Tendenze

Crisi, crisi, crisi ... ma perché c'è?

È ormai da qualche anno che la parola crisi invade quotidianamente i telegiornali, i quotidiani, i media in genere. Molte sono le persone che l'hanno attraversata, o che la attraversano ancora adesso. Inoltre sono tante, purtroppo, quelle persone che, credendo di non avere possibilità di uscire da questa morsa economica, si sono tolte la vita. Ma cosa è successo? Quali sono le cause di questa recessione che colpisce un gran numero di Stati nel mondo? Tasc, con questo articolo, cerca di fare un po' di chiarezza sugli avvenimenti che hanno portato a questa crisi che sembra non finire mai.

Subprime

Il casus belli di questa crisi che ormai perdura da anni è il subprime. Cosa mai vuol dire subprime, direte voi? Semplice, subprime indica quei mutui nati in America allo scopo di garantire dei prestiti a gente che nella propria "storia da debitore" annoverava fallimenti, ritardi dei pagamenti o cose del genere, o che non è provvisto dei normali requisiti che fungono da garanzia al prestito (come un lavoro abbastanza redditizio oppure un contratto a tempo indeterminato). Insomma, un mutuo subprime è un mutuo caratterizzato da tassi inizialmente bassi concessi a persone che, nelle loro condizioni, non possono usufruire dei normali mutui offerti dal mercato. Immaginate un ragazzo, magari appena laureato, che ha un lavoro precario da un anno e che desidera fortemente una casa tutta sua: nonostante la sua instabile situazione lavorativa, egli può realizzare il suo sogno grazie proprio a questi subprime. E di questi mutui, in America, ne venivano venduti tanti! Al punto che le banche, nelle loro organizzazioni interne, disponevano proprio di una divisione dedicata solamente a questa tipologia di mutui.

Il primo crollo

Passiamo al 2006. L'America assiste ad una vertiginosa crescita del mercato immobiliare da ormai ben due anni: le case vengono valutate di più, di conseguenza si specula sulla loro compravendita. Ma, come in tutte le cose, il ciclo si chiude: ad inizio 2007 il mercato immobiliare si blocca e le case cominciano a perdere valore, inoltre i tassi di interesse che caratterizzavano i subprime cominciano ad alzarsi, per cui i debitori subprime - che per definizione sono persone che non offrono grandi fiducie creditizie - si ritrovano a dovere pagare di più. Ecco qui l'intoppo: i debitori non pagano più perché gli interessi sono alti, così le banche si prendono le case che però hanno perso valore. Questa massiccia invasione di case senza proprietari fa crollare del 30 - 40% il valore di tutte le altre case presenti nel mercato immobiliare. Ciliegina sulla torta, l'aumento dei tassi di interesse fa sì che la gente sia meno interessata all'acquisto di immobili. Insomma, siamo al punto di un primo assaggio di crisi.

Finanza

Dopo tutto ciò, molto probabilmente vi verrà spontaneo chiedervi: "Ma allora come ha fatto questa crisi immobiliare americana a diventare una recessione di livello mondiale?". Domanda lecita e ragionevole. Prima di rispondere a questa domanda è meglio però porne un'altra: se i mutui subprime sono mutui ad alto rischio per le banche (perché la gente a cui venivano fatti sottoscrivere aveva buone probabilità di non poterli pagare), qual è stato l'interesse delle stesse ad averne stipulati così tanti senza avere paura di non essere ripagati? La risposta a questa domanda va ricercata nel mondo della finanza. Come qualcuno già saprà, non esistono soltanto le banche normali, quelle che si vedono in qualsiasi città: esistono anche le banche di investimento, il cui ruolo è appunto investire su aziende, ma anche debiti e prestiti come i mutui. Le banche di investimento hanno un enorme giro di affari, per cui possono permettersi di acquistare grandi quantitativi di contratti, obbligazioni ecc. Anche i debiti. In parole più semplici: le banche normali, per ridurre le perdite nel caso in cui il mutuo subprime non venga ripagato, affida tali mutui a queste banche di investimento. Ma queste, a loro volta, che interessi hanno a comprare prestiti rischiosi, senza aver paura di entrare in crisi?

Cartolarizzazione

Il trucco sta nella cartolarizzazione, quel processo per cui molti prodotti finanziari (inclusi gli stessi mutui) vengono messi insieme in modo da formare un unico prodotto. Ora, immaginate di andare al supermercato per comprare un sacchetto di mele in offerta; l'etichetta vi dice che il sacchetto è composto di mele di buona qualità. Voi, magari, vi aspettate di trovare dieci mele in condizioni perfette, ma se invece di essere dieci, nove sono sono buone e sane e una invece è avariata o ammaccata, il sacchetto lo prendete comunque, perché è di buona qualità al 90%. Questo discorso vale anche per la cartolarizzazione: in un unico grande prodotto potevano essere inseriti dieci prodotti finanziari, di cui nove di buona qualità e uno di pessima qualità come il mutuo subprime. La qualità totale resta comunque buona, quindi le agenzie di rating (ossia quelle società che giudicano il livello di affidabilità e credibilità dei prodotti finanziari, delle banche ecc, come Standard&Poor's) emettevano comunque un giudizio favorevole per questi prodotti. Ora, immaginate di riprodurre questo processo all'infinito: ogni prodotto finanziario composto a sua volta da dieci prodotti (nove buoni e uno cattivo) viene messo insieme ad altri nove prodotti composti allo stesso modo; il risultato è un prodotto finanziario composto da cento prodotti di cui 90 buoni e 10 cattivi. E si può andare avanti ancora, in modo che le banche che hanno sottoscritto mutui subprime possano avere garantito tutti questi prestiti.

