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# iPhone killer - la storia segreta di Apple Watch
- URL: https://www.tasc.blog/2015/04/10/iphone-killer-la-storia-segreta-dellapple-watch/
- Published: 2015-04-10T14:00:30.000Z
- Updated: 2015-04-11T10:30:23.000Z
- Author: Luca A.
- Tags: Tendenze, Design, apple, smartwatch, Apple Watch, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:37

*Questo articolo è stato pubblicato, in inglese, su* [*wired.com*](http://www.wired.com/2015/04/the-apple-watch/?ref=tasc.blog) *nei primi giorni di Aprile 2015, e tratta l'intervista condotta da David Pierce, giornalista di Wired, a Kevin Lynch, vice-presidente del settore tecnologia presso Apple.*

*I ritratti dei dirigenti Apple che troverete di seguito sono gli originali allegati al suddetto articolo, ci sono stati gentilmente concessi dall'illustratore italiano Riccardo Vecchio e sono protetti da copyright. Per qualsiasi informazione relativa alle illustrazioni, visitate il* [*suo sito web*](http://riccardovecchio.com/?ref=tasc.blog)*.*

All’inizio del 2013 Kevin Lynch accettò un lavoro offertogli da Apple. Una cosa divertente relativa all’offerta? Non diceva cosa avrebbe dovuto fare. È così intensa la segretezza di Apple che tutto ciò che Lynch sapeva era il suo vago titolo, Vice Presidente della Tecnologia, e che avrebbe lavorato su qualcosa di completamente nuovo.

Era strano che la Apple gli offrisse un lavoro. Durante il suo ottavo anno ad Adobe, più recentemente come Chief Technology Officer, era meglio conosciuto come l’unica persona abbastanza stupida da criticare pubblicamente Steve Jobs relativamente all’assenza di supporto per i video Flash sull’iPhone. Quando Lynch annunciò il suo trasferimento, la reazione fu immediata: *Vogliono questo ragazzo?* John Gruber, un blogger Apple, definì Lynch “un bozo, una cattiva assunzione.”

Lynch aveva molto da dimostrare e, apparentemente, molto da fare. Quando si fece vedere all'***Infinite Loop 1*** il primo giorno, gli venne detto di saltare l’usuale orientamento dedicato ai nuovi dipendenti. Il suo capo a quel tempo, il guru dell’hardware **Bob Mansfield**, gli disse di tirare dritto fino allo studio di design e di mettersi a lavorare. Avrebbe saputo tutto a proposito dei suoi **401mila dollari** dopo.

Appena entrato nello studio, **Lynch** scoprì che il progetto che era stato assunto per sviluppare era già sulla soglia della deadline. Anzi, era pure in ritardo: c’era una riunione per la revisione del design programmata due giorni dopo, gli avevano detto con la sfrontatezza tipica di Apple. Lynch doveva essere pronto.

Non c’erano prototipi funzionanti; non c’era un software; c’erano soltanto esperimenti - il team dell’iPod aveva creato qualcosa con una ghiera cliccabile - e molte idee. Le aspettative, tuttavia, erano chiare: il vice presidente settore design della Apple, Jony Ive, gli aveva affidato il compito di creare un dispositivo rivoluzionario che potesse essere indossato al polso. Un orologio, dunque.

Era insolenza oppure un’aspettativa giustificabile? Forse entrambe. Dopo tutto, nei 15 anni passati, Apple aveva capovolto tre grandi categorie di elettronica e, nel processo, era diventata l’azienda di più valore al mondo. Esistevano lettori **MP3** prima dell’iPod, ma Apple ha fatto in modo che tu ne desiderassi uno. **L’iPhone** ha trasformato lo smartphone da oggetto da lavoro in simbolo della cultura pop. **L’iPad** ha creato i tablet dal nulla, dando uno scossone agli anni di lavoro dedicati a questa categoria dai competitori come **Nokia** e **Microsoft**. Per il suo quarto atto, Apple ha scelto l'orologio. Doveva per forza di cose essere questo il prossimo passo della dinastia, il primo senza la guida di Steve Jobs. Aspettative e dovizia di particolari sarebbero stati impossibilmente alti: l’orologio Apple sarebbe dovuto essere, per usare le parole della compagnia, assolutamente grandioso.

Niente pressioni, **Kevin**. Tranquillo.

