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Ingegnere Microsoft a 25 anni: intervista

Ingegnere Microsoft a 25 anni: intervista

Lorenzo Lodi Rizzini, classe '87, un comune ragazzo italiano. Con una differenza: a ottobre sarà assunto dalla Microsoft. Ha già il contratto, deve solo concludere la laurea al Politecnico di Milano. Come ha fatto? Tasc lo ha intervistato.

L'intervista

Abbiamo posto alcune semplici domande in cui Lorenzo ha avuto libera risposta e ha potuto divagare su un po' di tutto. Trovi le domande in grassetto/corsivo e le risposte subito dopo.

Tasc ha deciso di intervistarti per un motivo semplice: sei stato assunto da Microsoft nel quartier generale a Redmond. Un italiano di 25 anni a Redmond ha suscitato la nostra curiosità e per questo ora ti chiediamo di raccontarci la tua storia e come hai fatto in pratica a finire in Microsoft.

Alle superiori ho fatto ragioneria, indirizzo mercurio (programmatori) dal 2000 al 2006. Fin dai primi anni sono stato particolarmente interessato a matematica e a informatica. Ho avuto modo di partecipare a varie edizioni delle olimpiadi di matematica e di informatica. Mi ha sempre interessato la parte di raziocinio che sta dietro alla soluzione di un problema, indipendentemente dalla natura dello stesso e ho trovato queste manifestazioni estremamente stimolanti da questo punto di vista.

In quegli anni, oltre a studiare, ho sempre cercato di dedicarmi anche ad altri interessi tra cui musica e sport, e ho avuto la possibilità di fare varie esperienze che ritengo siano state l'anticamera di quello che poi avrei scelto di fare in futuro. Alla fine del primo anno di ragioneria ho partecipato a un corso velico estivo della marina militare che mi ha permesso di passare 10 giorni in compagnia di altri studenti di tutta Italia e di imparare ad andare in barca a vela. Dopo il terzo anno di superiori ho partecipato ad un gemellaggio tra la mia scuola e una Argentina e ho avuto l'opportunità di passare 18 giorni a Concepción del Uruguay insieme ad altri studenti della mia scuola ospitati da famiglie del posto. In questo viaggio ho avuto modo di conoscere per la prima volta dal vivo posti e culture realmente distanti rispetto a quelle a cui ero abituato. Dopo il 4° anno di ragioneria, infine, ho partecipato al progetto Hi-TEC del Politecnico di Milano, che prevedeva alcuni corsi on line e la possibilità di passare alcuni giorni ospitato nel loro campus di Como. Questa esperienza mi ha introdotto un poco nel mondo dell'università e mi ha fatto venire voglia di continuare gli studi dopo ragioneria. Finita ragioneria nel 2006 ho scelto di continuare appunto al Politecnico di Milano in Ingegneria informatica nella sede di Cremona per maggiore comodità. In questo periodo ho avuto modo di approfondire gli argomenti che mi interessavano maggiormente e di condividere i miei interessi con altri amici conosciuti in università. Finita la laurea triennale a Cremona ho deciso di continuare con gli ultimi due anni di specialistica a Milano. In quel periodo però avevo già il desiderio di stravolgere la routine che stavo vivendo ormai da qualche anno in modo abbastanza monotono. Quando all'inizio del primo anno di specialistica ho ricevuto una mail che parlava di un incontro per presentare le opportunità di intercambio ho deciso subito di andare. In quell'incontro parlarono di possibilità di Erasmus, normalmente un periodo di 6 mesi in un Paese europeo, e di doppia laurea. Questa seconda modalità di intercambio permette di sostituire un anno di specialistica con due anni all'estero e di ottenere così la laurea anche dell'università estera. Io preferivo trascorrere un periodo maggiore di 6 mesi per vivere la vita quotidiana del posto e non rischiare di vivere l'intercambio come una grande vacanza e l'idea di ottenere un'altra laurea era allettante. Così decisi di provare a candidarmi per il progetto di doppia laurea a San Paolo in Brasile.

Sono partito per San Paolo senza sapere niente di portoghese, e da solo

Ho scelto San Paolo perché dopo la mia esperienza in Argentina avevo voglia di tornare in America Latina e a San Paolo c'é la migliore facoltá di ingegneria del Sud America. Inoltre anche dal punto di vista economico, essendo un Paese in forte sviluppo con ottime opportunità di lavoro, presentava un'ottima scelta per un piano B in caso di difficoltà in Italia. Dopo avere passato la selezione e dopo aver finito il primo anno di specialistica sono partito a gennaio 2011 per San Paolo, senza sapere niente di portoghese e da solo. Credo di non aver mai preso una decisione migliore. Quelli a San Paolo sono stati due anni stupendi che mi hanno permesso di vivere esperienze indimenticabili e che hanno cambiato decisamente il mio modo di vivere e vedere le cose.

