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Net Neutrality e prioritizzazione del traffico: facciamo chiarezza

Net Neutrality e prioritizzazione del traffico: facciamo chiarezza

La rete, così come la si intende oggi, è suddivisibile in tre grandi gruppi: utenti, fornitori di contenuti e fornitori di servizi internet (che abbrevierò con ISP: Internet Service Provider). Per fare un paragone con qualcosa di più concreto, potremmo paragonare i fornitori di contenuti ad un negozio, gli ISP ad un servizio di corriere espresso e gli utenti a dei comuni consumatori.

In effetti, il paragone non dista molto dalla realtà di internet. Quando "consumiamo" contenuti online, che siano video, foto o semplici pagine web, noi "ordiniamo" dei pacchetti di dati, che vengono recapitati al nostro dispositivo dagli ISP tramite la rete.

Cosa significa Net Neutrality e perché è molto importante

Quando ordiniamo dei pacchetti di dati, questi ci vengono recapitati ad una certa velocità; questa velocità dipende da che tipo di connessione ad internet disponiamo, e di questo abbiamo già parlato ampiamente.

La neutralità della rete significa questo: il tempo che aspetteremo prima di ricevere i dati non dipende da chi ordiniamo i nostri pacchetti (iTunes, YouTube, Facebook, Amazon, Google ecc.), bensì dalla velocità della connessione della quale disponiamo.

Questa legge non scritta del web è forse ciò che l'ha reso, negli anni, il motore dello sviluppo tecnologico ed economico di molte nazioni; non importa se sei una startup o una multinazionale del valore di centinaia di miliardi di dollari, bensì ciò che puoi offrire agli utenti del web.

Perché la prioritizzazione del traffico cambia le regole

Probabilmente avrete sentito parlare, recentemente, di "lotta per la salvaguardia della Net Neutrality". Questo perché, proprio in queste settimane, negli Stati Uniti è in discussione un disegno di legge che, se verrà approvato, peggiorerà cambierà in maniera irreversibile il fantastico mondo del web.

Questo disegno di legge dà agli ISP il diritto di dare la priorità (nel consegnare i pacchetti) a quelli provenienti da specifici fornitori di contenuti. Questo vuol dire che, se questa legge entrasse in vigore, un cittadino americano, utilizzando la stessa connessione, potrebbe avere un accesso più veloce ai contenuti di Netflix ed un accesso più lento ai contenuti di YouTube (per fare un esempio).

E come si stabilisce chi ha la priorità? Nel modo più scorretto che ci sia. I fornitori di contenuti pagano gli ISP per avere la priorità. Perciò chi potrà permettersi di pagare molto potrà fornire un servizio migliore agli utenti, e chi potrà pagare poco (o non potrà pagare affatto, come le startup) dovrà accontentarsi delle briciole.

Pensa, ad esempio, come una società tipo Chili-TV potrebbe competere con iTunes o Google Play con un sistema di questo tipo: il servizio fornito è lo stesso, ma le capacità economiche delle tre società sono molto diverse, e pertanto un servizio come quello offerto da Chili-TV sarebbe destinato a morire.

Chi è a favore (e perché) e chi è contro

La prima cerchia di società a favore comprende, ovviamente, gli ISP stessi. Il continuo aumento di richiesta di banda da parte degli utenti li costringe ad ingenti investimenti nella modernizzazione delle reti (vedi LTE e Fibra Ottica), che sempre più difficilmente vengono ripagati dai contratti sottoscritti dall'utenza. Questa legge permetterebbe loro di avere introiti da entrambi i capi del filo (chi vende e chi compra), che utilizzerebbero per migliorare ulteriormente le connessioni (o se li intascherebbero?).

Inoltre, gli ISP minacciano che, se non passerà questa legge, in futuro sarà impossibile migliorare ulteriormente le connessioni ad internet.

La seconda cerchia comprende alcune società definite OTT (Over The Top). Con mio immenso piacere devo constatare che le aziende OTT a favore si contano sulle dita di una mano, ma torniamo ai fatti.

Netflix, secondo recenti stime, è responsabile di più del 30% del traffico dati generato negli Stati Uniti; pertanto sarebbe ben disposta a pagare gli ISP per far correre più veloce i propri bit nella rete, spazzando via, così, la concorrenza attuale (Hulu, Amazon) e futura.

Si oppone a questa legge, come era facilmente prevedibile, tutto il resto della rete. Se questo modo di intendere il traffico dei dati avesse preso piede fin da principio, probabilmente società come Facebook non sarebbero mai potute nascere, e a servizi molto utilizzati, YouTube tra tutti, sarebbe toccata la stessa sorte.

Per essere un po’ più apocalittici, ma questa è una mia osservazione, questa legge permetterebbe agli ISP di impedire l’accesso degli utenti ad alcuni contenuti web, che potrebbero essere accusati di non pagare a sufficienza gli ISP e, pertanto, di essere in fondo alla lista; questa, a mio modo di vedere, si definisce censura.

Quali soluzioni?

Seppur questo problema riguardi, per ora, solo gli Stati Uniti, è facile prevedere che, se venisse adottata questa politica, gli ISP europei si adeguerebbero di corsa. Perciò, anche qui, mi sento in dovere di proporre due soluzioni alternative a questa decisione.

Così come la cultura, la sanità e l’istruzione, credo che l’accesso alla rete sia un diritto universale. Il web è un pozzo di conoscenza, di creatività, è un luogo virtuale di libero pensiero, dove vige la libertà d’opinione e d’espressione, e per tutti questi motivi ritengo che sia un dovere collettivo mantenerlo tale. Il fatto che gli ISP non siano soddisfatti del loro business non li autorizza a distruggere ciò che in 50 anni di sviluppo tecnologico l’umanità ha costruito.

Pertanto, essendo un diritto collettivo, ed essendo la collettività espressa dallo Stato, la rete di accesso al web potrebbe diventare di proprietà dello Stato, ovvero della collettività. Lo Stato si preoccuperebbe di modernizzare l’infrastruttura e si occuperebbe della sua manutenzione, per poi affittarla agli ISP per la fornitura di servizi internet. In questo modo si preserverebbe la neutralità della rete stessa, e si libererebbero gli ISP dagli oneri derivanti dallo sviluppo dell’infrastruttura stessa. La liberalizzazione delle telecomunicazioni fu una scommessa, ma questi anni sono serviti per capire che non c’è mercato sufficiente a giustificare la costruzione di infrastrutture di rete parallele, come abbiamo già spiegato in questo articolo. Fare un passo indietro, forse, sarebbe la cosa più saggia.

La seconda opzione è più utopica. Ci sono aziende che, grazie ad internet, hanno costruito una fortuna; questa fortuna è strettamente connessa alla possibilità di connettersi alla rete degli utenti. Chi comprerebbe più uno smartphone, un tablet o un computer, se questo non gli permettesse più di accedere liberamente al web?

Perciò, credo che queste aziende miliardarie potrebbero acquistare tutta l’infrastruttura di rete mondiale dai rispettivi detentori, per garantirne un accesso incondizionato agli utenti. Si farebbero concorrenza sui contenuti, ma lascerebbero agli utenti la libertà di scegliere. E, considerando le disponibilità economiche di Google, Apple, Facebook, Amazon, ecc, credo che questa soluzione potrebbe essere facilmente attuabile.

Come al solito, il box dei commenti è aperto a chiunque abbia idee da proporre/opinioni da esprimere. Prima di mettere le dita sulla tastiera, però, godetevi questo video, realizzato dal New York Times, che spiega in maniera molto semplice ed efficace tutto ciò che ho provato a dirvi in questo articolo.