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La gratuità secondo Luis Sepúlveda

La gratuità secondo Luis Sepúlveda

"Un applauso per la parola GRATIS!" dicevano Elio e le storie tese in un loro album del 1993, una raccolta intitolata "Esco dal mio corpo ed ho molta paura". E in effetti la parola "gratis" meriterebbe davvero un bell'applauso. I tempi che viviamo sono preda dell'utile, del profitto, del fine ultimo individuale e molto spesso ci dimentichiamo che in fondo essere felici, è un concetto espresso dal verbo "essere" e non dal verbo "avere". Eppure abbiamo l'assillo costante e continuo del denaro, del guadagno e dell'accumulo quantitativo di qualunque cosa, dai prodotti alimentari alle informazioni condivise sui social network. Oggi, lo spunto di riflessione che TASC vuole offrire, ancora una volta attraverso la letteratura, è sul concetto di gratuità e su come il semplice mettere a disposizione qualcosa gratuitamente possa contribuire a rendere il mondo un posto migliore.

Cosa fare con quel pennuto?

Il romanzo (o forse è più carino ed appropriato definirlo "favoletta") di cui vi vogliamo parlare, è una bellissima allegoria (per così dire, Esopo-style) di Luis Sepúlveda, scrittore cileno tra i più amati e conosciuti della terra di Pablo Neruda. Chi conosce Sepúlveda avrà già intuito che parliamo di "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". La vicenda narra l'epopea di una gabbiana di nome Kengah che, migrando dal Mar del Nord verso il golfo di Biscaglia, si imbatte in una chiazza di petrolio e non riesce più a seguire il suo stormo. Ormai condannata a morte certa, Kengah decide di cambiare rotta, andare verso la città a lei più vicina e  deporre l'uovo che portava in grembo. Arriva stremata al porto di Amburgo e, davanti ad un grosso gatto nero che si chiama Zorba, muore. Prima di morire, però, riesce a strappare a Zorba tre promesse: non mangiare il suo uovo, covarlo e insegnare al nascituro a volare. Zorba, commosso dall'amore di una madre che affida ad un gatto l'estremo tentativo di salvare suo figlio, non riesce a dire di no. Da quel momento, Zorba si trova a dover inventare di tutto per fare una cosa assolutamente non nelle sue corde, insegnare a volare al frutto di quell'uovo che, chissà come, è riuscito a covare. Il frutto di quell'uovo è la gabbianella Fortunata.

L'altruismo di Sepúlveda

Un susseguirsi di eventi e di collaborazioni tra animali che cercano di arrangiarsi tra loro, fa da cornice alla crescita della piccola Fortunata, che cresce con noi, pagina per pagina, fino a raggiungere il terrificante momento della sua maturità, che per un uccello significa fare il grande salto. Gli aspetti fondamentali di questo romanzo sono senza dubbio la solidarietà, l'amore innato e l'empatia che lega due esseri viventi così diversi e antitetici (un gatto e una gabbianella). Aspetti che, semplicemente, non si spiegano, come non si spiega ciò che lega gli esseri umani tra loro. Ma il fattore che TASC vuole farvi cogliere in questa commevente allegoria, è quello della gratuità. I vari personaggi che si avvicendano nella storia hanno tutti un elemento in comune: non chiedono mai niente in cambio. Si prestano a ricoprire ruoli eterogenei e, a volte anche "indecorosi" (Zorba viene preso in giro dagli altri gatti perché Fortunata è convinta che lui sia la sua mamma), senza battere ciglio, semplicemente perché è giusto così.

Quant'è? E' gratis!

Se letta sotto questa luce, la favoletta di Sepúlveda diventa una splendida parabola della gratuità, di uno stile di vita diverso,  alternativo, che ci permette di vedere la soddisfazione semplicemente nell'aiutare chi non ce la fa, a prescindere dalle differenze, rendendoci conto che, per rendere il mondo un posto migliore, in fin dei conti basta davvero poco, a volte basta solo dare una mano a qualcuno. La vicenda lascerà tutti i protagonisti più ricchi, portandoci a riflettere sul fatto che se la ricchezza materiale è fissa e per uno che guadagna c'è un altro che ci rimette, la ricchezza personale e interiore non è necessariamente un gioco a somma zero. Insomma, in altre parole, ciò che Sepúlveda sembra volerci dire, è che un gesto di cortesia fa bene a tutti e, soprattutto, è gratis. Proprio come TASC!