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100 GB di dati per vincere una gara

100 GB di dati per vincere una gara

Domenica 27 Ottobre 2013 si è svolto il Gp d'India, che ha visto ancora una volta vincere Sebastian Vettel alla guida della sua Red Bull. Il pilota tedesco in quest'occasione si è laureato per la quarta volta di seguito campione del mondo. Complimenti, insomma, al pilota che ha conquistato ogni record possibile: pilota di Formula 1 più giovane ad aver conquistato un Mondiale, ad aver ottenuto una pole position, ad aver ottenuto punti, a guadagnare più punti in una singola stagione, a segnare un giro veloce, a salire sul podio, a vincere una gara, ad avere il maggior numero di pole position in un Mondiale. Ma complimenti anche al team Red Bull Racing, che ha fornito al tedesco ora ventiseienne una macchina a dir poco perfetta.

Informazioni in tempo reale

Ma come si fa ad ottenere tutti questi risultati? Bravura del pilota a parte, il merito è della macchina. Ma anche della sua analisi. Ad ogni gara infatti, i 100 sensori disposti sulla vettura raccolgono una quantità infinita di dati (addirittura 100 gigabyte!) che giungono al muretto dei box in tempo reale (la cosiddetta telemetria) e riguardanti indici come la velocità e le forze gravitazionali. Dati che vengono inviati in contemporanea anche alla sede centrale del team Red Bull Racing presso Milton Keynes, nel Regno Unito, in una stanza senza finestre dove ben 24 analisti siedono davanti a 4 file di schermi e studiano approfonditamente ogni minimo dettaglio. Ciò che viene rilevato è mandato direttamente al muretto dei box tramite un collegamento grezzo consentito dalle regole della Formula 1 (che allo stesso tempo vieta comunicazioni radio o visive). E la cosa è molto utile, perché ogni imprevisto può essere analizzato per ottimizzare al meglio le strategie da adottare.

Un esempio? L'anno scorso, nell'ultima gara del Mondiale, Vettel fece un incidente con un'altra vettura. La strategia di prassi per queste occasioni è rientrare ai box per sistemare i danni subiti. Il team Red Bull invece decise di tenere il pilota tedesco in pista, e fece analizzare i dati all'ufficio di Milton Keynes per verificare se era possibile evitare il pit stop per non perdere tempo e proseguire senza accumulare svantaggio. L'analisi risultò positiva, Vettel non rientrò ed arrivò sesto, una posizione che gli bastò per vincere il suo terzo Mondiale consecutivo.

Sbagliare per migliorare

Non sempre però è andato tutto bene. Nel 2009 la bassissima velocità di trasmissione dei dati (che, ricordiamo, non sono certo pochi) provocò un forte rallentamento nella decisione della strategia da compiere, e portò una delle due vetture Red Bull a perdere molte posizioni. Ma il problema si risolse presto: grazie ad una partnership con AT&T, la velocità di trasmissione venne assicurata ad alti livelli.

Chapeau, insomma, a Vettel e alla Red Bull, entrati ufficialmente nella storia grazie alla quarta doppietta titolo piloti – titolo costruttori. E tanto di cappello anche a tutti quegli analisti, ingegneri e matematici che, con freddezza assoluta, interpretano i dati e forniscono la migliore ottimizzazione in tempo reale. Sembra poca cosa, ma non lo è per niente. Che ne dite, meriterebbero anche loro di salire sul podio?