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# Ep. 02 - Tua mamma è un balcone
- URL: https://www.tasc.blog/2016/04/30/tua-mamma-un-balcone/
- Published: 2016-04-30T10:00:56.000Z
- Updated: 2016-04-30T11:52:39.000Z
- Description: Entriamo brevemente nella vita quotidiana di Bob, entità trascendente non meglio specificata, alle prese con il suo forum. Subito ci catapultiamo in un episodio dell'infanzia di Pietro, nel giorno del suo incontro con Paolo e Giovanni e di una sua radicale scoperta sulle misteriose origini del…
- Author: Michele S.
- Tags: La Guerra di Pietro, Rubriche, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:39

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> «La storia è carina, lo ammetto. Anzi, ad essere sinceri è la prima volta in ventisei anni che riesco a guardare la puntata serale per intero senza addormentarmi, però è un po’ confusionaria no?»  
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> By Bob\_The\_Uncreated\_One  
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> «Io non c’ho capito un cazzo! Prima di tutto, com’è possibile che uno sia così coglione da chiamare un personaggio Armayonikavst? Non solo è una merda di nome, e su questo credo siamo tutti d’accordo, ma poi ci metti mezz’ora per leggerlo e perdi completamente il filo del discorso. Ah già, il filo… qualcuno l’ha trovato? Perché io ci provo da tre puntate, ma ancora niente.»  
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> By Obb\_The\_Eternal\_One  
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> «Questa storia dovrebbe far ridere? A livello di scrittura non è male, ma per il resto ritengo che se qualcuno ride con 'ste cose qui, siamo appena appena sopra ai livelli di Colorado e abomini vari. Manca proprio la scrittura, c'è un'ironia acerbissima e insapore inframezzata da battutine che sentivo già alle scuole medie 20 anni fa… sempre peggio.»  
>  
> By Bbo\_The\_Only\_One

Prima di chiudere la pagina del forum, Bob si ricordò che c’era un ultimo, fondamentale, imprescindibile commento che doveva aggiungere, un commento indispensabile in ogni forum che si rispetti. Era una sorta di regola aurea, inevitabile come la copertina per Linus, la slitta per Babbo Natale e la madonna per Germano Mosconi. Sollevato per aver evitato un’imperdonabile gaffe, stava proprio per postare l’ultimo commento e concludere quella agguerrita sezione di dibattito, quando all’improvviso si accorse di una terribile, terribile verità che non aveva mai considerato prima. Parliamoci chiaro, ognuno ha le proprie epifanie, c’è chi un bel giorno, nel pieno della sua mezza età scopre di avere il naso storto, chi si sveglia una mattina e decide di passare da poveraccio-coi-capelli-color-piscio a poveraccio-coi-capelli-color-piscio-Presidente-degli-Stati-Uniti, oppure chi soffia sulle sue ventisei candeline e capisce di voler trovare un lavoro. Tutte queste grandi rivelazioni meritano il nostro rispetto, perché sono spesso il risultato ultimo di processi di autoanalisi complessi che comportano nella maggior parte dei casi cambiamenti radicali. Dunque lo stesso discorso vale per Bob, che quel giorno realizzò di avere un nome composto da tre sole lettere, due delle quali gemelle, per giunta.

Ora sono certo che per moltissime persone questo sarebbe un fatto di poco conto, forse addirittura irrilevante, ma per Bob si trasformò ben presto in una vera e propria tragedia. In sostanza il problema era questo: vista l’esiguità quantitativa e qualitativa dei grafemi a disposizione, le sue possibilità anagrammatiche erano tristemente limitate a tre, per cui “Non soltanto ho creato un forum fittizio per non sentirmi troppo solo – pensava tra sé e sé – ma non posso neanche raggiungere quota quattro iscritti!”. A questa desolante constatazione fece seguito una terribile sensazione di inettitudine che subito imputò alla mancanza di due figure genitoriali nell’arco dell’infanzia che non aveva avuto, essendo così maledettamente increato, eterno ed unico. Dopo un po’ di esitazione decise infine di frequentare uno psicanalista, cosa che gli fu possibile solo grazie alla straripante fantasia e graffiante ironia di cui era dotato. La fantasia e l’ironia di un povero sociopatico eremita che si è fatto narrare la vita dagli occhi per tutta l’eternità.

