Ambiente

Un modo indolore di affrontare la crisi: la decrescita felice

Un modo indolore di affrontare la crisi: la decrescita felice

Se andiamo a guardare l'andamento del PIL italiano dal dopoguerra ad oggi, noteremo che subito dopo il boom economico si è partiti da un livello paragonabile a quello che hanno oggi  paesi come Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa (i cosiddetti paesi BRICS) mentre oggi ci troviamo in una condizione di crisi economica alla quale si cerca di far fronte con rigore e austerità. Lo spauracchio più grande che ci viene sventolato davanti è lo spettro della recessione. Ma fa davvero così paura?

La recessione è un trend inevitabile

Negli anni '60 il tasso di crescita del PIL italiano viaggiava intorno al 6% (fig.2) e gradualmente siamo scesi fino all'attuale segno meno. Questo perché? Per semplificare proviamo a spegare con una metafora sportiva: un ragazzo che inizia ad andare in palestra, all'inizio solleverà pesi per 20 kg, poi inizierà ad incrementare e nel giro di un breve periodo avrà aggiunto una notevole percentuale di peso al suo punto di partenza, ma quando sarà arrivato a sollevare 90 kg, beh a quel punto sarà dura anche aggiungere un solo kg di incremento. L'andamento del PIL funziona allo stesso modo. Nonostante il Prodotto Interno Lordo sia maggiore oggi rispetto al 1960, la crescita è minore. Anzi, in questo momento siamo arrivati ad un livello impossibile da sostenere e stiamo tornando indietro: la cosiddetta recessione. Perché è un trend inevitabile? Basta vedere il grafico nel precedente link per capirlo. Dal 1960 ad oggi, il tasso di crescita è costantemente diminuito di anno in anno.

Come uscirne senza rinunciare alla nostra felicità?

Questo aspetto, oggettivamente inquietante, ci spinge a farci delle domande su noi stessi e sul nostro modello di sviluppo occidentale. Ci troviamo di fronte alla paura di perdere tutto ciò che abbiamo. Allora forse è il caso di farci una domanda: siamo sicuri che ci serva davvero quel "tutto ciò che abbiamo"? Siamo sicuri di peggiorare la qualità della nostra vita se cambiamo un po' le nostre abitudini? Se per esempio, invece di andare a lavoro in macchina, prendessimo i mezzi pubblici, sarebbe un peggioramento della qualità della vita?

Salvare capra e cavoli

L'unica via sostenibile sembra essere, perciò,  il ripensamento dei nostri consumi. Esiste una filosofia alla cui base c'è il mantenimento di un livello di benessere a cui siamo ormai abituati, coniugato ad un minore consumo di risorse. Stiamo parlando della decrescita felice, un approccio alternativo alla quotidianità che ci chiede in cambio soltanto un po' di impegno e consapevolezza. Tante sono le critiche mosse a questa filosofia, anche ironiche e sarcastiche e, diciamo la verità, l'idea di essere felici decrescendo, un po' di scetticismo lo suscita. Ma prima di sorridere, dobbiamo tenere bene in mente una cosa: la recessione è un processo inevitabile, o la assecondiamo e ci rimettiamo in discussione, o ne verremo inevitabilmente travolti. Che ne dite, vogliamo provarci? In fondo non abbiamo molto da perdere, ma avremmo molto da guadagnare, per esempio un mondo migliore.