La moda dei giovani è davvero moda?
Tutti sapranno certamente cos'è la moda. Tutti ne vedono ogni giorno dei chiari esempi. E tutti voi (o quasi) avrete provato a vestirvi seguendo la moda. Ma la moda che cos'è? O meglio: per i giovani, il modo in cui ci si veste al giorno d'oggi è davvero moda?
Le tendenze
Per cominciare la nostra riflessione, vogliamo ripercorrere i capi che più sono stati usati dai giovani in tempi recenti. Per questo facciamo riferimento alle magliette dai colori molto accesi quasi fluorescenti, ai colori militari e i conseguenti accessori camouflage, ai pantaloni della tuta che spesso sostituiscono un normale paio di pantaloni o di jeans. Questi sono solo alcuni esempi di modi di vestire andati in voga fino a poco tempo fa o che ancora dominano nei vari negozi di abbigliamento. Ma ce ne sono tanti altri. Quello che però possiamo notare in questo susseguirsi incessante di tendenze è appunto la velocità con cui entrano ed escono dal mercato. Non parliamo di anni, ma soltanto di mesi. Un'evoluzione molto rapida, certamente, ma sicuramente figlia della società odierna, una società che necessita di stare costantemente al passo con nuove correnti di pensiero, con l'innovazione, con la continua ottimizzazione. Diamo quindi un primo nostro pensiero: la moda giovanile rispecchia a pieno lo svolgersi della vita quotidiana, una vita che non conosce pause e che richiede continui aggiornamenti.
Condivisione
Diamo però un altro punto di vista, e per farlo ci avvaliamo dello sviluppo di Internet. Il web ha infatti conosciuto un forte cambiamento a partire dal 2004, quando sono stati introdotti i social network. Evidente è il riferimento a Facebook, il sito creato da Mark Zuckerberg che, nel giro di pochi anni, ha saputo mettere in connessione oltre un miliardo di persone. Pensateci bene: un miliardo è un numero davvero grande. Se consideriamo che nella Terra vivono sei miliardi di persone, tra cui bambini e anziani, il numero assume ancora più valore. Resta il fatto che Facebook e altri social network hanno contribuito notevolmente allo sviluppo del mondo del web 2.0, ossia una tipologia di Internet incentrata sul valore della condivisione. Una bella cosa, no? D'altronde, Internet può essere considerato come uno dei posti più democratici di tutto il mondo, uno spazio dove ognuno è libero di poter esprimere il proprio pensiero, la propria opinione senza dover necessariamente essere condannato. Ovviamente a tutto c'è un limite, ma resta il fatto che nel web si può anche rimanere anonimi. Insomma, conta il pensiero, non più la persona, perché ognuno agisce allo stesso modo di come agiscono gli altri. Ed è proprio su questo punto che vorremmo soffermarci. Se la persona assume meno importanza, il ruolo cardine ora lo ricopre un concetto generico. Un'idea, un'opinione, una corrente di pensiero, ma pur sempre un concetto, cioè qualcosa di astratto. Astratto come lo è l'ideale che sta alla base della moda.
Standardizzazione, essere nel gruppo
E così, anche il modo di vestirsi diventa uno dei fenomeni predominanti del web, ampliato notevolmente proprio dal valore della condivisione. Ampliato ma anche usato, sfruttato, maltrattato. Perché la condivisione porta con sé, per definizione, la standardizzazione, e questa è ottenibile solo se si trova un punto in comune tra tutti coloro che partecipano ad un concetto. E chiaramente, per essere tutti in linea, bisogna trovare quell'elemento che sia acquisibile da tutti. Tale elemento non può essere il capo d'alta moda, ma dev'essere qualcosa che costi poco. E, proprio perche viviamo in una società che trascina intrinsecamente il cambiamento rapido, anche l'elemento dal basso prezzo, che si configura come atto concreto di un concetto generale uniformato tra molti, viene cambiato spesso.
Bisogna però sottolineare un altro aspetto. Come abbiamo già detto, la società odierna è caratterizzata da un costante rinnovamento e da un continuo cambiamento. Ciò implica il bisogno di stare al passo con i tempi, per cui chi non si aggiorna resta indietro. Questo accade un po' anche nella moda giovanile: se non hai l'ultimo capo di tendenza, l'ultimo accessorio innovativo, sei rimasto indietro. Il che significa che sei fuori dal giro. Ed essere fuori dal giro, nell'epoca della condivisione che uniforma usi e costumi, significa non essere accettati dagli altri. Insomma, chi non indossa un capo camouflage non è nessuno, e non deve essere considerato.