Tuttavia, quando questi siparietti comici di bassa lega lo ebbero infine stancato, si trovò di nuovo al punto di partenza e stava quasi per arrendersi all’idea di fare i conti con questa disfatta per l’eternità, ma tutto d’un tratto ebbe un’intuizione che cambiò ogni cosa. Dove stava scritto che un finto pseudonimo dovesse per forza essere un anagramma del suo nome? C’era forse una regola che gli impediva di chiamarsi “Gianfilippo Giacomario”? Ovviamente no, perché essendo Bob l’unico abitante del suo universo, per forza di cose era anche l’unico legislatore potenziale, ma (e questa era una decisione che Bob aveva preso da molto tempo ormai) il suo mondo era del tutto privo di regole, ad eccezione di un’unica legge. E non una legge qualsiasi, ma la più antica mai creata, la norma alla base delle primissime società civili, la sola che aveva consentito agli uomini di iniziare a vivere in piccoli gruppi senza cedere alla tentazione di spaccarsi la faccia a vicenda: “In saecula saeculorum, scuraegia libaera in fragrantia staercorum” (la dicitura latina è solo una fictio antiquitatis per rendere l’idea di una vetusta austerità, immagino che la prima frase dotata di senso, detta dai primi uomini dotati di senno, sia stata qualcosa di molto simile a "ugha ugha bugha ugha!!!").

Una volta raggiunta questa illuminazione, Bob fu finalmente libero di completare la sua accurata opera critica, e con la solennità che si addice alle grandi vittorie come questa, digitò infine i tasti tanto agognati.

«HAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA»

By Gianfilippo\_Giacomario

A quel punto il gioco era fatto, si stravaccò sul divano, si prese la briga di onorare l’inviolabile regolamento di cui sopra e si preparò per una quarta, sfumeggiante puntata de “La guerra di Pietro”.

Erano moltissime le cose che Pietro non conosceva della vita, anche se non lo avrebbe mai ammesso pubblicamente. Per esempio non sapeva cosa fosse concretamente il vento, cioè, ne aveva una vaga idea, come molti di noi, ma comunque non sarebbe stato in grado di offrire una spiegazione scientifica credibile, come molti di noi. All’età di otto anni lo aveva chiesto a suo cugino più grande, che per tutta risposta gli aveva detto: “Vedi Pietro, ai Poli del mondo ci sono due giganteschi elefanti: Scorre e Gione e i loro potentissimi peti danno vita a quello che noi chiamiamo ingenuamente “vento”. Tra l’altro è per questo che la terra è schiacciata ai poli, per via dell’enorme peso di Scorre e Gione, i mastodontici flautolenti”. Una storia piuttosto fiacca a dire la verità. Verrebbe subito da chiedersi come faccia un elefante a sopravvivere alle temperature dei Poli, poi come mai Alberto Angela non ci abbia ancora fatto una puntata, e infine per quale motivo il vento non conservi un marcato e penetrante odore di merda secca.

Ma Pietro, in barba a qualsiasi forma di scetticismo, ci aveva creduto ciecamente fin da subito ed aveva iniziato a dubitarne soltanto tre anni più tardi, in prima media, dopo l’incidente diplomatico da cui ha origine il titolo di questa puntata. Ora mi piacerebbe molto raccontare che quella mattina Pietro stava facendo un classico gioco da ragazzino nel cortile della sua scuola, ma in realtà non andò così, perché i suoi genitori avevano sempre avuto grossi problemi con cose come il Gameboy, le figurine dei Digimon e la gioia di vivere. Sua madre era una rivoluzionaria imborghesita della vecchia guardia, coi gloriosi sei politici in pagella e la retorica anti-tutto, quindi facendo un’operazione di sintesi, potremmo dire che il suo pensiero era pressappoco questo: “Certo, ora gli compro un ghemeboi, magari dopo gli prendo anche le Air Max e a quel punto non mi resta che vendere la mia anima alle multinazionali e consacrare il mio corpo senza vita al demone occidentale del capitalismo… no, non posso permetterlo! HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!”. Suo padre invece si era lasciato alle spalle il periodo sessantottino ormai da tempo ed era più orientato verso un elitarismo collettobianchista, una roba tipo: “Certo, si comincia con le figurine dei Digimon, poi il secondo step sono i cartoni animati e magari dopo inizierà anche a guardare le partite di pallone, non sia mai detto! Ora gli regalo un vocabolario ungro-finnico del XVII secolo, poi un giorno mi ringrazierà” tra l’altro gli fu utile per davvero, ma questa è un’altra storia. Ad ogni modo, il gioco a cui Pietro stava giocando era la “mora cinese”, l’unica forma di intrattenimento che conciliava i principi di entrambi i suoi genitori. Si trattava di ammonire con filippiche socio-economiche inappropriate tutti quei ragazzini che compivano gesti tipicamente cinesi, tipo mangiare riso, scattare foto o minacciare l’economia mondiale con manodopera scadente a prezzi bassissimi. Pietro aveva il duro compito di metterli in guardia sia dai rischi del modello economico cinese, con la sua rincorsa al capitalismo sfrenato, sia dal pericolo che il colosso orientale rappresentava per l’economia del vecchio continente, ormai condannato ad una rincorsa senza fine. Dunque in quel momento stava chiedendosi se fosse il caso di rimproverare l’ignoto ragazzino obeso, che in quel momento addentava un saporitissimo supplì al ragù di cinghiale. Ora potrei perseguire l’ideale della suspense, potrei prolungare fino alla fine della puntata questo intrigante mistero sull’identità del divoratore di arancini, potrei terminare la storia con una rivelazione shock che lasci tutti a bocca aperta, ed in questo modo potrei esaltare l’epicità di questo preciso momento della vita di Pietro. Tuttavia, per motivi che vanno dal mio dilettantismo, alla mia noia, alle mie esigenze di formattazione, lo dirò senza girarci troppo intorno: era Paolo, quello stupido.

