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# Considerazioni su UberPop
- URL: https://www.tasc.blog/2015/06/08/considerazioni-su-uberpop/
- Published: 2015-06-08T12:30:59.000Z
- Updated: 2015-06-09T08:05:42.000Z
- Author: Luca A.
- Tags: Tech, Tendenze, App, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:37

Recentemente il tribunale di Milano ha dichiarato **illegale** in tutta Italia il servizio Uber Pop. Per chi non la conoscesse, Uber è una società californiana che, tramite un'app dedicata, permette di contattare un autista per farsi dare un passaggio; il pagamento avviene tramite bancomat, quindi non è necessario avere soldi o carte di alcun tipo al proprio seguito: basta semplicemente uno smartphone.  
Non essendo un giurista non posso giudicare la correttezza di questa sentenza, ma nello spazio che segue ci tengo a raccontarvi la mia recente esperienza con questo servizio: valutate voi se merita di essere proibito da una legge del 1992.

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Sono le 3.30 del mattino. Mi trovo in Via Nizza, angolo Via San Pio V, in San Salvario, nel centro di Torino. Sono con sei amici, e ho bevuto il tanto che basta per non essere in grado di mettermi alla guida. Peccato, qui a Torino ci sono tanti servizi di Car Pooling, da Enjoy a Car2Go a IoGuido, che permettono di prendere a noleggio una macchina per andare dove si deve andare. **Diluvia**.

Non potendomi mettere alla guida, non mi rimane altra scelta che chiamare un Taxi. Non so bene come si faccia, ma una ricerca su Google mi suggerisce di telefonare al numero 0115730, ed è ciò che faccio. Risponde una centralinista. Gli spiego che siamo in sette, e che vorremmo un'auto in grado di portarci a casa tutti insieme: dobbiamo andare tutti nello stesso posto. Mi mette in attesa. Dopo dieci minuti si rifà viva, dicendomi che non è possibile andare tutti con la stessa auto: ce ne manderebbe due, pagando 13 euro ad auto. Dobbiamo fare solo un chilometro e mezzo, ma come dicevo diluvia, e perciò accetto. Mi rimette in attesa. Dopo dieci minuti (sono venti che aspetto il servizio) cade la linea, e tutto è perduto.

Frustrati dall'attesa, ci decidiamo a scegliere *"il male"*. Apro l'app di Uber, che mi localizza al volo: Via Nizza, angolo Via San Pio V. Francesco, alla guida di una FIAT Bravo, è a soli cinque minuti da noi. Richiedo il servizio. Vedo che ha 4.8 stelle su 5 di valutazione, perciò deduco che è un buon autista. Dopo 4 minuti si presenta nella nostra posizione, l'ho visto arrivare sulla mappa nell'app. I miei 4 amici salgono in macchina. Rimaniamo in tre, ci serve un'altra auto. Arriva dopo 3 minuti.

Ci ritroviamo tutti a casa. **Ho speso 18 euro in tutto, per far fare 1.5 chilometri a 7 persone**. Sono 2.5 euro a testa. Nessuno si è dovuto preoccupare di pagare, perché i soldi sono stati scalati dal mio bancomat: domani, quando saremo sobri, mi preoccuperò di recuperare i soldi dai miei amici. **Il tutto è avvenuto nel giro di 20 minuti, lo stesso tempo che ho passato al telefono col RadioTaxi**, senza ottenere ciò che volevo.

**Tra qualche giorno questo servizio dovrà essere sospeso, pena una multa alla società di 20mila euro al giorno**. Sono già state confiscate auto e fatte multe a chi fornisce questo tipo di servizio. Per come la vedo io, **senza UberPop sarei ancora in Via Nizza, al freddo, ad aspettare** un servizio scomodo, difficile da prenotare, poco trasparente sui prezzi e decisamente meno efficace.

Ho letto molto in merito a questa sentenza ultimamente. I tassisti provano a difendere il loro lavoro con i denti: li capisco, pagare migliaia di euro per ottenere una licenza e poi vedersi soffiare il lavoro da un servizio molto più efficiente deve essere frustrante.  
Hanno provato anche a buttarla sul morale: **Uber**, come tutte le multinazionali che offrono servizi in Europa, **non paga le tasse in Italia ma in Irlanda**, dove il *fisco* è più leggero. Non lo reputo corretto, ma vi sto scrivendo da un computer prodotto da una società americana, ascoltando musica da un servizio svedese e scrivendo da un'app sviluppata da una società britannica: nessuna di queste società paga le tasse in Italia, e nessuno se n'è mai lamentato.  
Dall'altro lato c'è Uber, che ha fatto ricorso ovviamente, e che sui social sta provando a sensibilizzare l'utenza in merito alla vicenda.  
Insomma, forse s'è già capito: **#iostoconUber** , voi che ne pensate?