> C’era la vibrante sensazione che la tecnologia si stesse muovendo verso i dispositivi indossabili

Apple era decisa a fare un orologio, ma solo allora si pose l’obiettivo di scoprire per cosa sarebbe potuto tornare utile eccetto, ovviamente, mostrare l’ora. “C’era la vibrante sensazione che la tecnologia si stesse muovendo verso i dispositivi indossabili” dice **Alan Dye**, che in Apple gestisce il team di “human interface”. “Sentimmo che il posto naturale dove svilupparla, il posto che aveva un significato storico e una rilevanza particolare, era il polso”.

Quali problemi avrebbe potuto risolvere una tecnologia "montata" sul polso? Era questo ciò che il team “Watch” avrebbe affrontato a breve, durante il processo di invenzione di un paio di nuovi modi per interagire con il dispositivo. Ma una cosa era chiara dall’inizio: il successo totale o il fallimento più duro dell’Apple Watch sarebbero stati determinati da quella che prosaicamente viene chiamata interfaccia utente. L’interfaccia avrebbe determinato se il **Watch** sarebbe finito in una dozzina di musei o se sarebbe stato ricordato come il più grande fallimento di Apple dai tempi del Newton.

Qui entra in gioco Alan Dye: come direttore del gruppo Apple dedicato alla **“human interface”**, è suo compito creare i modi con i quali tu dici al tuo dispositivo cosa fare e come il dispositivo risponde. Avete presente ogni singola piccola esperienza che abbiamo con il laptop, il telefono e il tablet, come ad esempio quando le icone delle app vibrano perché sono pronte a muoversi sullo schermo? Ecco, quella è opera del diabolico team dell’interfaccia.

Graphic Designer per formazione, Dye è molto più Burberry che **BlackBerry**: con i suoi capelli deliberatamente spazzolati a sinistra e una penna giapponese agganciata all’interno della sua camicia a quadri, non lascia di certo chance ai dettagli. Arrivato alla Apple nel 2006 con un curriculum che comprendeva il lavoro da direttore del design presso la casa di moda **Kate Spade** e come pezzo grosso presso Ogilvy & Mather, oltre ad operazioni di branding per Miller e Levi’s, e dopo aver lavorato nella divisone marketing di Apple, aiutando a disegnare le iconiche scatole dei prodotti (il famoso packaging), Dye ha preso le redini del gruppo dell’human interface.

> Ive iniziò a sognare un orologio Apple appena dopo la morte di Steve Jobs

Ive iniziò a sognare un orologio Apple appena dopo la morte di Steve Jobs, nell’Ottobre 2011\. Presentò presto la sua idea a Dye e ad un piccolo gruppo nello studio di design. A quel tempo erano nel mezzo di una maratona per ridisegnare il sistema operativo mobile di Apple. “Vivevamo letteralmente nello studio di design,” dice Dye, “un piccolo gruppo di noialtri, lavorando ad iOS 7.” Come settima versione del sistema operativo dell’iPhone, iOS 7 era molto più di un ridisegnamento del software di telefoni e tablet: era un punto di svolta nella società, che marcò l’ascesa di Jony Ive al trono del design Apple. Dye e il suo gruppo dovevano ripensare ogni interazione, ogni animazione, ogni funzione.

Il produttore di ***Saturday Night Live*** Lorne Michaels era famoso per incoraggiare il suo staff a lavorare molto perché, come egli stesso dice, le persone tendono a essere più creative e meno impaurite quando sono tremendamente stanche. Ecco perché Lorne andava nello studio di design della Apple: appena il team finiva di lavorare sulle animazioni del lancio delle app e sul nuovo **Control Center** di iOS 7, le conversazioni diurne sul software dello smartphone viravano fino a tarda notte su nuovi dispositivi. Le domande iniziarono a girare intorno all’idea di un orologio: cosa avrebbe potuto aggiungere alla vita delle persone? Cosa avresti potuto fare di diverso con un dispositivo che indossi? In quel periodo, Ive iniziò un profondo studio sull’orologeria, imparando come la lettura della posizione del sole si evolse dentro gli orologi, che si evolsero negli orologi da polso. L’orologeria divenne un’ossessione. Questa ossessione divenne un prodotto.

