Scienza

Proteine: Stanford ti chiede una mano

"E' pieno di proteine!". Citazioni di Bear Grylls a parte, il nostro corpo è composto in larga parte da proteine che lo regolano, lo difendono, lo fanno, in definitiva, funzionare. Anche mentre dormiamo le proteine continuano il loro incessante lavoro permettendoci di continuare serenamente la nostra vita. Queste particolari molecole infatti sono alla base di una vita sana e adeguatamente priva di malattie. E' per questo che l'Università di Stanford (esatto, la mitica Stanford) ci chiede una mano: per velocizzare la ricerca sulle proteine per combattere le più gravi malattie del mondo.

Il video

La biologia dietro

Sappiamo più o meno tutti che le proteine sono formate da catene di amminoacidi che si piegano su loro stesse a formare le cosiddette strutture secondaria e terziaria: le due strutture che determinano il tipo e la funzione di quella specifica proteina. Questi due tipi di struttura sono costituiti da una serie di legami a idrogeno (gli stessi che fanno essere l'acqua...acqua); sono perciò molto deboli e si rompono semplicemente col calore. E' per questo motivo che quando cuociamo qualcosa cambia colore, sapore, odore: sono le proteine che si denaturano, per usare un termine tecnico, che fanno coagulare l'albume dell'uovo, ricco di albumina, o che rendono la carne del colore tipico di quando è cotta. Avendo messo in evidenza la precarietà di questi legami possiamo ben capire come gli errori siano sempre dietro l'angolo: se il processo di avvolgimento della catena di amminoacidi avviene in modo sbagliato le conseguenze possono essere molto gravi.

Malattie

Dato l'enorme utilizzo che il nostro corpo fa delle proteine, risulta evidente come un loro malfunzionamento possa causare i mali più diversi. Si va dal "banale" diabete causato dall'assenza di particolari proteine sulla parete delle nostre cellule, fino all'Alzheimer, dovuto all'aggregazione di piccole proteine da 42 amminoacidi chiamate Abeta Peptidi (dal legame peptidico che le tiene insieme). L'attenzione di larga parte dei centri di ricerca di tutto il mondo è dunque incentrata sullo studio e sulla simulazione degli errori nella sintesi delle proteine. E' come cercare di correggere il codice di un app che crasha simulandone il funzionamento sugli emulatori.

Start Folding

Tutto questo sistema di simulazione non può però funzionare con i soli computer dell'Università di Stanford. Il noto campus californiano ha dunque lanciato un grande progetto chiamato Start Folding che punta alla realizzazione del più grande supercomputer del mondo in quanto a estensione. Chiunque infatti può parteciparvi. Avete presente la storia che utilizziamo solo il 10% del nostro cervello? E' falsa, e Tasc ve ne ha già dato prova qui. Tuttavia questo discorso non è valido per i computer, che nascondono effettivamente una capacità di calcolo che rimane inutilizzata. Perchè allora non metterla a frutto per una buona causa? E' quello che ci permette di fare Stanford con Folding@home un software scaricabile dal sito che una volta installato sul nostro computer si collega direttamente con la California e riceve compiti di simulazione da svolgere mentre computer è inutilizzato. Una volta risolto il primo compito assegnato, il software invierà i risultati a Stanford, permettendo di simulare migliaia di situazioni in più.

Conclusioni

La nostra è l'era del digitale. Il mondo si muove sui computer, adesso anche la ricerca scientifica. Perchè non far partecipare il computer da cui stai leggendo questo articolo a un progetto così importante?