Maggioranza non è correttezza
Credeteci, non siamo pessimisti. Questa è la realtà. Che ha un altro aspetto negativo. Pensateci: ma quello,che seguono un proprio ideale, che si vestono rispecchiando la loro cultura o il loro pensiero, sono degli alieni?
Assolutamente sì. Perché la condivisione rapida, istantanea comporta anche questo. Il nuovo è visto come qualcosa di strano, e può seguire due strade: o viene completamente ignorato dai giovani, o viene imitato, anzi, sfruttato dai giovani stessi perché considerato come innovativo. Tutto, insomma, è soggetto al giudizio delle persone, che diventano controllori delle tendenze. Affermazione pesante, ma incredibilmente veritiera. Perché se indossi qualcosa di nuovo, sei visto in due modi: o sei il nuovo figo di turno, il modello da seguire, oppure sei uno scapestrato che vuole farsi inutilmente vedere dagli altri, senza successo. E tu che non segui la moda? Semplicemente, cambi e quindi, purtroppo, ti adegui. Vi sembra giusto? Siamo sicuri che molti penseranno di sì, perché "questo è il mondo in cui viviamo". Un mondo che, per carità, sarà sì soggetto all'innovazione, ma paradossalmente non lascia spazio alla democrazia, almeno quella vera. Dicevamo all'inizio che Internet è uno dei posti più democratici in assoluto perché lascia ad ognuno libertà di parola. Ma, al contempo, esso è anche ingiusto, perché standardizza usi e costumi nascondendo il diverso. Che poi, democrazia non significa per forza giustizia e correttezza: in altre parole, non è detto che ciò che la maggioranza esprime sia giusto. Basti pensare alla politica per capire cosa vogliamo dire. Insomma, dopo tutto questo discorso cosa vogliamo dire?
Moda o non moda?
Bè, vogliamo semplicemente dire che quella che è considerata la moda dei giovani è sì moda, ma non più quella di una volta. O meglio, come abbiamo potuto vedere, la moda ha acquistato, nel corso degli anni, la caratteristica intrinseca della rapidità, della velocità, del cambiamento quasi istantaneo. Pertanto possiamo ancora parlare di moda considerando ancor di più il significato della parola stessa, ossia carattere che va per la maggiore, che è seguito dalla maggioranza. E possiamo parlare di moda anche perché riflette i costumi sociali di questo periodo, caratterizzato appunto da rapide evoluzioni-rivoluzioni. Ma vogliamo sottolineare il modo in cui moda nasce e soprattutto si sviluppa, e in particolare come si diffonde, cosa nasconde alla base. In altre parole, il problema è la mancanza di un'identità sensata e ben conosciuta. Troppo facile dire che il casual è una categoria di abbigliamento come un'altra. Nelle mode di vari e vari anni fa c'erano vere e proprie icone, vere e proprie correnti di pensiero, veri e propri motivi sociali; oggi invece raccogliamo il frutto dello sviluppo di un mondo che si è standardizzato, uniformato, semplificato, senza una valida motivazione di base. Oggi ci vestiamo con la maglia fluorescente o l'accessorio camouflage solo perché ieri non c'era, e compare così, senza alcun senso. Piace soltanto perché è un qualcosa di diverso dai giorni precedenti, e non perché è espressione di un ideale. Ma così facendo si crea un circolo vizioso, perché quello che qualche mese fa era nuovo diventa presto vecchio, e un altro tipo di capo lo andrà a sostituire; ma anche questo a sua volta diverrà ben presto vecchio, e allora via con un ulteriore cambiamento. Il tutto in poco tempo, proprio perché viviamo in un'epoca che si sta caratterizzando sulla condivisione. Insomma, a nostro avviso mancano i valori di base, le motivazioni sociali. La condivisione non può essere assunta come ideale della moda, essa è soltanto lo strumento tramite il quale si diffonde in tempi molto rapidi.
Massa
E come se non bastasse, c'è un risvolto ancor più negativo. Ossia: se non ci sono ideali che spingono la moda, da cosa si generano tutte queste tendenze? In parte abbiamo già risposto introducendo il concetto della diversità, ma dall'altro possiamo parlare anche di massa. Esatto, massa: insieme di persone che, nell'accezione più storica (vedesi gli anni a cavallo del 1900), agiscono senza pensiero. Ma almeno quelle persone, almeno all'inizio, avevano un'idea di fondo, anche se poi questa andava via via scemando. Nella moda di oggi, non c'è nemmeno quella. In altre parole: stiamo regredendo di 100 anni. E questa non è sicuramente una bella notizia.
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