> Le persone vogliono questo livello di coinvolgimento

Durante il percorso, il team Apple finì a valutare la ragione d’esistere del Watch. Arrivarono a questo: il tuo telefono ti sta rovinando la vita. Come noialtri, Ive, Lynch, Dye e tutti gli altri alla Apple erano vittime della tirannia della vibrazione - il costante controllare, la lunga lista di fastidiose notifiche. “Siamo talmente connessi che non possiamo fare a meno di guardare continuamente lo schermo del telefono, come in una sorta di onnipresenza spirituale” dice Lynch. “Le persone portano i loro telefoni con loro e guardano **lo schermo spessissimo**.” Inquadrando tutti coloro che si chiudono nei loro dispositivi mentre sono a cena, mentre dialogano con amici, e che senza accorgersene mettono la mano in tasca a ogni squillo o vibrazione: “Le persone vogliono questo livello di coinvolgimento”, riprende Lynch “ma come possiamo fornirlo in modo più umano, più adatto al momento in cui siamo in compagnia di qualcuno?”

Il telefono è diventato invasivo. Ma se si potesse sviluppare un prodotto che lavori al contrario? Se potessimo fare un dispositivo che vogliamo - non possiamo - usare per ore e ore? Cosa succederebbe se potessimo creare un dispositivo in grado di filtrare il superfluo e servirci solo le informazioni davvero importanti? Cambieremmo la vita moderna delle persone.  
E così, dopo più di trent’anni passati a costruire dispositivi che si impossessano della nostra attenzione - tanto più a lungo, tanto meglio - Apple ha deciso che il prossimo step da fare è un passo indietro.

È Apple che, in larga parte, ha creato il nostro problema. Ed ora è la stessa Apple che pensa di poterlo risolvere con un pezzo di metallo squadrato e un cinturino Milanese.

L’obiettivo era dunque di liberare le persone dai loro telefoni, perciò probabilmente è ironico che il primo prototipo di Watch funzionante fosse un iPhone bloccato in un cinturino di velcro. **“Un cinturino in velcro davvero ben fatto,”** si premura di specificare Lynch.

Il team sviluppò un simulatore che mostrava un’immagine a dimensioni reali di un Apple Watch sullo schermo. Il software stava andando avanti molto più velocemente dell’hardware, e perciò il team aveva bisogno di un modo per testare come funzionasse sul polso. C’era anche una “corona digitale” sullo schermo - una copia della classica rotella dell'orologio - e bastava scorrere per farla ruotare, ma difficilmente replicava la sensazione di ruotarne una reale. Così fecero un accessorio, una reale rotella di orologio che si attaccava al telefono dal jack per le cuffie. In un certo senso il primo vero Apple Watch era, come 10,000 progetti [**Kickstarter**](http://kickstarter.com/?ref=tasc.blog), solo un iPhone con uno strano accessorio che spuntava fuori.

> Non volevamo gente che andasse in giro e facesse questo

Con un goffo prototipo in mano - o meglio, sul polso - il team poteva iniziare a testare alcune funzioni fondamentali che avrebbero voluto che il Watch sottraesse al telefono. Capire come inviare un messaggio fu illuminante. Inizialmente il processo era molto simile a quello dell’iPhone: indirizzo qui, messaggio qui, conferma il messaggio. Tocca per inviare. “Era tutto molto comprensibile, ma usarlo richiedeva troppo tempo,” dice Lynch. Inoltre, faceva male. Seriamente: prova a tenere su il braccio come se stessi guardando il tuo orologio. **Ora conta fino a 30**. Era l’opposto di una buona esperienza utente. “Non volevamo gente che andasse in giro e facesse questo,” dice Dye.

Così ne venirono fuori con ciò che chiamano **Quickboard**, sostanzialmente un robot che legge i tuoi messaggi e suggerisce un paio di possibili risposte. Quando la tua ragazza ti chiede se vuoi Messicano o Cinese per cena, “Messicano” e “Cinese” compaiono automaticamente nella lista - toccane uno e hai risposto. “Pensavamo, OK, non hai davvero bisogno di vedere un’altra schermata di conferma e schiacciare un altro bottone per inviare il messaggio,” dice Lynch. “Sei nel momento; invialo semplicemente.” Per comunicazioni più complicate, il team ha equipaggiato l’orologio di un microfono per dettare un messaggio o un comando usando Siri. Troppo complesso per il controllo vocale? A quel punto, usa il tuo telefono.

Mentre procedeva la fase di test, divenne evidente che la chiave per far funzionare il Watch era la rapidità. Un’iterazione poteva durare solo cinque secondi, dieci al massimo. Semplificarono alcune funzioni e ne eliminarono completamente altre perché non potevano essere fatte abbastanza rapidamente. Lynch e la squadra dovettero riscrivere il software del Watch due volte prima che fosse sufficientemente veloce. Una versione preliminare del software forniva informazioni lungo una linea del tempo, scorrendo cronologicamente dall’alto al basso. Quest’idea non li fece mai sviare dall’obiettivo; l’idea che sarebbe stato venduto il 24 Aprile era incentrata sul mostrare il tempo che un utente avrebbe impiegato per decidere se qualcosa merita la sua attenzione.

