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# Abbiamo fallito, in Italia e in Europa, la rivoluzione digitale
- URL: https://www.tasc.blog/2015/03/19/abbiamo-fallito-italia-e-in-europa-la-rivoluzione-digitale/
- Published: 2015-03-19T14:10:47.000Z
- Updated: 2015-03-19T14:06:10.000Z
- Author: Luca A.
- Tags: Tech, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:37

In questi giorni si è di nuovo parlato di Banda Larga (in Italia) e di Roaming (in Europa); ahimè, le notizie sono tutt’altro che buone. C’è parecchio di cui parlare, per cui mettetevi comodi. Iniziamo dalla nostra Fibra.

### Banda Larga in Italia

Il governo ha approvato un piano per lo sviluppo della Banda Larga “in linea con le richieste europee”. Questo piano, che sostanzialmente decide le regole del gioco per chi vuole realizzare la nuova rete, offre **contributi statali** (in parte datici dall’Unione Europea) **fino a 6 miliardi di euro in 5 anni**, che serviranno soprattutto a coprire le **zone a fallimento di mercato**, e verranno impiegati soprattutto nel sud Italia. Ciò che non prevede il piano (diciamo tutti grazie a Telecom Italia) è lo switch off (spegnimento) programmato del rame; questo punto è stato molto discusso, ma evidentemente c’è qualche azienda privata che ha una certa influenza sul Governo. Sapete perchè Telecom Italia non vuole lo switch off programmato? Perchè il valore della rete in rame Telecom è stimato intorno ai 20 miliardi; non che il rame sia così prezioso, intendiamoci, ma le canaline che attraversano le strade di tutta Italia lo sono eccome. Obbligare Telecom a spegnere il rame vorrebbe dire obbligarla a sostituirlo con la Fibra, altrimenti, dati di borsa alla mano, perdendo un asset da 20 miliardi la sua quotazione scenderebbe a 2 miseri miliardi di euro di valutazione.

Ecco in cosa il piano è un fallimento. Per essere chiari: **il Governo e l’Unione Europea ci mettono i soldi, ma non c’è alcun obbligo di tecnologia**. È soltanto indicata una preferenza nell’assegnazione dei fondi a chi intende fare FTTH, ma non vi è nessun vincolo restrittivo.

Inoltre, con un investimento privato stimato tra i 4 e i 6 miliardi, arriviamo a 10/12 miliardi di euro per “ristrutturare” la rete; il costo stimato della ristrutturazione è di 15 miliardi circa, e perciò non ci siamo, rimarranno dei buchi per forza. A meno che Vodafone o Telecom mettano mano al portafogli.

Infine, c’è il problema della velocità di connessione. Ricordo le direttive europee, perchè è importante capirne il senso:

> entro il 2020 almeno il 50% della popolazione connesso ad almeno 100 Megabit al secondo, e il 100% della popolazione connesso ad almeno 30 Megabit al secondo

(checchè ne dica il Corriere, sono Megabit, non MegaByte)

Cosa vuol dire questo? Che un contratto attuale a 30 Mbps, che ne garantisce 21, **non rispetta le direttive europee**; un contratto attuale a 100 Mbps, che ne garantisce 60, **non rispetta le direttive europee**; un contratto a 300 Mbps con Vodafone? Questo sì, ne garantisce almeno 100; ma è una rete puramente FTTH, presente ad oggi solo a Milano e Bologna.

Insomma, il passo avanti c’è stato, ma **l’Europa ci sta chiedendo di correre i 100 metri**, non di fare un piccolo passo avanti.

### E il roaming europeo?

Vi ricordate Neelie Kroes? Ve ne avevamo parlato [qui](https://www.tasc.blog/2014/11/13/neelie-kroes-donna-amare/).

Tra le varie battaglie che ha condotto nell’ambito digitale in sede Europea, una delle più importanti ha certamente riguardato l’abolizione del roaming in tutti i Paesi membri dell’Unione. **Questa battaglia è stata persa**. Stando alle ultime notizie che ci giungono da Bruxelles, **non si riparlerà di roaming fino almeno al 2018**, con buona pace di tutte le telco del Vecchio Continente.

Questo risultato è una sconfitta enorme per tutti noi cittadini europei. Non solo continueremo a pagare cifre spropositate per connetterci ad internet fuori dal nostro Paese di residenza, ma **continuerà ad esistere un accesso ad internet disciminato** nei 28 stati membri. **In Italia abbiamo un costo di accesso ad internet per MB tra i più elevati al mondo**, e il fatto che non potremo sottoscrivere un’offerta francese o croata per i prossimi tre anni (per tentare di abbassare il costo del nostro accesso ad internet) è l’ennesima dimostrazione che la politica, spesso, non è davvero al servizio dei cittadini (come dovrebbe essere di principio).

### Conclusioni

Seppur io sia molto deluso da questi risultati, sia in Patria che in Europa, c’è da dire che il governo italiano, a Bruxelles, si è schierato al fianco di Neelie Kroes per combattere questa guerra, e questo senz’altro gli fa onore. Tuttavia, con questi risultati, ci ritroveremo **tra tre anni** a riparlare delle stesse cose, con la differenza che **molti altri Paesi del mondo ci avranno scavalcato** in quanto ad accesso ad internet e diffusione dei servizi digitali; e questo, per un ragazzo di 20 anni che vorrebbe provare a costruirsi un futuro in Patria nel mondo digitale, non può essere altro che un grosso rammarico.

Una politica cieca oggi presenterà il conto alle generazioni di domani: un conto che saremmo ben felici di non dover pagare.