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# Giornalismo e Blog, la sottile linea rossa
- URL: https://www.tasc.blog/2015/10/28/giornalismo-blog-la-sottile-linea-rossa/
- Published: 2015-10-28T11:00:24.000Z
- Updated: 2015-11-14T09:15:25.000Z
- Author: Andrea F.
- Tags: Tendenze, Web, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:38

Con lo sviluppo di internet si è assistito ad un aumento consistente del fenomeno di *blogging* e ad un cambiamento nel modo di recepire notizie che ha portato a un inevitabile *scontro* tra **blogger** e **giornalisti**. Cercheremo di analizzare i motivi dello scontro, le caratteristiche principali delle due attività, vedremo come il giornalismo si è adattato al cambiamento e chi ha maggiore probabilità di prevalere.

## **Contrasto tra giornalismo e blog**

Nella maggior parte dei casi tra giornalisti e blogger nascono **forti tensioni**, soprattutto quando si tratta di temi molto complessi che al cittadino medio (mi riferisco non solo a quello italiano ma all’individuo occidentale in generale) non interessano molto: ad esempio l’attuale crisi economico-finanziaria o le crisi geopolitiche, come la crisi siriana o la crisi ucraina.  
Sembra normale che nasca un conflitto quando ci sono due opinioni molto differenti, soprattutto tra informazioni che circolano in televisione e quelle in rete, ma **il contrasto è direttamente legato alla credibilità**: l’uno fa la voce grossa provando a sminuire l’attendibilità dell’altro e cercare di conquistare il lettore in maniera tale che legga quanto scritto sul proprio giornale o blog. Non mancano, infatti, blog – o giornali – che hanno opinioni differenti ma non attaccano con la stessa veemenza i colleghi della stessa categoria.

## **I limiti (ed i pregi) del giornalismo**

I giornalisti tradizionali (la quasi totalità oramai attiva anche in rete) partono dal presupposto che, scrivendo per testate più o meno famose, sono automaticamente più attendibili dei diretti colleghi, ed effettivamente è molto più difficile leggere **su carta stampata** \- o siti web associati - delle notizie farsa ma, al tempo stesso, è ugualmente **difficile leggere prese di posizione forti contro un determinato gruppo di potere**; ad esempio, in Italia è molto facile che *la Repubblica* vada giù duro su Berlusconi ma difficilmente accade la stessa cosa quando si parla della famiglia De Benedetti, analogo discorso potremmo farlo, a parti invertite, con *il Giornale*.

Anche i giornali che si considerano *liberi* perché non prendono finanziamenti pubblici (scelta da apprezzare a prescindere da come la si pensi), tolta qualche eccezione, è difficile che si stacchino dalla visione filo-atlantica e filo-finanziaria che va tanto di moda sulla carta stampata di tutto il mondo. Ed è in questo modo che gran parte delle **testate giornalistiche**, qualunque esse siano, **limitano l’autore**, costretto ad adeguarsi alla linea editoriale, mettendolo in un angolo - o addirittura silenziandolo - e riducendo così la sua libertà di espressione.

Il problema principale che difficilmente verrà risolto, almeno nel breve periodo, è quello dei finanziamenti – non solo pubblici – ai giornali che non garantisce un’informazione attendibile (non diciamo al cento per cento perché sarebbe impossibile). Qualcuno potrebbe obbiettare che i finanziamenti pubblici servono proprio per evitare che i privati manipolino l’informazione ma, se prendiamo l’esempio dell’Italia (anche in altri paesi le cose non sono tanto diverse anche se in maniera più attenuata), il discorso non ha molto senso visto che i giornali che prendono finanziamenti - pubblici! - fanno anche da propaganda soprattutto a grandi famiglie (de Benedetti e Berlusconi), a Confindustria (Il sole 24 ore) o alla FIAT (la Stampa), e ne ho dimenticato sicuramente qualcuno.

## **I limiti (ed i pregi) del blogging**

Dall’altro lato della barricata troviamo i *blogger*, spesso in opposizione con il giornalismo tradizionale e in parte assorbiti dallo stesso (molti blogger, anche “indipendenti”, scrivono sui siti di molti giornali famosi), che hanno la possibilità di scrivere notizie ed opinioni senza dar conto a nessuno o quasi; si ha così la possibilità di ottenere delle informazioni che difficilmente potremmo avere. Basti pensare alle notizie che ci arrivano sulla guerra in Siria o su altri avvenimenti da parte di autori non allineati alla versione ufficiale.