Prendi la funzione chiamata Short Look: senti un battito sul tuo polso, che vuol dire che hai ricevuto un messaggio. Tiri sù il polso e vedi le parole “Messaggio da Joe”. Se rimetti giù il polso immediatamente, il messaggio rimane non letto e la notifica sparisce. Se mantieni il polso alzato, il messaggio viene mostrato sul display del Watch. Il tuo livello di interesse nell’informazione, come dimostrato dalla tua reazione alla stessa, è l’unico fattore che il Watch deve prioritizzare. Sono interazioni come questa ciò che la squadra del Watch ha creato per non farti prestare attenzione alla tua tecnologia.

E così avvenne: il team sviluppò notifiche che ci permettono di vedere informazioni e di compiere azioni senza aprire alcuna applicazione. Svilupparono una schermata chiamata Glances: un solo posto per iterazioni veloci come consultare i risultati sportivi e le news. “Abbiamo ripensato l’interfaccia” dice Lynch, “abbiamo ricostruito le applicazioni - messaggi, mail, calendario - più di una volta, per averle davvero rifinite”.

Il team doveva sviluppare un software che presentasse tutto ciò di cui avessi bisogno senza essere travolgente. Fallisci una piccola parte di questo obiettivo e gli utenti potrebbero iniziare a togliersi i Watch, annoiati dall’incessante notificare, al punto che l’Apple Watch diventa il dispositivo più personale che tu abbia mai comprato e subito riconsegnato. Quando Lynch e il suo team finirono il loro terzo round, Ive, Dye, e tutti gli altri credevano che avessero raggiunto un buon equilibrio.

Ma se il software era complicato, l’hardware era qualcosa di alieno: il team della “human interface” si era bloccato sull’abilità dell’orologio di vibrare sul tuo polso e stava lavorando con gli ingegneri per creare un nuovo tipo di interazione. Il cosiddetto Taptic Engine venne sviluppato per sembrare un dito che ti tocca il polso. Poiché i nostri corpi sono enormemente sensibili ai tocchi e alle vibrazioni, il **Watch** può fornire informazioni dettagliate con solo piccole variazioni di ritmo, numeri, e forza della vibrazione. Una sequenza di tocchi significa che stai ricevendo una chiamata; una di poco differente significa che hai una riunione in cinque minuti.

La Apple testò molti prototipi, ognuno con una sensazione differente. “Molti erano troppo fastidiosi,” dice Lynch. “Molto erano troppo delicati; molti davano la sensazione di un insetto sul tuo polso.” Quando ebbero il **Taptic Engine** montato, iniziarono a sperimentare con una sinestesia specifica del Watch, traducendo specifiche esperienze digitali in tocchi e suoni. Come doveva sembrare un tweet? E come un testo importante? Per rispondere a queste domande, i designer e gli ingegneri semplificarono il suono di tutto, dalle campane ai cinguettii alle spade laser, e poi cominciarono a tradurre i suoni in sensazioni fisiche.

C’erano riunioni settimanali dove i team del software e dell’interfaccia avrebbero testato, diciamo, il suono e la sensazione di ricevere una telefonata. Ive era colui che decideva ed era difficile da soddisfare: troppo metallico, diceva. Non abbastanza organico. Ottenere i suoni e i tocchi che lo accontentassero gli richiese più di un anno.

> Svilupparono anche un nuovo font, chiamato San Francisco

I tocchi non erano le uniche espressioni di un’attenzione così maniacale ai dettagli. Su un display così piccolo, le piccole cose assumono grande importanza, e il team della “human interface” inventarono alcuni modi nuovi per interagire col dispositivo. C’era la corona digitale, certo, e anche il cosiddetto Force Touch che ti permette di premere un po’ più forte sullo schermo per accedere a menù nascosti. Svilupparono anche un **nuovo font**, chiamato **San Francisco**, che è più leggibile sui piccoli display rispetto allo standard Apple **Helvetica**. Le lettere sono più squadrate, dice Dye, “ma con angoli curvi, gentili,” che riprendono la struttura del Watch. È largo e leggibile in piccole dimensioni, ma quando si ingrandisce le lettere si avvicinano un po’ di più. “Lo trovammo semplicemente più bello,” aggiunge.