Il secondo crollo

Ma tutti i nodi vengono al pettine: ad un certo punto, i giganteschi prodotti finanziari descritti qui sopra vengono definiti "tossici" perché, appunto, contengono prodotti pessimi, quindi ad alto rischio; allora il mercato finanziario li svaluta e tutto il sistema crolla, entrando in crisi. Le banche di investimento perdono grandi quantità di capitali, non pagano più le banche normali che a loro volta si ritrovano con case svalutate. Quindi, in poche parole: le banche di investimento subiscono una perdita ingente, poiché si ritrovano nel portafoglio dei prodotti che nessuno vuole più; di conseguenza esse non hanno più liquidità, quella che sarebbe derivata dalla vendita dei prodotti stessi, e perciò non pagano le banche normali. Tali banche, a loro volta subiscono ingenti perdite e non ricevono più finanziamenti, pertanto non fanno più circolare denaro; anzi, lo richiedono ai clienti, specialmente quelli della divisione subprime, i quali non riescono più a pagare per gli interessi troppo alti. Morale della favola? I clienti vedono la loro casa pignorata, e al tempo stesso le banche si trovano invase di edifici con bassissimo valenza, e senza liquidità, piene invece di mutui senza valore. Insomma, eccoci qui a rispondere allora alla prima domanda: la finanza ha portato a livello mondiale un fenomeno che in partenza era molto più piccolo, una crisi che con un po' più di buonsenso sarebbe potuta benissimo essere evitata.

Riflessioni

Partiamo da una premessa fondamentale: tutti noi viviamo nell'epoca del capitalismo, ossia un  sistema economico il cui funzionamento si basa sulla realizzazione di un profitto, che deve essere poi re-investito per produrre migliorie e quindi generare ancor più guadagno, in un circolo vizioso che per ovvi motivi non può tendere all'infinito, ma che prima o poi si interrompe, portando appunto alla crisi.

Uno dei principi cardine dell'economia è l'equilibrio. Cercare di pareggiare i conti è ciò che ogni imprenditore, artigiano, libero professionista deve ottenere dalla propria attività. Niente perdita, niente crisi, niente conti in rosso, ma nemmeno niente guadagni. Questo però è solo l'obiettivo di partenza; chiaramente si cerca sempre di realizzare qualche utile, altrimenti l'attività stessa non avrebbe più senso.

Ma la ricerca dell'utile si è pian piano trasformata in una sfrenata ossessione al guadagno facile, alla vendita spasmodica, alla creazione di strumenti di così difficile comprensione (ad esempio, i derivati) da rendere i clienti assai vulnerabili e quindi soggetti a trappole. I mutui subprime rientravano certamente in questa categoria: spesso i clienti non venivano avvisati della crescita esponenziale dei tassi di interesse nel corso di poco tempo. Un sistema governato da banche e istituti di credito che prima promettono il mondo e poi ci lasciano briciole di terra in un continuo susseguirsi di nuove incomprensibili regole e nuovi contratti altrettanto complicati, ha voluto legare l'economia (reale, tangibile) alla finanza (virtuale) con l'intento di creare nuovi flussi di denaro, ma alla fine ha creato soltanto scompiglio. In questo modo la speculazione ha raggiunto livelli assolutamente inimmaginabili. E i risultati ora sono sotto gli occhi di tutti: la crisi sta opprimedo la situazione economica - e talvolta emotiva - delle famiglie.

Ciò che sentiamo di dover criticare a seguito di queste analisi della crisi riguarda due cose. Innanzitutto, la mancata "istruzione" necessaria a comprendere tutti quei nuovi strumenti economici/finanziari che ci vengono presentati davanti come fossero il racconto più facile del mondo. Al loro interno ci sono tante di quelle formule che molte persone di media cultura faticano a capire, e ovviamente chi con quelle formule ci lavora tutti i giorni le minimizza di fronte agli occhi dei potenziali acquirenti/consumatori. Inoltre, critichiamo quella forte mancanza di eticità che ormai regna in tutte le sfere dell'economia. La crisi è frutto anche di questo, e con una buona percentuale. Il fatto è che siamo umani, viviamo di relazioni, intrecciamo rapporti ogni giorno: quanto sarebbe bello se tutte queste connessioni tra le persone fossero veritiere? Ma, si sa, gli affari sono affari: chi capisce il giro si salva, chi non ne ha i mezzi cade in un pozzo, spesso senza fondo.