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# The Post - Oscar 2018, Day 2
- URL: https://www.tasc.blog/2018/02/24/the-post-oscar-2018-day-2/
- Published: 2018-02-24T14:00:46.000Z
- Updated: 2018-02-25T19:16:01.000Z
- Author: Alessandro I.
- Tags: Tendenze, Cinema, oscar, miglior film, #wp-import, #Import 2026-10-03 09:39

In vista degli Oscar del 04 Marzo abbiamo deciso di realizzare, come negli scorsi anni, una rubrica straordinaria sui 9 film candidati per la categoria **Miglior** **film**.  
Ogni giorno, dal *23 Febbraio* al *3 Marzo*, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il *4 Marzo*, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 9 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore: siamo fiduciosi di riuscire a indovinarlo questa volta!  
Il secondo film tra i 9 candidati che vi proponiamo è **The Post**.

## Non un secondo "Caso Spotlight"

La mia più grande paura all’inizio di questo film era di rivedere l’ex candidato agli Oscar “[Il Caso Spotlight](https://it.wikipedia.org/wiki/Il%5Fcaso%5FSpotlight?ref=tasc.blog)” rimasticato in un diverso contesto storico, ma con lo stesso plot. Il caro [Steven Spielberg](https://it.wikipedia.org/wiki/Steven%5FSpielberg?ref=tasc.blog) è stato in grado di farmi ricredere abilmente.

Il film tratta la vera storia dello scontro tra stampa e governo **Nixon** avvenuta all’inizio degli anni ’70 a causa di alcuni fascicoli riservati sulla guerra in *Vietnam* trafugati dagli uffici della **RAND** **Corporation** (organismo privato finanziato dallo stato che si occupa di analisi sulle politiche pubbliche, strategiche). In questi fascicoli si leggeva chiaramente che i **presidenti** **Americani**, che si sono susseguiti nel periodo della guerra, erano tutti a conoscenza del fatto che gli *Stati* *Uniti* stessero palesemente perdendo e **mandando** **al** **macello** migliaia di soldati. Ma per un presidente americano niente sarebbe stato più tragico dell’ammissione di una sconfitta o di una falla nel potere militare degli USA. Per questo motivo il segretario della Difesa [*Robert* *McNamara*](https://it.wikipedia.org/wiki/Robert%5FMcNamara?ref=tasc.blog) (**Bruce Greenwood**) passò gran parte del suo mandato a rassicurare l’opinione pubblica sullo stato della guerra pur essendo a conoscenza, per analisi da lui stesso richieste sul campo a *Daniel* *Ellsberg* (**Matthew** **Rhys**), che la situazione di svantaggio non mutava da anni.

### Zona spoiler

Da questi presupposti inizia la storia di una coraggiosa **Katharine** **Graham** (*Meryl* *Streep*) e di un impetuoso **Ben** **Bradlee** (*Tom* *Hanks*). **Kay (**come viene chiamata da tutti nel film) si trova al posto di comando del **Washington** **Post**, al tempo un giornale di provincia che stava per affermare la sua importanza con l’**entrata in borsa.** Tutta la vicenda si basa sulla responsabilità di Kay nei confronti del giornale durante la trattativa per il valore delle azioni dello stesso con le banche e gli investitori privati. Proprio in quella cruciale settimana il **New** **York** **Times** pubblica i documenti secretati sulla guerra in Vietnam. Il governo con un ingiunzione impedisce al **Times** di pubblicare ulteriori informazioni sui fascicoli in loro possesso.

Ne approfitta quindi **Ben che**, come direttore del **Post**, sentiva la necessità di dare una scossa al giornale per dimostrare la loro capacità ed importanza. Ma andare contro l’ingiunzione governativa avrebbe fatto rischiare l’**arresto** di lui e Kay, nonchè il ritiro dell’impegno degli investitori per sostenere l’entrata nella borsa americana. Il risultato sarebbe stato un crollo ed una probabile chiusura del *Washington* *Post*.  
Come potrete immaginare e com’è ormai storia, in una notte di tensione, Kay darà il permesso alla pubblicazione dell’articolo e, grazie al sostegno dell’opinione pubblica e della **Corte** **Suprema** **degli** **Stati** **Uniti**, i giornali coinvolti nella diffusione delle notizie non furono ritenuti responsabili delle accuse mosse dal Presidente Nixon.

