Polifonia streaming: Spotify vs Rdio
In Italia è scattata l’ora X della musica in streaming. Spotify è stato subito seguito da Rdio e questo completa quasi del tutto il panorama dei servizi musicali più o meno online, ma non esaurisce il dilemma: quale scegliere?
Illustrare il funzionamento dei due music player sarebbe ridondante, i loro siti sono fatti apposta per pubblicizzarne le funzioni e guidare l'utente al loro utilizzo. Piuttosto voglio trasmettervi una serie di impressioni che ho raccolto provandoli, premettendo innanzitutto che non ho - dopo la prova gratuita - sottoscritto nessuno dei due e dopo vi dirò il perché.
Spotify
Iniziamo da Spotify, per "anzianità". Venne lanciato nel 2008 in forme non troppo diverse da quelle che abbiamo iniziato a vedere in Italia solo da pochi mesi.
Il principale vantaggio è un forte accento sulla personalizzazione del flusso musicale. Infatti si va ben oltre le playlist, con le "radio": dopo aver cercato un brano/album/artista o un genere musicale viene costruito un insieme di brani - senza difetti di spam - in cui per l'utente esprimere gradimento o rifiuto è semplicissimo: il pollice in su di romana memoria, in base alla cui indicazione un brano e i suoi affini verranno memorizzati o meno. Peraltro questa funzione è quasi più comoda nella versione mobile che in quella desktop, in cui a dire il vero si tende a perdersi. L'utente è perciò il protagonista fin dal primo brano e ne sarà sicuramente soddisfatto.
I brani si possono riunire in playlist così come da sempre si fa con iTunes, con una funzione specifica per le app mobile: una playlist può essere segnata per la riproduzione offline. La sincronizzazione dell'elenco dei brani è scontata tra le varie piattaforme, mentre non c'è il riposizionamento del punto di riproduzione.
Rdio
Venendo per secondo è scontato partire da un confronto, il che è effettivamente utile perché Rdio rispetto a Spotify è più un music player classico. Suona brani o album e da lì non si sposta agevolmente. Anch'esso ha delle "stazioni", ma il loro funzionamento è molto meno fluido: ad esempio una stazione che sembrerebbe dedicata solo a Mozart finisce, dopo poco, per suonare Listz o un pezzo di Puccini, e perciò si capisce che il programma non riesce a distinguere tra i vari compositori di musica classica. E' un po' lo stesso effetto che produce il Genius di iTunes con scelte che ogni tanto lasciano perplessi. Ma non si può ignorare la sua giovinezza, è nato infatti solo nel 2010 e quindi ci aspettiamo un'evoluzione, magari proprio nell'affinamento di questo meccanismo, che è il suo principale difetto.
Come catalogo Rdio non è inferiore a Spotify, ultimamente poi stanno aggiungendo molti album, quindi sotto questo punto di vista, possiamo dire che è assolutamente concorrenziale. Una chicca di Rdio è il suo web player - che invece Spotify non ha: è una grande comodità, utile per far ascoltare agli amici dei brani senza dover resettare l’app desktop che, in effetti, può essere problematico. Rdio è veramente portable, anche grazie al fatto che memorizza il punto fin dove avete ascoltato un brano e ve lo sincronizza ovunque, cosicché potrete riprendere da lì senza ripetizioni.
No money no party
Scaduto il periodo di prova, che succede se decidiamo di non rinnovare l'abbonamento? A questo punto non vi sono più macroscopiche differenze tra i due servizi, infatti dal computer si può ascoltare la musica in streaming, ma con interruzioni pubblicitarie (Spotify) o con una limitazione sulla durata dei brani (Rdio). In ogni caso, un po' di musica possiamo ascoltarla.
Per le app su iOS e Android non è così: Spotify si apre ma non lascia fare più nulla, nemmeno riprodurre semplicemente la musica, perciò è come se la cancellassimo (e a questo punto conviene farlo!); Rdio invece rimane viva, ma non del tutto: riproduce solo pochi secondi di ogni brano, cosa che già dopo qualche minuto diventa molto irritante, quindi, alla fine, non userete nemmeno questa.
