futuro. Non si può però rinnegare il passato, e il passato non è solo un insieme di eventi, ma anche un percorso fatto di continue ricerche per l’educazione, la salute, il benessere. Anche questo è il compito delle *Playable Cities*.

Ora, il vero problema sta nell’incoraggiare la gente a rendere giocabile il posto dove vive. Chiaramente, un grande aiuto può essere dato da chi questa percezione di gioco già la possiede. Ed un ottimo esempio è [**Usman Haque**](http://www.haque.co.uk/?ref=tasc.blog) (architetto, artista e fondatore di [Umbrellium](http://umbrellium.co.uk/?ref=tasc.blog)) che, con la sua startup, ha proposto alcune soluzioni davvero innovative. Come **Assemblance**, un ambiente immersivo pieno di strutture di luci tridimensionali e interattive, scolpite e manipolate dai movimenti e dai gesti delle persone. O come **Open Burble**, uno spettacolo a partecipazione di massa che consente ai partecipanti di progettare e far volare una struttura interattiva alta 15 metri, capace di trasformare lo skyline urbano. *Haque*, insomma, usa la tecnologia creativa per scoprire quelle strutture che favoriscono la collaborazione tra la gente. Un po’ il contrario di quanto sta succedendo con la **tecnologia di tutti i giorni**, quella che ci connette con il mondo facendoci restare però comodamente seduti sul divano di casa. Quello che pensa *Haque*, in altre parole, è che gli piacerebbe vedere molto di più, grazie alle sue realizzazioni, *“quel senso di appartenenza, e tutto ciò che lo sostiene e lo rafforza”*.

## L’avanzamento

In altre parole, Haque spera di portare avanti un vero e proprio **movimento** capace di cambiare le regole e le convenzioni. Un po’ come si fa con i bambini, quando si regalano loro dei giochi che allo stesso tempo divertino e insegnino. E, proprio come loro, un cambiamento **non può essere istantaneo**: c’è bisogno di una certa costanza, continuità, ma anche di passione e dedizione. Ma se i bambini sono (forse) più facilmente gestibili, lo stesso discorso non si può fare per le città, per le quali si incontrano diverse problematiche: l’urbanistica, il territorio, e soprattutto i bilanci.

### Urbanistica

Il primo, grande problema per questo nuovo avanzamento riguarda l’**urbanistica**. Una definizione dettagliata dell’Enciclopedia Treccani la vede come L’insieme delle misure tecniche, amministrative, economiche finalizzate al controllo e all’organizzazione dell’habitat urbano. Questo significa studiare i fenomeni urbani, organizzare lo spazio fisico della città e integrare un percorso fatto di confronti con le politiche specifiche di ogni singolo paese/città. Insomma, un problema non da poco: già il fatto di dover considerare come cambia la gente in virtù di ciò che vede, alla luce di questo nuovo concetto di città giocabili, è qualcosa di complicato. Le persone si abitueranno a questo nuovo modello di città giocabili? Sapranno vedere positivamente il cambiamento proposto? Riusciranno ad interagire al meglio con questo nuovo format urbanistico? Questo problema, in Italia, è particolarmente controverso, e vede due aspetti opposti che si complementano. Il primo riguarda il **sociale**: come probabilmente già saprete, il Belpaese è famoso anche all’estero per la forte importanza data al concetto di famiglia; ciò può essere un vantaggio per le città giocabili, perché garantirebbe un discreto livello di partecipazione proprio a causa di questo imprinting.

### Territorio

Dall’altra parte però, bisogna sottolineare come in Italia poche siano le città grandi - e che quindi garantirebbero ampi spazi per raggruppare il maggior numero di persone possibile: Roma, Milano e Napoli oltre il milione di abitanti; Torino, Genova e Palermo oltre il mezzo milione. Ora, niente vieta di implementare tecnologie di gioco anche nelle città e nei paesi più piccoli, ma bisogna ricordare che l’Italia è piena di **paesi storici e borghi**, caratterizzati da piccoli viali e stradine strette. Pertanto, conciliare l’aspetto storico con il concetto di città giocabili richiede un impegno non da poco, così come l’utilizzo di tecnologie non invasive ed una nuova concezione degli spazi. Il che potrebbe in apparenza sembrare problema di poco conto, ma potenzialmente può creare molti disagi.

### I bilanci

Altro, grandissimo ostacolo riguarda i **bilanci**. Riuscire a creare dal nulla un nuovo paradigma di città giocabili richiede sicuramente un certo investimento. Cosa che, [in questi tempi di crisi](https://www.tasc.blog/2013/11/26/crisi-crisi-crisi-ma-perche/), non è assolutamente facile da realizzare. Basti pensare al **patto di stabilità**, che pian piano sta letteralmente divorando le casse dei comuni per evitare multe e sanzioni ancora più pesanti.

## La rivoluzione può cominciare?

Ma questo discorso lo lasciamo a chi di dovere; noi speriamo soltanto in una sorta di movimento sociale e nella diffusione della conoscenza di questo concetto di città giocabili, che può davvero migliorare e rendere un po’ più felice, magari anche di poco, la vita delle persone. Perché la felicità spesso rappresenta la chiave del benessere, ed è perciò importante averla sempre con sé. Se cominciamo a trasmetterla a tutte le città, allora **la rivoluzione delle città giocabili può davvero cominciare**.