Ci sono, però, dei **limiti di ampiezza** che non possono essere superati dall’informazione online: molte inchieste (ma non solo) di stampo giornalistico sono estremamente lunghe e devono essere per forza pubblicate in formato libro. È vero, ci sono alcuni siti che pubblicano dei risultati per intero, ma di solito il lettore che va su internet cerca la notizia breve e, inoltre, leggere sui libri fa ancora un effetto diverso quando bisogna affrontare argomenti vasti. Tra parentesi: se vogliamo, anche io, in questo articolo, sto limitando la mia libertà scrivendo un articolo lungo ma non della lunghezza che meriterebbe un argomento così articolato.

Ritornando, invece, al concetto di libertà bisogna aggiungere che i blog in molti casi sono, sì, indipendenti ([anche se c’è già chi cerca di limitare la libertà della rete](https://www.tasc.blog/2015/03/06/quanto-e-libero-internet-italia/)) ma dare delle **informazioni senza freni** su argomenti estremamente complessi porta il **lettore alla confusione**: vedi ad esempio Putin (lo stesso valeva per Chavez e vale ancora per Assad e Kim Jong-un), o viene descritto come un santo oppure come un diavolo, non ci sono mezze misure; bisognerebbe, invece, considerare qualsiasi azione volta per volta, senza affrontare la questione come se fosse una partita con le diverse tifoserie.

Altro aspetto importante riguarda la **poca trasversalità**, tolta qualche eccezione, anche da parte dei blogger. E questo non riguarda solo l’informazione politica ma anche le serie TV (anche su internet diventa difficile uscire dal giro House of Cards, Game of Thrones e The Walking Dead), film (il discorso è per lo più limitato alla notte degli oscar e alle uscite nelle sale) e musica (i soliti gruppi indie o [i “grandi” ritorni](http://www.ondarock.it/recensioni/2015%5Fmotorhead%5Fbadmagic.htm?ref=tasc.blog)). Sia chiaro, grazie alla rete sono conoscenza di cose che non avrei ma conosciuto, e per questo ringrazio, ma **una visione più alternativa**, soprattutto in settori dove non bisogna dare opinioni ma solo informazioni, sarebbe gradita.

## **Chi la spunterà?**

Domanda da un milione di dollari. Come detto, **il giornalismo** tradizionale ha preso le contromisure e **si sta miscelando** sempre di più **con il** **blogging**. In qualsiasi testata, infatti, ci sono sempre uno o più autori (pochi ma ci sono) che esprimono opinioni discordanti dalla linea editoriale principale, questo elemento potrebbe far pensare ad una superiorità del giornalismo. Superiorità avvalorata ancor di più dal numero di persone raggiunte rispetto ai blog che dipende anche alla televisione di cui abbiamo parlato poco ma che rimane un mezzo importante se non il mezzo principale. Ora, la maggioranza dei blogger impugnano la mancanza di visite e la usano come se fosse un fattore di positivo; ma se sono pochi i lettori allora ha poco senso scrivere e per arrivare ad un numero maggiore persone bisogna essere [*populisti*](https://it.wikipedia.org/wiki/Populismo?ref=tasc.blog), termine spesso usato in modo dispregiativo ma necessario se si vuole raggiungere una platea numerosa. Ovviamente non tutti devono arrivare a centinaia di migliaia di visualizzazioni, dipende anche dalla scelta editoriale che si fa, però, se non si raggiungono numeri importanti, non è sempre colpa dei “media sussidiati” o delle “elite finanziarie” - che le loro colpe, come abbiamo già detto, le hanno. Basta leggere le [parole di Pino Caruso](https://www.tasc.blog/2015/10/02/perche-stefano-benni-ragione-non-del/) e allargare il discorso al giornalismo o a qualsiasi altro ambiente per avere le idee più chiare.

Ma il **problema principale** è come i *blogger* più “fastidiosi” si pongono nei confronti dei diretti concorrenti: come detto, infatti, alcune notizie vengono date facendo estrema confusione senza tenere conto delle sfumature di ogni situazione. Questo da la possibilità ai giornalisti di sminuire il lavoro dei blogger e di danneggiare anche chi da le informazioni in maniera più accurata.

Credo che, visto il livello di sviluppo di internet e di come il giornalismo abbia reagito alla digitalizzazione dell’informazione, la bilancia sembrerebbe pendere verso l’informazione tradizionale, nonostante il livello basso o nullo di alcune notizie; i **blogger**, però, sfruttando anche il boom del blog di Grillo hanno creato uno squarcio nell’informazione tradizionale che potrebbe far **sviluppare** il movimento in maniera consistente in **futuro**.

La domanda, dunque, rimane irrisolta, vista anche la mutazione che hanno subito entrambi gli attori in gioco, rendendo la situazione molto sfumata. Fatto sta che per avere un’informazione quanto meno completa - che non vuol dire necessariamente corretta - bisogna comunque attingere informazioni da entrambe le fonti ma, per quanto mi riguarda, nonostante alcune uscite assurde da parte dei *blogger*, continuerò ad informarmi soprattutto da quest’ultimi.