Informazione e potere
Seguendo la vicenda dell'Ucraina un aspetto che salta agli occhi, al di là delle atrocità commesse, della spirale d'odio e del difficile puzzle geopolitico che sta delineandosi, è sicuramente l'utilizzo dei mezzi di informazione come strumento di offensiva politica, sia da un lato che dall'altro. È anche curioso notare che l'accusa più comune, spesso urlata come un insulto, che si rivolgono l'un l'altro gli schieramenti in campo è la stessa: "fascisti". Probabilmente la verità, come spesso accade, starà ancora una volta nel mezzo. Oggi Tasc non ha la pretesa di spiegarvi i retroscena della crisi, bensì di focalizzare l'attenzione proprio sul rapporto che sempre si instaura tra potere e informazione.
L'informazione è potere

J. Edgar Hoover (nella foto), controverso, discusso e discutibile personaggio, a lungo direttore dell'FBI, sosteneva la necessità della sua attività investigativa sintetizzandola in questa espressione: "L'informazione è potere". Ed in effetti non sebra essere stato l'unico a pensarla in questo modo. I più feroci dittatori, ma anche le più solide democrazie, hanno utilizzato la propaganda mascherata da informazione per affermare i propri punti di vista e per condizionare, di volta in volta, la realtà delle cose. Ad esempio, agli inizi della guerra del Golfo, nel 1991, gli USA avevano ovviamente bisogno di una legittimazione interna per l'intervento militare. Fu costruito ad hoc un video, diffuso come "leak", in cui un bambino kuwaitiano usciva di casa, durante una rappresaglia irachena e scriveva su un muro la parola "FREEDOM". Ora, è chiaro che, se pure il bambino avesse davvero deciso di sfidare le truppe irachene e avesso voluto scrivere sul muro un inno alla libertà, non lo avrebbe certo fatto nella lingua di Shakespeare. Ma il video era rivolto a sensibilizzare la popolazione americana. La storia ci racconta che George Bush dichiarò guerra a Saddam Hussein e all'Iraq. Evidentemente il video aveva funzionato.
No smoking area

Torniamo in Europa, nel 1939, precisamente a Mosca. Sta per siglarsi il famigerato patto di non belligeranza tra l'Unione Sovietica e la Germania nazista, il patto Molotov-Ribbentrop. Alla sigla del trattato, Stalin stringe la mano a Ribbetrop e quel momento viene immortalato in una foto. Quando l'immagine giunse al Führer, contrarissimo all'utilizzo di tabacco, si notò che Stalin, accanito fumatore, teneva una sigaretta accesa nella sua mano sinistra. Hitler fece modificare l'immagine prima di diffonderla, e sui rotocalchi tedeschi del giorno dopo la sigaretta di Stalin era scomparsa.
Hotel Rwanda

Nel 1994, mentre l'Italia teneva gli occhi incollati ai piedi di Roby Baggio che (purtroppo) a Pasadena sparava sopra la traversa il rigore decisivo nella finale del mondiale contro il Brasile, in Rwanda si perpetrava uno dei più orrendi crimini mai commessi nella storia dell'uomo: la sanguinosa faida tra Hutu e Tutsi era sfociata in una feroce caccia all'uomo che portò all'uccisione di circa un milione di persone in più o meno cento giorni. Da dove nacque l'odio? La popolazione Rwandese (e in parte del Burundi) era divisa in due principali etnie, appunto Hutu e Tutsi, che per secoli avevano vissuto più o meno pacificamente tra loro. Erano possibili matrimoni misti, c'erano differenze ma non antagonismo. Tendenzialmente i Tutsi erano più ricchi e industriali, gli Hutu più poveri e dediti alla pastorizia e all'agricoltura. Questo aspetto non costituiva, comunque, una barriera sociale. In nessun modo era proibito ad un Hutu di intraprendere una carriera finanziaria e vivere in una grande città o a un Tutsi di dedicarsi al lavoro dei campi. L'imperialismo, però, riuscì a cristallizzare le differenze e seminò l'odio tra le due fazioni. Gli Hutu, più poveri, presero il potere negli anni sessanta e iniziarono una forte campagna razzista e denigratoria contro i Tutsi. Attraverso la famigerata emittente radiofonica "Radio Télévision Libre des Mille Collines" (RTLM) i Tutsi furono dipinti come insetti, scarafaggi, erbacce. Come gli Hutu utilizzavano il machete per estirpare le piante infestanti, così avrebbero dovuto utilizzarlo per estirpare i Tutsi. Le donne Tutsi furono definite prostitute, pronte a vendersi ai soldati ONU in virtù della loro bellezza (la popolazione Tutsi è, in effetti, una delle più belle e prestanti del pianeta, sono conosciuti più comunemente come watussi). In seguito alla feroce e martellante propaganda razzista di RTLM, tra l'aprile e il luglio del 1994 si realizzò una drammatica ecatombe tra due popoli vissuti pacificamente fino a una trentina di anni prima. Il tutto nell'assoluto silenzio dell'Occidente. C'è un bellissimo film che affronta la vicenda rwandese, "Hotel Rwanda", di Terry George, del 2004.
Cittadino Kane

Parlando di questa tematica non si può certo non consigliare uno dei capolavori del cinema mondiale, il film che ha consacrato Orson Welles come grande genio, spesso annoverato nelle varie top ten non ufficiali reperibili sul web come il miglior film di tutti i tempi. Se davvero vi appassiona questa tematica, il film che fa per voi è "Citizen Kane" del 1941, diffuso in Italia con il titolo "Quarto potere". Il cittadino Kane è un semplice proprietario di una piccola casa editrice e in breve tempo, grazie alla propaganda che egli inizia a diffondere su di sé dalle colonne del suo giornale, diventerà un elemento determinante nell'intera opinione pubblica americana. Come egli stesso dice al maestro di canto di sua moglie "Io sono un'autorità su come far pensare la gente". Il film è considerato una pietra miliare nel dibattito sul rapporto che intercorre tra i media e il potere.
A voi la parola!

Potremmo riportare altri mille esempi di utilizzo dell'informazione, della sua manipolazione a servizio del potere per condizionare l'opinione pubblica. Potremmo parlare, ad esempio dell'importanza della radio nel regime fascista italiano, o del fatto che la prima cosa che ogni dittatura si preoccupa di fare è di mettere il bavaglio alla stampa e alla libera informazione (nella primavera araba abbiamo visto, e stiamo ancora vedendo, che la censura di regime colpisce anche e sporattutto internet e i social network). Gli aspetti della propaganda volti a influenzare le masse sono davvero incalcolabili, ma noi di Tasc (per rimanere in tema) non abbiamo intenzione di indottrinare un pubblico. La nostra vocazione è quella di coltivare la curiosità, perché solo dalla curiosità nasce una coscienza critica e solo grazie a una coscienza si può essere davvero liberi. Speriamo soltanto di essere riusciti a stimolare una riflessione, le conclusioni, come al solito, le lasciamo a voi. Senza influenze.
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