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# Perchè Stefano Benni ha ragione, ma non del tutto
- URL: https://www.tasc.blog/2015/10/02/perche-stefano-benni-ragione-non-del/
- Published: 2015-10-02T10:00:58.000Z
- Updated: 2015-10-02T10:30:30.000Z
- Author: Michelangelo C.
- Tags: Tendenze, Arte, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:38

Vorrei cominciare la mia riflessione da questo video, commissionato dal **MiBAC** (*ministero per i Beni Artistici e Culturali*), ed approdato da poco in televisione:

Un elegantissimo Giannini nei panni di un cortese maître ci illustra le *portate* che l'Italia offre a tutti gli affamati di cultura. Uno spot semplice ed elegante, che però soffre di un tremendo distacco dalla realtà. Realtà che vede le nostre bellezze **crollare per l'incuria**, dopo essere arrivate fino a noi attraverso i secoli. Realtà che vede **drastiche riduzioni nel settore teatrale** portando le maestranze a scioperi disperati. Realtà che vede l'**incapacità** di gestire ed esaltare le opere d'arte e renderle pienamente fruibili al pubblico. Realtà che insomma ogni giorno di più viene **bistrattata ed ignorata, quando non mutilata**, portando la seria preoccupazione che delle nostre meravigliose bellezze, del nostro immenso bagaglio storico, nulla importi più.

Preoccupazione che il recente gesto di **Stefano Benni**, noto scrittore italiano autore di bellissimi libri ed affascinanti saggi, ha riportato al centro dell'attenzione, dato che lo scrittore sarebbe stato invitato a partecipare al **premio Vittorio De Sica**, patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, per ricevere l'omonimo premio dalle mani del **ministro Dario Franceschini**. Benni fa però sapere pubblicamente di **rinunciare** sia al premio sia a presenziare alla manifestazione, motivando la sua scelta anche sulla sua pagina ufficiale Facebook.

Lo scrittore spiega che “*i premi sono uno diverso dall'altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall'appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo*“ e che perciò il suo rifiuto deriva dal fatto che “*come i governi precedenti, questo governo (con l'opposizione per una volta solidale), sembra considerare la cultura l'ultima risorsa e la meno necessaria. Non mi aspettavo questo accanimento di tagli alla musica, al teatro, ai musei, alle biblioteche, mentre la televisione di stato continua a temere i libri, e gli Istituti Italiani di Cultura all'estero vengono di fatto paralizzati. Non mi sembra ci sia molto da festeggiare.*”

E' sicuramente una posizione che può far discutere (e credo che sia soprattutto questo l'impulso che ha mosso Benni a reagire così), ma di certo è una posizione **legittima** e non criticabile. Specie quando lo stesso Benni sintetizza la sua posizione spiegando che “*Nessuno pretende grandi cifre da Expo, ma la cultura (e la sua sorgente, la scuola) andrebbero rispettate e aiutate in modo diverso. Accettiamo responsabilmente i sacrifici, ma non quello dell'intelligenza* “.

Una convinzione più che fondata visti i recenti **tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo** e all'istruzione voluti con la riforma de **la Buona scuola**, ma che rimanda anche ai tagli e alle posizioni di governi precedenti, quando ministri come Tremonti sostenevano che “*con la cultura non si mangia”*. Frase che oltre ad essere di una falsità e di una grettezza inaudita visti i profitti che diversi paesi traggono da questo indotto, risulta anche fare stranamente a cazzotti con l'allegoria dello spot voluto dal MiBAC.

C'è un però: un però fondamentale ad ampliare il quadro e a riflettere sulla questione in maniera totale ed intelligente. Questo però arriva direttamente sulla pagina Facebook di Benni, e porta la firma di **Pino Caruso**.

Per chi non conoscesse Caruso, stiamo parlando di un noto **attore teatrale di cinema e di televisione**, **scrittore** di diversi libri e collaboratore per **diversi quotidiani**, balzato agli onori delle cronache qualche anno fa per una brutta querelle col direttore del Teatro Stabile di Catania DiPasquale.

Caruso commenta le parole di Benni con un post articolato dove, riassumendo spiega che “*Se gli italiani frequentassero teatri e leggessero libri, la politica si guarderebbe dal trascurare gli uni e gli altri, non rischierebbe di perdere voti e consensi*” e che “*attribuire ai politici la responsabilità di disdegnare la cultura è assolvere se stessi, cercare alibi*”.

Ora, questa può sembrare a differenza di quella di Benni, una posizione più **estrema**, e di sicuro non incontra il favore della gente come risulta dai diversi commenti negativi che Caruso riceve, ma non significa che non sia **altrettanto legittima** e veritiera. Poiché è chiaro che **scaricare la colpa sulla politica** implica meno difficoltà rispetto ad un “autodafé” che riconosca che si, per l'italiano la cultura non è una priorità. Riconoscere che questo assalto alla cultura sia un **circolo vizioso** nel quale anche l'italiano è **parte integrante** è difficile, ma riflettiamoci sopra un attimo: da quanto tempo in effetti cose come teatro, mostre, libri, non sono più tra le **priorità** di una famiglia o di un singolo? E' in effetti vero che riteniamo un libro o una mostra una **spesa secondaria**, e tra le secondarie **l'ultima** rispetto a per esempio, la promozione mensile del nostro smartphone, o della connessione internet? O anche, delle rate di altri nostri feticci tecnologici? E non è in effetti vero che se guardiamo alle possibilità di intrattenimento, andare a teatro risulta un'opzione che **non consideriamo più**, data la **vastità** di opzioni di intrattenimento che abbiamo a disposizione e la loro sempre crescente **semplicità di accesso**?

Ma attenzione, **non confondiamo** la cultura *scolastica* col termine cultura, inteso in un senso più ampio e personale: questo meriterebbe un discorso diverso e a parte. E vi prego di non confondere il mio ragionamento come un desiderio di sindacare sulle scelte economiche altrui: non è mia intenzione, e credo che ognuno abbia il diritto ed il dovere di spendere i suoi soldi come meglio crede. Ma è vero che la facilità di accesso odierna ci porta a credere sempre disponibili, *on demand* cose che in realtà, non lo sono veramente, o non del tutto.

Ed è per questo che pur essendo in linea di principio d'accordo con Benni, condivido di più il pensiero di Pino Caruso. Credo che per noi ormai sia logico e giustificabile **sacrificare la cultura** rispetto ad altre spese superflue, mentre il contrario ci risulta difficile. Senza considerare oltretutto che il problema sta già nello scatto che fa la nostra mente in questo pensiero: **assimilare la cultura e l'arte ad una spesa superflua**. Un po' come se col tempo, queste *pietanze* fondamentali per la mente fossero diventate complicate e micragnose porzioni da novelle cuisine, contrapposte a pietanze forse più sostanziose, ma molto meno ricercate.