Ma la qualità dell’istruzione italiana è davvero bassa?
“L’istruzione è il grande motore dello sviluppo personale”. Così diceva Nelson Mandela in “Lungo cammino verso la libertà” del 1995. Una frase assolutamente significativa, importante, ma soprattutto veritiera. L’istruzione è inoltre uno dei temi più importanti trattati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che all’articolo 26, comma 1, recita:
“Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito”.
Chiaro, no? Tutti dovremmo avere diritto ad un’istruzione gratuita a livello base e almeno accessibile ad un livello superiore. In Italia questo non sembra essere un problema. Ma la qualità, forse si.
I dati
La spesa in istruzione e formazione, misurata in rapporto al prodotto interno lordo, è uno dei principali indicatori statistici per valutare le riforme attuate in materia di crescita e valorizzazione del capitale umano. L’indicatore, espresso in forma percentuale, si ottiene rapportando appunto la spesa pubblica in istruzione al PIL. Nel confronto europeo, l’Italia fa davvero una brutta figura: come possiamo vedere, il Belpaese nel 2010 si attesta intorno al 4,5% contro la media Ue27 del 5,5%.
Pochissimi sono i Paesi con una media inferiore alla nostra, tra i quali spicca sicuramente la Germania. Ma troppi sono quelli davanti a noi: Repubblica Ceca, Lussemburgo, Paesi dell’Est come Ungheria e Polonia, Cipro che addirittura può vantarsi di un ottimo secondo posto. Non è per forza detto che maggiore spesa significhi maggiore qualità, ma investimenti in ricerca permettono sicuramente di aumentare le conoscenze e il livello culturale delle persone.
Guardiamo invece ad un altro dato, ossia quello degli stipendi degli insegnanti. L’Eurydice, organo controllato dalla Commissione Europea, ha recentemente pubblicato un rapporto che mostra gli importi lordi degli insegnanti nei vari Stati. Quello a cui bisogna fare caso è il fatto che agli importi, essendo appunto lordi, bisogna togliere le varie ritenute; per cui i valori che si rifanno all’Italia vanno abbassati di diversi punti perché le varie tasse sono tra le più alte di tutta Europa. Riferendoci solamente all’istruzione secondaria superiore, l’importo lordo medio risulta essere di 30.431 euro, un valore che intercorre tra il massimo di 34.867 ed un minimo di 23.048. Quello che più colpisce è che i massimi di stipendio vengono raggiunti soltanto dopo i 34 anni di anzianità. Per dire, in Danimarca ce ne vogliono solo 10. Forse questi dati non avranno una grande validità, ma chi di voi farebbe un lavoro dalle grandi responsabilità con molta voglia e passione per tanti anni ottenendo uno stipendio basso? Ricordiamo che il lavoro da insegnanti, anche se non sembra, non è cosa da poco: oltre a sapere gestire diverse situazioni, ogni docente ha sulle proprie spalle il dovere di preparare al meglio i ragazzi cui insegna. E se i ragazzi non imparano, la colpa non ricade di certo sui genitori.
Proviamo a questo punto a chiudere il cerchio, e rispondere alla domanda iniziale. Com’è, alla resa dei conti, la qualità dell’insegnamento?
La risposta ci viene fornita da un’indagine svolta dall’Ocse in 24 Paesi: in una scala che va da 0 a 500 punti, nelle competenze alfabetiche il punteggio medio degli adulti italiani è pari a 250, contro una media Ocse di 273, mentre nelle competenze matematiche la media italiana è pari a 247 rispetto a 269 di quella Ocse. Insomma, non siamo dei geni, né nello scrivere né nel fare i conti. D’altronde, un’altra statistica ci consente di capire il problema, specialmente nelle materie scientifiche: sempre in un rapporto di Eurydice l’Italia risulta essere uno dei Paesi con maggiori problemi nell’insegnamento della matematica.
Conclusioni
Se tre indizi fanno una prova, abbiamo ciò che basta per dire che in Italia probabilmente siamo molto indietro nel settore dell’istruzione. Rispondendo alla domanda iniziale, insomma, possiamo dire: si, siamo messi abbastanza male, se non troppo. Ma allora perché siamo a questo livello? Cosa ci manca per raggiungere almeno la media europea? Noi crediamo che un maggiore investimento, o almeno un investimento ben progettato (siamo famosi, noi italiani, per sprecare i nostri soldi), possano essere la base per alcune migliorie. Questa soluzione però non può bastare: a nostro avviso c’è bisogno di un radicale cambiamento di sistema, il che significa, oltre ai già citati investimenti, migliore gestione delle risorse, maggiori garanzie di lavoro per gli insegnanti, e magari anche una maggiore integrazione tra ambiente scolastico ed ambiente lavorativo.
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