Ambiente

Entomofagia unica via?

Entomofagia unica via?

Voglio farvi una domanda molto semplice. Se avessimo a disposizione una dispensa che si ricarica da sola e noi divorassimo il suo contenuto con un ritmo quasi doppio del necessario, secondo voi, per quanto tempo potremmo continuare a gozzovigliare sulle spalle della povera dispensa? Non è difficile stimare che, presto o tardi, il sistema arriverebbe ad un punto critico e imploderebbe. Ora, immaginiamo che quella dispensa fosse il pianeta Terra. Tenendo in considerazione l'ovvio, ma  non così trascurabile, dettaglio che la Terra è l'unico pianeta che abbiamo, non è immensamente stupido consumarne le risorse in un modo così colpevole e spensierato come il nostro?

L'allarme della FAO

Ecco che la FAO, allora, è costretta a correre ai ripari e a far suonare un campanello d'allarme per farci cambiare rotta. Solo che stavolta il campanello che ha scelto la FAO, lascia un poco perplessi noi, cittadini di cultura occidentale (che, guardacaso, siamo i consumatori più accaniti). La ricetta fornita è quella di mangiare insetti. L'entomofagia (ovvero l'alimentazione a base di insetti) è diffusa nel genere umano a quasi tutte le latitudini e le longitudini (guarda l'infografica), eccezion fatta (manco a dirlo) nel mondo occidentale, ancora troppo irresponsabilmente "choosy" per rendersi conto di stare a giocare col fuoco. Il ritorno alla sostenibilità alimentare, quindi, a detta dell'Organizzazione Mondiale dell'Alimentazione, passa per gli insetti  a tavola.

Alimentazione come cultura dei popoli

Non dobbiamo immaginarci, però, che l'entomofagia consista nel dover mangiare schifosi insetti dalla mattina alla sera oppure che sia sinonimo dell'essere condannati ad una vita di privazioni e ad una sorta di ritorno al paleolitico. L'entomofagia non è nient'altro che una dieta o, se vogliamo, una tradizione culturale alimentare al pari della dieta mediterranea in Italia o della "nouvelle cuisine" in Francia. Esistono, nei paesi abituati a questo tipo di alimentazione, ricette tradizionali a base di insetti, come esistono piatti elaborati (e molto costosi) che possono essere consumati in ristoranti esclusivi. Come tutte le tradizioni alimentari, anche l'entomofagia può essere definita come una filosofia culinaria a metà strada tra il gusto e la necessità, con i suoi piatti tipici, i suoi abbinamenti (ebbene sì) con vini pregiati, i suoi apporti energetici e gli effetti che produce sull'organismo, senza trascurare le reciproche influenze con la storia e con il territorio a cui ci si riferisce e la tipicizzazione dei prodotti. Proprio come qualunque altra dieta.

L'appetito vien mangiando

Stando a quanto dichiarato da chi li ha provati, cavallette, api, formiche e bachi da seta, sembrano essere pietanze davvero succulente e, oltretutto, ricche di proteine e minerali. I sapori sono riconducibili a quelli che già conosciamo (le cavallette, ad esempio, possiedono l'inconfondibile sapore dei gamberetti), ma soprattutto l'impronta idrica per la produzione della stessa quantità di calorie di una bistecca e di una porzione di insetti non è paragonabile, se pensiamo che per produrre un kg di carne di manzo servono ben 16.000 litri di acqua. In Italia e in Europa iniziano già a diffondersi i primi ristoranti "entomofagi" che vantano in cucina, alle prese con lombrichi e scorpioni, anche i nomi di grandi chef italiani, come Carlo Cracco. E devo dire la verità, se ci si documenta un po', alla fine questi insetti diventano anche appetitosi. Non resta che farci coraggio, ancora una volta mettere in discussione i nostri dogmi e stereotipi, legarci un tovagliolo intorno al collo e... buon appetito!