Cosa si nasconde dietro i "like" di Facebook?
Dopo dieci anni diventa virale su Youtube un video dove viene messa in discussione l’efficacia del social network di coinvolgere realmente altri utenti tramite il proprio servizio di advertising.
Il caso di Veritasium

Risale a pochi giorni fa la pubblicazione di questo interessantissimo video su Youtube a cura di Veritasium dove l’autore analizza in maniera approfondita la propria esperienza nell’acquisizione di “mi piace” tramite il servizio a pagamento offerto Facebook per incrementare visitatori sulla sua pagina.
Avvalendosi di una promozione fattagli dal Social Network l’autore del video ha deciso di usufruire della pubblicità e, a seguito di questa scelta, ha visto aumentare considerevolmente il numero di “like”.
Cosa non funzionava in tutto questo? apparentemente niente, i visitatori aumentano e con essi gli apprezzamenti.
Sembrava tutto perfetto ma nei giorni successivi l’autore ha notato che un numero sempre più esiguo di persone era coinvolta dai post che pubblicava nonostante il triplicarsi del numero di “mi piace” sulla sua pagina.
Con un analisi accurata Veritasium ha scoperto che gli apprezzamenti ricevuti utilizzando il sistema pubblicitario di Facebook non erano di persone realmente interessati alla sua attività bensì da utenti che non seguivano realmente cosa pubblicasse: erano forse falsi?
Il caso di Virtual Bagel

Nel 2012 un Giornalista della BBC, Rory Cellan-Jones, ha fatto un esperimento per verificare l’efficacia della pubblicità che Facebook offre per aumentare il numero di “like” riferiti ad una pagina.
Inventandosi un improbabile business dal nome “Virtual Bagel” ha costruito una pagina sul social network dando delle informazioni tanto basilari quanto bislacche dove affermava che inviavano Bagel tramite internet e l’unica cosa da fare era scaricarli e gustarli.
Una volta fatto ciò Cellan-Jones ha pagato per far pubblicità alla pagina indicando una serie di paesi dove voleva che la sua “Virtual Bagel” fosse conosciuta come Stati Uniti ed Inghilterra ma anche paesiquali Bangladesh e Egitto.
In poco tempo i “ mi piace” sono aumentati ma stranamente la maggioranza di questi provenivano proprio dai paesi in via di sviluppo noti anche per essere sede di molteplici Click Farm che vendono a prezzi ridotti pacchetti di “like” considerati illegali e combattuti da Facebook stessa.
I profili che apprezzavano “Virtual Bagel” avevano nomi simili a personaggi famosi che mettevano in dubbio la veridicità dell’account.
Facebook nel 2012, un mese dopo la pubblicazione dell’inchiesta fatta dalla BBC, ha dichiarato di aver individuato e cancellato ben 83 milioni di account falsi.
Il caso Virtual Cat

Ma qual è il problema reale nell’avere un numero sempre maggiore di “like” da utenti falsi? La progressiva diminuzione del coinvolgimento dei profili reali.
Il social network inizialmente non condivide i post che vengono pubblicati a tutto il bacino di utenza che segue la pagina bensì ad una piccola parte di questa monitorando l’effettiva interazione dei profili interessati all’argomento. Nel caso in cui non ci sia nessun tipo di interesse il post non viene distribuito e quindi rimane ad appannaggio di pochi.
A quel punto, dopo essere seguiti da migliaia di “like” fasulli l’utente dovrebbe pagare per dare più visibilità al suo post e raggiungere infine le persone davvero interessate.
Veritasium ha recentemente proseguito la ricerca relativa ai falsi profili su Facebook creando una pagina sulla scia di “Virtual Bagel” chiamandola “Virtual Cat”.
Anche in questo caso dopo aver pagato per avere pubblicità la pagina del gatto virtuale, dove era ironicamente preso in giro chi avrebbe cliccato “like”, ha ricevuto apprezzamenti da utenti che sono appassionati amanti di migliaia di prodotti, marche e altro. Sono reali?
Conclusioni

L’idea di avere centinaia di migliaia di persone che apprezzano la tua attività ingolosisce. Chi ha a volontà di farsi conoscere ed emergere punta chiaramente ad avere più “like” ma a quale prezzo? E se quel prezzo pagato poi non porta i reali benefici immaginati di distribuzione e coinvolgimento?
Noi di Tasc ci teniamo a sottolineare come i nostri “like” sono tutti genuini e siamo fieri di ciò perché derivano dalla reale voglia di condivisione e coinvolgimento. Non è un caso se abbiamo pubblicato questa piccola guida dove puntiamo l’attenzione a ciò che dà sostanza all’operare sui social network: i contenuti. Tutto il resto viene da sé.
Foto via Flickr By Sean MacEntee, Steel Wool and a_sorense
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