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Vivere nel Sahara grazie al Sahara Forest Project

Nel mondo circa il 30% delle terre emerse è desertica e la desertificazione è oggi un problema che interessa più di 100 paesi contanti un miliardo di abitanti. Il Sahara, la superficie arida da cui prende il nome il progetto, occupa gran parte dell'Africa settentrionale ed è il terzo deserto più grande al mondo, dopo Artide e Antartide. Se fino ad inizio secolo parlare di valorizzare territori come questo era pura follia, oggi è realtà. Ecco come, grazie al Sahara Forest Project, un ambizioso progetto che permetterà di portare la vita in alcuni dei luoghi più inospitali del pianeta.

Un'idea vincente

Nel Sahara Forest Project per riportare la vita in zone desertiche fornendo acqua potabile, cibo ed energia elettrica,  i progettisti hanno fatto ricorso a una vincente combinazione di due tecnologie già esistenti: le serre ad acqua di mare e gli specchi solari.

Il punto forte del progetto è senza dubbio la prima di queste due tecnologie. Nelle serre ad acqua di mare l'acqua marina viene pompata grazie all'energia prodotta dai pannelli e dagli specchi solari fino alla serra dove viene utilizzata per raffreddare e umidificare l'aria. Il vapore acqueo prodotto tramite il riscaldamento solare viene distillato per la produzione di acqua dolce, utile a nutrire le piante, mentre l'aria umidificata restante viene invece espulsa all'esterno per favorire la coltivazione di piante nei pressi della serra. In questo modo, come evidenzia l'animazione sottostante, non solo si creerà una zona coltivabile all'interno della serra, ma  si favorirà anche una ricrescita della vegetazione attorno al complesso.

Oltre alle due tecnologie chiave descritte, sono state progettate altre tecnologie aggiuntive che permettono, ad esempio, la produzione di sale, di alghe e la coltivazione di pesci. Queste sono solo alcune delle molte tecnologie che, in un futuro non tanto lontano, permetteranno di valorizzare al meglio zone desertiche fino ad ora inutilizzate.

Qatar: il sogno diventa realtà

Solitamente i progetti che, come questo, promettono di risolvere molti problemi, rimangono sulla carta per mancanza di fondi o il raggiungimento di un punto morto nella progettazione. Fortunatamente nel caso del Sahara Forest Project così non è stato: nel giro di pochi anni si è passati dalla fase di progettazione, ricerca fondi e promozione del progetto alla costruzione del primo complesso in Qatar.

Con un'investimento di 5,3 milioni di dollari, l'Emirato del Qatar punta a riportare la vita in una parte del deserto, rendendo possibile un minimo di autosufficienza ad un paese che ancora oggi importa il 90% dei generi alimentari. E i risultati non tardano ad arrivare: dopo una costruzione durata appena 10 mesi, nel novembre scorso, alla Conferenza di Doha sul clima, sono stati serviti i primi cetrioli provenienti dall'impianto.

L'impossibile diventa realtà

Quale miglior modo per descrivere questo fantastico progetto se non con questa frase?

Il Sahara Forest Project è riuscito nell'intento di progettare e costruire impianti per la produzione di cibo, acqua ed energia in alcune delle zone più inospitali del pianeta. Ora tocca ai governi e alla comunità internazionale finanziare questo progetto e richiedere la costruzione di altri impianti, in particolare nei paesi del Terzo Mondo, dove sicuramente la possibilità di coltivare, di avere energia e acqua potabile potrebbe favorire un netto miglioramento della qualità di vita per migliaia se non milioni di persone.