La sfida di Apple alla condivisione: iCloud eterno sconfitto?
Dal WWDC14 di ieri mille sono le curiosità, i dubbi e gli spunti di riflessione sorti. Oggi proverò a focalizzare l'attenzione su una delle chiavi di lettura, non soltanto di Apple, in grado di cambiare la visione delle cose a qualsiasi livello.
Parlo di iCloud, ovvero della possibilità di archiviare ed elaborare dati in rete, condividendoli.
Non una semplice evoluzione di internet e nemmeno una comune tecnologia per salvare dati ed informazioni su un server remoto, dunque, ma una ben più intricata rete di risorse, un innovativo modello di strutturazione architettonica client-server, creato per facilitare e snellire la gestione dei dati.
Ora, per chiarire un attimo le idee a coloro che già alla definizione "strutturazione architettonica client-server" hanno quasi deciso di non leggere ciò che segue, semplifichiamo i termini del gioco.
Cos'è il cloud computing
Nella definizione ideata dal NIST (National Institut of Standards and Technology), e comunemente accettata da tutti i professionisti del settore,
Cloud computing is a model for enabling ubiquitous, convenient, on-demand network access to a shared pool of configurable computing resources (e.g., networks, servers, storage, applications and services) that can be rapidly provisioned and released with minimal management effort or service provider interaction.
Un modello dotato di cinque caratteristiche essenziali, tre modelli di servizio e quattro modelli di distribuzione.
Ora, per non entrare nel merito delle caratteristiche tecniche e perdere di vista il quesito iniziale, ci focalizziamo soltanto sui tre servizi che un cloud deve erogare: SaaS, PaaS, IaaS indicano rispettivamente la distribuzione di software, di piattaforme di sviluppo e dell'intera infrastruttura IT che il cliente può avere come servizio acquistabile; i quattro modelli in cui questi servizi devono essere accessibili sono: privato, pubblico, ibrido e di community, ovvero all'interno di una ristretta cerchia di organizzazioni o collaboratori che condividono particolari caratteristiche di privacy o di obiettivi.
iCloud
iCloud nasce sulla scia della maggior parte delle piattaforme di condivisioni nel 2011, come sostituto di MobileMe, permettendo la sincronizzazione automatica di dati e contatti tra tutti i vari dispositivi in possesso del cliente previa registrazione di un Apple iD, in modo automatico e trasparente.
Grazie alla tecnologia push vengono inviati a tutti i dispositivi via rete senza fili, automaticamente e senza dover far altro che configurare iCloud dal relativo pannello di controllo. Analogamente possono essere tenuti sincronizzati e memorizzati sia in locale sia nel cloud remoto i propri impegni, la posta elettronica e i contatti; la geolocalizzazione è invece accessoria.
Nel 2012 iCloud contava più di 120 milioni di utenti registrati, in relazione ai 100 milioni di Dropbox sono tanti, ma il peso che sposta la bilancia a favore del secondo è senza dubbio la possibilità di disporne su più piattaforme. Ed ecco allora che nasce iCloud Drive, che permetterà la condivisione su tutti i dispositivi Apple e su PC (ma niente Android); finalmente ci sarà la possibilità di condividere pagine web e applicazioni, ritrovando il progetto a cui stavamo lavorando su Mac anche sul nostro iPhone o sul PC in ufficio.
Apple - Dropbox: la guerra ha inizio
Di tutti i servizi di cloud oggi disponibili, Dropbox sarà sicuramente il più colpito dalle novità presentate da Apple ieri. Vediamo insieme perché.
Se guardiamo nel giardino di Dropbox, troviamo tre ottimi servizi: Mailbox, Carousel e Dropbox stesso.