La Microsoft cerca continuamente nuove persone da assumere in giro per il mondo. Mentre ero a San Paolo ho ricevuto un avviso che si sarebbe tenuta una conferenza della Microsoft sulle opportunità di lavoro nella loro sede centrale a Redmond e in cui i partecipanti erano invitati a portare il curriculum. Ho deciso di partecipare a questa conferenza, più che altro per vedere com'era, e ho portato il mio curriculum. Dopo un mese sono stato ricontattato per partecipare al processo selettivo e ai vari colloqui necessari.

Passiamo alla parte più filosofica dell'intervista, qual è secondo te l'elemento che ti ha guidato? Molti giovani d'oggi non farebbero queste cose (andare a San Paolo e lasciare tutto) per tanti motivi, forse perché non hanno voglia o perché non riescono a lasciare la famiglia e gli amici. Qual è quell'elemento che hai avuto in più per superare tutti gli ostacoli mentali?

Io ho avuto la fortuna di conoscere persone stimolanti che mi hanno sempre motivato e appoggiato in tutte le scelte che ho fatto, e credo che questo mi abbia aiutato molto.

Un'altra cosa che credo mi sia stata utile è il cercare di mantenere una visione delle cose a un livello più alto, cercando di capire quali sono le cose più importanti e di concentrarmi su quelle. Se si pensa con quest'ottica ci si accorge che la vita è una risorsa limitata, e che, per lo meno dal mio punto di vista, occorre sfruttarla al meglio cercando di trarre profitto da ogni momento che abbiamo a disposizione. Per me trarre profitto dal tempo significa cercare di vivere il maggior numero di esperienze possibili, mettermi in discussione e quindi cercare di stravolgere il più possibile la propria routine.

Credo che occorra avere ben chiara la differenza tra esistere e vivere

Credo che occorra avere presente ben chiara la differenza tra esistere e vivere, e come diceva qualcuno credo davvero che la vita inizi dove finisce la zona di confort. Con questo in mente credo che non sia un problema trovare la volontà di viaggiare, mettersi in gioco e sentirsi vivi.

Inevitabile una domanda un po' "politica": quando un italiano visita un paese estero si accorge sempre di cosa non va nel proprio paese di origine. Sei stato tanto tempo in Brasile, secondo te cosa va e cosa non va in Italia? La tua speranza è quella di stabilirti in Italia e stare bene in Italia o sei anche disposto a trascorrere la tua vita in America?

Stando in Brasile mi sono accorto che in Italia abbiamo il vizio di criticare il nostro Paese forse anche più del necessario. Chiaro le critiche sono utilissime come spunto per migliorare ma quando stavo la ho cominciato ad apprezzare varie cose che in Italia davo per scontate ma che la non lo sono. Il livello della sanità e dell'istruzione pubblica in Italia è ancora anni luce avanti a quello brasiliano così come il livello di sicurezza e di criminalità. Le disuguaglianze sociali la sono nettamente superiori, con una classe media praticamente assente e un forte divario fra ricchi e poveri. Quello che però mi ha preoccupato maggiormente riguardo all'Italia è la differenza di tendenza. Mentre in Brasile, nonostante la situazione peggiore, si respira ottimismo e le cose stanno migliorando costantemente in Italia si vive nel pessimismo costante una situazione che sta continuamente peggiorando. L'Italia è un Paese invecchiato senza prospettive future e vivendo in Brasile questo appare in modo ancora più evidente.

Per quanto riguarda il mio futuro non escudo nessuna possibilità a priori, dipende dal corso degli eventi. Per adesso non vedo problemi a stabilirmi in un Paese diverso dall'Italia.

Cosa vorresti dire ad ognuno dei tanti giovani che seguono Tasc?

Cercate di capire cosa veramente vi piace fare e cosa vi appassiona. Non abbiate paura a dedicarvici totalmente e a mettervi in gioco, la vita è una sola e bisogna approfittarne il più possibile.

L'importante è vivere

Questa intervista ha fatto passare un messaggio breve ma importante: il significato di vivere. Vivere significa spendere al meglio il proprio tempo, uscire dalle routine, dalle cose che fate ogni giorno e provare qualcosa di nuovo per allargare la vostra elasticità mentale. Così facendo troverete quello che vi piace veramente. E non vuol dire per forza viaggiare, ma fare qualsiasi cosa che non sia simile a cose che fate già. Da collaborare ad un progetto come Tasc fino a sperimentare un nuovo sport o aiutare una giornata un parente a fare il suo lavoro: sono esperienze che vi sperimentano in nuovi campi e in nuove abilità e fanno scoprire parti di voi che prima non conoscevate nemmeno.

Foto del quartier generale Microsoft di Chris Luckhardt.