Tutti coloro che vennero coinvolti nel progetto sembrano prendere in seria considerazione la difficoltà di fare una macchina che le persone si allacciano al braccio. Ma probabilmente non è chiedere molto: i designer di orologi svizzeri fanno questo tutto il tempo. Prendendo spunto da essi, il team Apple si distaccò dalla pratica assodata della compagnia di offrire una piccola scelta. Al contrario, essi hanno creato tre livelli molto differenti di Watch: Sport, Watch e Edition. La versione in alluminio da **$349**, chiamata Sport, può funzionare esattamente alla stessa maniera della versione d’**oro da $17,000**, chiamata **Edition**, ma Dye sostiene che siano prodotti molto differenti.

Questo è ciò che ha imparato dal mondo degli orologi: la personalizzazione e la bellezza sono tutto, e l’unico modo per mettere il prodotto di una compagnia sul polso di persone diverse è di offrire opzioni - dimensioni, materiali, cinturini - per un vasto range di gusti e budget. “Se stai per metterti qualcosa sul corpo ed indossarlo e metterlo al polso, non possiamo *non* prestare attenzione a questo,” dice Dye.

Le opzioni erano un punto centrale del piano fin dall’inizio: due dimensioni, tre materiali, cinturini facilmente intercambiabili, e molti modi per mostrare l’ora e le cosiddette complicazioni, aggiunte digitali che mostrano informazioni rilevanti come il meteo e il tuo livello di attività fisica, per rendere il tuo Watch unicamente tuo. (Il termine *complicazione* è un modo di dire delle aziende di orologi di alto livello e si riferisce a una funzione che svolge l’orologio oltre a segnare l’ora e i minuti.) “Non volevamo avere tre variazioni, volevamo avere milioni di variazioni,” dice Dye.

> “Con l’hardware e il software, potevamo farlo.”

Con il Watch, la Apple ha fatto il passo successivo più logico per raggiungere lo status di azienda che produce prodotti di prestigio, anche in un’era di tecnologia onnipresente. Perché il Watch è più di un modo carino per ricevere le notifiche e fare telefonate: è una dichiarazione di moda. Ora la Apple deve persuadere gli utenti, che nuotano in un mare di gadget mercificati, che questo oggetto merita di essere aggiunto nelle loro vite. La posta in gioco è enorme: se la Apple può affermarsi come una compagnia che vende orologi da $17,000, sarà ben posizionata per conquistare altri mercati del lusso. Come quello delle automobili.

**Ben Bajarin**, un analista presso la **Creative Strategies**, azienda specializzata in ricerche di mercato con sede nella **Silicon Valley**, pensa che la compagnia possa farcela. “La Apple ha la base di clienti più redditizia al mondo, che spende di più,” dice. “Questi sono essenzialmente coloro ai quali le compagnie di orologi stanno cercando di vendere: consumatori più redditizi.” Le aziende di orologi di lusso ricavano più di $20 miliardi all’anno, soldi che vengono dagli stessi consumatori attualmente fedeli ad Apple. E la Apple sta cercando proprio queste persone, spendendo di più per creare il suo nuovo Watch di quanto sia stato speso per creare anche il più stravagante Patek Philippe.

Le implicazioni nel business sono importanti per Apple, certo, ma il problema che il Watch spera di risolvere è legittimamente importante al di fuori di **Cupertino**. Se il Watch avrà successo, potrà impattare le nostre relazioni coi nostri dispositivi. La tecnologia ci distrae dalle cose alle quali dovremmo prestare maggior attenzione - i nostri amici, i momenti di gioia, un sorriso in una stanza. Ma forse la tecnologia può restituirci queste cose. Se Apple, che è la compagnia che crea questa tecnologia, è una compagnia che vale tre-quarti-di-un-triliardo di dollari.

Lynch è proteso in avanti sulla sua sedia, raccontandomi dei suoi figli: di quanto sia grato di poter semplicemente guardare il suo Watch, capire che l’ultimo messaggio ricevuto non è immediatamente importante, e quindi tornare subito alla sua famiglia; di come questo non gli sembri distruttivo per lui - o per loro.

Un momento dopo, si alza. Deve andare, deve incontrare Dye e Ive per un aggiornamento su qualcosa di importante. **Per tutto il tempo che abbiamo parlato, non ha guardato il suo telefono una sola volta.**