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# L’opportunità di fallire: come imparare a sbagliare.
- URL: https://www.tasc.blog/2015/09/30/lopportunita-fallire-imparare-sbagliare/
- Published: 2015-09-30T12:00:24.000Z
- Updated: 2015-09-30T12:00:24.000Z
- Author: Cora S.
- Tags: Tendenze, lavoro, studio, ispirazione, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:38

> In Italia la parola fallimento fa paura.

Se fallisci sei un perdente. Se fallisci sei un fallito. Se fallisci sei fottuto. Questo è il pensiero che ci ossessiona appena seduti alla scrivania. Non la voglia di lavorare bene, non la voglia di innovare o di rischiare ma la **necessità di evitare il fallimento**. Perché ci hanno insegnato che:

> Non puoi fallire. Non puoi sbagliare. Non puoi commettere errori. Non ti è concesso: non hai la libertà di mancare l’obiettivo, di fare un buco nell’acqua.

Quello che ci è negato dalla cultura italiana è l’opportunità di cadere. Così facendo ci viene negato anche il diritto di imparare. E’ una questione genetica, è nel nostro DNA di lavoratori. Abbiamo tatuato in fondo alle ossa l’**ansia da prestazione**. E fa male. Tanto.

Perché è tanto sbagliato **credere che fallire non sia la strada giusta per imparare, per crescere ed innovare**? Perché alla fine della notte l’unico canto che deve risuonare è quello del “Vincerò” di Pavarotti. Vogliamo vincere, primeggiare. Senza pagarne lo scotto, senza passare attraverso il normale processo di crescita (personale o professionale che sia).

> Per rialzarsi bisogna prima cadere.

Se non cadi non impari. Non vai avanti. Non ricominci. Non risali in sella. Ti fermi, piangi sul latte versato e rimugini sul passato in eterno. Quando si sbaglia e non si ha nel DNA la **cultura del fallimento** difficilmente si potrà pensare di imparare (veramente, non solo a titolo di auto-convincimento) dall’errore. Solo sbattendo con la faccia per terra puoi andare dal medico e capire come sistemare le cose. Solo mettendoti con le spalle al muro si è in grado capire quando *sei arrivato*.* *Qui se “si arriva” sei finito.** Quando (e se) “si arriva” la porta è già bella e che chiusa. La domanda è **P E R C H È**!

Una bella domanda, vero? **La risposta cambia in base alla persona a cui la si pone**, ovviamente. Spesso si sentiranno deboli “Così va, perché cambiare?”, per altri l’importante “è provare a rialzarsi” ma non ci credono nemmeno loro. Per pochi (davvero pochi, troppo), *gli *irriducibili,** risponderanno con fierezza che

> Fallire è come respirare: se non si sbaglia, non si impara. Fallire è comunicare. Capire. Comprendere. Crescere

**Crescere** è una di quelle parole che in Italia fa paura. La **Repubblica dei Bamboccioni**: a trent’anni siamo ancora a casa con mamma e papà. Quelli non ci fanno fallire, non ci fanno cambiare. Non innoviamo, le startup non crescono, non diventano aziende. Siamo lo stato degli universitari a vita, ci parcheggiamo lì per non sbagliare.

**La verità?** Siamo lavativi, troppo abituati ad avere tutto e subito, i nostri valori sono la critica all’ultimo errore degli altri, ne godiamo, lo analizziamo, lo innalziamo ad *esempio per non sbagliare*. Nell’Antico Testamento c’è un proverbio che dice:

***"Perchè guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”***

Perché scomodare la Bibbia? Perché, per una volta, ha ragione. Siamo talmente abituati a giudicare, ad avere paura di aver paura, della possibilità di sbagliare che non godiamo del fallimento, se non di quello altrui. Perché accettare di essere umani significherebbe doversi confrontare con la vita e **non ne siamo capaci**.

**Come si impara a sbagliare**? Semplice:

1. Osa
2. Prova a crescere
3. Emergi
4. Sperimenta
5. Cogli le opportunità

La risposta? **Alzate il culo e crescete.** Fallite ora e sorridete perché avete appena capito cosa significa crescere. Tu da che parte stai?