## La libertà di stampa ieri e oggi

La questione che lascia più di stucco durante la visione di questo film è il trattamento originale riservato alla **libertà** **di** **stampa**. Essendo lo scontro su documenti governativi, tutti si sarebbero aspettati una grande attenzione sullo scontro con il governo. Invece, grazie alla presenza della questione economica dell’entrata in borsa, viene lanciato un messaggio alla società di oggi:

> “La qualità è essa stessa motore del profitto”

La libertà di cui si parla quindi, non è solo quella che si deve avere dai **poteri** **forti**, ma anche quella che si deve avere dal profitto, dalla moneta. In un mondo in cui le **fake** **news** ed il **clickbaiting** sono diffusi su ogni giornale (anche su quelli che dovrebbero rappresentare un faro per i più piccoli) ricordare con questo film che la cosa che deve fare un giornale è dare notizie è stato il vero valore aggiunto dell’opera.

Un giornalista per fare il suo lavoro deve essere tranquillo, deve poter indagare, deve poter scavare e deve poter informare. Quand’è che uno scandalo grosso, negli ultimi anni, è stato scoperto da un giornale e non da *Wikileaks*? Che fine hanno fatto i veri giornalisti d’inchiesta, quelli che fanno notizia, quelli che lottano per la libertà d’informazione? Ma soprattutto perchè a nessuno interessa più l’informazione vera, ma solo l’ultimo studio dell’università del Massafruttolo sulla potenza sessuale dei pelati e dei capigliati?

## Non si parla di femminismo, ma di vera uguaglianza

Io odio il nazi-femminismo, per me esiste solo l’**uguaglianza.** Questo film mi ha fatto godere nella sua esposizione dell’uguaglianza. Pensavate che una protagonista donna significasse femminismo spinto? Ebbene no, il regista è stato in grado di dare sentimento e responsabilità alla figura di Katharine, senza scadere in retoriche ridicole e faziose.

Kay è in tutto il film in una **situazione** **scomoda**, sia che si tratti di un problema economico (il valore dell’azienda), sia che si tratti di un problema politico (pubblicare o non pubblicare). In entrambe le situazioni gli uomini intorno a lei le fanno palesemente pesare il fatto di essere una donna, il fatto che non fosse lì per **merito**, ma per eredità, il fatto che non fosse **forte** **abbastanza** per dire quella parola in più adatta per mutare la situazione. È nella consapevolezza di Kay che si scorge la sua **crescita**, la sua **presa** **di** **posizione**. Ed è proprio per una dimostrazione di intelligenza, retorica, convenienza, e per un minimo moto di ribellione, che alla fine decide di mandare in stampa l’articolo.  
La cosa piacevole è l’aver posto l’attenzione non sul coraggio di Kay nel pubblicare la notizia, ma sulla sua presa di posizione riguardo una questione seria, e soprattutto in maniera estremamente decisa nonostante fosse stata per tutta la vita una donna svilita.  
Questo aspetto è ben rappresentato anche in un breve monologo della moglie di Ben:

> Ma Kay...Kay occupa una posizione che non avrebbe mai immaginato di poter avere, che sicuramente tanta gente non crede sia in grado di ricoprire. E quando ti dicono continuamente che non sei bravo abbastanza, che la tua opinione non è altrettanto importante, quando non solo non ti degnano di uno sguardo, ma per loro non esisti nemmeno, quando è stato così per tanto tempo, è difficile convincersi che non sia vero. Quindi prendere questa decisione rischiando il suo futuro e l’azienda che è stata tutta la sua vita...beh penso che questo sia coraggioso

## Un ispirazione dai giornali di ieri per i giornalisti di domani

Grazie a Spielberg questo film prende proprio l’aspetto di un tentativo di ispirazione per le nuove generazioni che dovrebbero ricordarsi che il giornalismo non è solo scrivere due parole per compiacere un direttore o dei lettori ormai spenti e lobotomizzati, ma è la **missione** **più importante** di una democrazia che vuole trasparenza ed una vera libertà d’espressione e d’opinione.