“Mhm, certo, il riso c’è, questo è innegabile, ma d’altro canto il supplì è un classico elemento folclorico della tradizione culinaria di…” “Ahi!” disse all’improvviso il ragazzino ben in carne, distogliendolo dalla complessa disputa che stava prendendo forma nella sua testa. Un altro bambino gli aveva tirato una palla di carta addosso ed ora gli saltellava intorno canticchiando con tono canzonatorio “Ciccione scorreggione, ti ho preso sul testone!!!”. Di nuovo, era Giovanni, quello spocchioso. A quell’orribile violenza fisica e verbale, a quel sopruso indebito ai danni di persona innocente, a quell’ingiusta punizione per un peccato mai commesso, Pietro non poté far altro che rimanere del tutto indifferente. Ma qualcos’altro si mosse dentro di lui e lo spinse ad avvicinarsi ed affrontare il temibile bullo: ciò che lo aveva turbato in tutta quella storia, era l’uso improprio e maldestro dell’appellativo “scorreggione”. Da anni ormai, Pietro sapeva con assoluta certezza che quello era il nome designato per i due giganteschi elefanti ventilanti, ed inorridiva all’idea che potesse essere utilizzato come una calunnia. Si avvicinò con l’indice puntato verso l’alto, una smorfia severa che gli corrucciava il viso, ed esordì con un pacatissimo “Beata ignoranza giovanile… lo sai che stai utilizzando in maniera del tutto inappropriata il nome…”

“Come ti chiami?” gli chiese il bullo sfottitore. Pietro si arrestò per un attimo, non che fosse sorpreso dell’interruzione eh, ma di solito quando lo bloccavano durante le sue solenni orazioni, era per dirgli cose come “E tu lo sai che sei proprio un caccoloso?” (o qualunque altro insulto si utilizzi tra undicenni). Nessuno gli chiedeva mai come si chiamasse, quindi Pietro fu portato automaticamente ad addolcire i toni.

“Sei molto gentile a chiedermelo, mi chiamo Pietro, ma tornando al discorso…”

“Pietro e Scorreggione si baciano sul balcone, puzzano da matti, fanno scappar tutti!!!” ancora con quella stessa cantilena e con quel tono canzonatorio. Pietro era tentato di imbastire un discorso sul rispetto della sessualità, sulla sua indifferenza per quell’insinuata gaiezza che, se anche avesse avuto un fondo di verità, non lo avrebbe offeso per nulla. Già, perché non c’è niente di male in due uomini che si amano, perché tutti sono liberi di amare tutti, perché nessuno può giudicare nessuno e anche tantissima altra roba che sua madre ripeteva in continuazione. Ma alla fine Pietro, che pure era mosso dalle più nobili intenzioni, aveva comunque undici anni, quindi non andò proprio così.

Così, dopo la rissa e la convocazione dal preside, Pietro fu chiamato a chiarire le ragioni del litigio furioso, e fu proprio in quell’occasione che, tra le risate generali dei professori e degli insegnanti presenti, il mito venne sfatato. A quanto pare “movimento di masse d'aria tra zone di diversa pressione” era una versione della storia più credibile di “scorregge di elefanti giganti”, a quanto pare il cugino di Pietro era una merda.

Tutta questa digressione sul vento mi serviva per dire che in Piazza San Pietro tirava una brezza a dir poco molesta, l’avevo pensata come un breve flashback che ci consentisse di arrivare finalmente alla scena clou di questo primo tentativo bellico, ma poi la storia mi ha preso troppo e ora non c’è più tempo. Però giuro, giuro che nella prossima puntata succede qualcosa di incredibile, una roba epica, tipo… tipo squali robot armati con fucili che sparano leoni mutanti in fiamme… tipo.