Entrambe perdono i brani che avevamo salvato offline, i quali riappariranno solo se rinnoveremo l'abbonamento. Nel frattempo non possiamo fare nulla.
Valutazioni
Nonostante abbia cercato di essere oggettivo, la conclusione è assai personale. E' una scelta di gusto, anche estetico: abituato all'ambiente Mac e al suo design, per me Spotify è un marziano. Rdio è molto pulito e lineare nell'interfaccia e in questo momento sono caratteristiche che apprezzo più di altre. Ho detto che Spotify è più intelligente nella riproduzione "casuale" dei brani, permettendo all'utente di impostare un suo stream musicale con grande immediatezza e rapidità. La meta consiste nell'avere una libraria di nostro gusto, ma con Rdio non è possibile? Certo che si può, più meccanicamente, non in modo semi-automatico come Spotify, ma si riesce perfettamente e perdendoci solo qualche minuto in più. Per chi come me si è sempre organizzato playlist molto ordinate in iTunes non sarà quindi un trauma.
Se ci si accontenta di qualche leggera perdita di tempo e si ripone una buona dose di speranza nel team di sviluppo, Rdio diventerà, come ho fatto io, la vostra scelta.
Comunque la pensiate e se deciderete di provarli, dovete dare ad entrambi i "sistemi" il tempo di mostrarvi ogni loro sfumatura.
Conclusioni
Come mai non sono abbonato a Rdio nonostante lo consideri il migliore? Non essendo esattamente trascurabile come costo, mi sono preso ancora un po' di tempo per vedere come evolverà questo mercato, perché c'è un'eminenza grigia che starebbe per rivelarsi: iRadio o qualunque sarà il suo nome, cioè il servizio di streaming musicale di Apple. Essendo un monomarca Apple per tutti i miei dispositivi, voglio vedere come sarà questo nuovo servizio e se mi convincerà di più.
Ma c'è altro ancora su cui sto riflettendo. Questi servizi puntano tutto sulla possibilità, da parte dell’utente, di accedere ad un ampio catalogo di musica che può essere ascoltato a piacere in ogni momento, ma non è del tutto vero.
Non siamo infatti del tutto liberi di camminare per la strada e sentire qualsiasi musica, perché ci occorre una connessione dati. Buona parte delle persone in possesso di uno smartphone ha un abbonamento dati (che di solito si aggira tra 1 e 2 GB), però la musica "pesa" e bisogna necessariamente porsi un limite. Le connessioni wi-fi sono una manna, ma purtroppo in Italia non sono molti i luoghi, a parte soprattutto le università, dove è possibile avere accesso a una connessione libera. Quindi finiremmo per utilizzare questi servizi a casa, nonostante non sia esattamente questo il target di utilizzo che ci eravamo immaginati.
E' anche bello potersi salvare i brani per un ascolto offline, possibile per entrambi i servizi, a patto di essere clienti da 9,99€/mese. Anche questa però è una funzione a tempo, infatti una volta fuori dal servizio premium non ci rimarrà nulla.
Proprio questo mi ha fatto pensare che forse anche iTunes Match andrebbe considerato come un’alternativa a Spotify e Rdio. La tua musica, brani comprati o cd importati, vengono copiati “nella nuvola” in alta qualità e possono essere ascoltati dall’iPhone - o iPod Touch che sia. Il dettaglio del funzionamento non lo conosco perché non l'ho ancora provato, anche se ci sto pensando seriamente; una limitazione forte per iTunes Match è l'essere solo Apple-compatibile, niente Android e altre piattaforme.
Il costo è di 24,99€ all'anno (contro i 120€ annui degli altri) cui va sommato il prezzo dei singoli album che vi interessano. Tutti i brani, però, saranno effettivamente vostri.
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