Mailbox: è un'app per iOS e (recentemente) Android per la gestione della posta in arrivo. La sua principale caratteristica, che l'ha resa molto popolare, sono gli swipe: swipe a destra e archivi l'email, ancora più a destra e la cancelli, swipe a sinistra e la rimandi, ancora più a sinistra e l'aggiungi ad una lista. La Apple deve essersi ispirata proprio a Mailbox per aggiornare la sua app per la gestione della posta elettronica: ora con gli swipe a destra e sinistra possiamo fare tutto ciò che serve per organizzare la posta, dal cancellarla, all'inoltrarla, al rimandarla. Inoltre, verrano aggiunte nuove features: modificare le immagini direttamente dalla mail (markup), supporto per handoff, potremo mettere una mail "in pausa" per prendere un contenuto da un'altra email e aggiungerlo a quella che stiamo scrivendo, e potremo addirittura firmare scrivendo sul trackpad del Mac (ah, dimenticavo: la versione per Mac di Mailbox è stata presentata allo scorso evento di Dropbox, ma non è stata ancora rilasciata). Insomma, saranno entrambe ottime app per la gestione della posta, con la differenza che quella di Apple sarà pre-installata; e un utente soddisfatto non cerca alternative sull'App Store.
Carousel: questa applicazione è stata presentata allo scorso evento di Dropbox. Serve a due cose, in sostanza:
- Permette di avere "at your fingertips" tutte le foto della tua vita. Tutte, non solo quelle scattate dal tuo smartphone. Basta caricarle nella cartella "Camera Upload" dal PC/Mac e diventeranno fruibili dall'app su iOS e Android.
- Permette di liberare la memoria dei nostri smartphone. Le foto sono salvate su Dropbox, non sulla memoria del dispositivo. Perciò potremo avere tante più foto a portata di mano quanto più spazio avremo a disposizione su Dropbox.
Tuttavia, Carousel "vive" da poco tempo. Non c'è una versione per iPad, né per Mac, né per vedere le foto dal browser web. Non so se esista una versione per tablet Android, ma non credo. La Apple, quindi, parte in vantaggio. Con iOS 8 le foto non vivranno sulla memoria fisica dei nostri iOS devices, ma su iCloud. Se modificheremo una foto, la modificheremo direttamente su iCloud, senza averne poi mille versioni. E, inoltre, l'app Immagini è natia per iOS (iPhone e iPad) e, a quanto ci ha mostrato Apple ieri, sarà disponibile dal 2015 anche per Mac. Anche qui, stesso discorso che vale per Mailbox: se mi trovo bene con ciò che già ho, non cerco alternative sull'App Store.
Dropbox: arriviamo infine al Dropbox vero e proprio, ovvero: una cartella accessibile dal Finder dove salvare qualsiasi tipo di file, per poterlo consultare ovunque e per essere sicuri che non vada mai perso. Che è, esattamente, ciò che farà iCloud Drive. Qui è Dropbox che parte in vantaggio: le app che supportano il backup su Dropbox non si contano più talmente sono tante (per citarne due che uso spesso: Scanner Pro e Notability). Bisognerà perciò vedere quanto velocemente gli sviluppatori implementeranno nelle loro app l'opzione "backup su iCloud Drive". Tuttavia, essendo le app sviluppate su piattaforma iOS e OS X, non credo che gli sviluppatori si "dimenticheranno" del cloud di Apple.
La questione compatibilità non credo sarà un fattore discriminante, perché sia iCloud Drive sia Dropbox possono essere utilizzati via web-app, consentendo di condividere i propri contenuti anche con utenti di altri servizi cloud.
Ciò che credo, invece, è che la battaglia sarà sui prezzi. E, almeno fino ad oggi, Apple sembra più conveniente. Come ci ha mostrato Craig Federighi, una sottoscrizione da 200 GB su iCloud Drive costerà $3.99 / mese, contro i € 19,99 / mese di Dropbox. E su iCloud Drive potremo salvare anche i backup dei nostri iOS devices, altra mezza lancia a favore di questo servizio.
Ma Dropbox, dall'alto dei suoi 300 milioni di utenti (ha aggiunto 100 milioni di nuovi utenti negli ultimi sei mesi), non resterà di certo a guardare mentre Apple le rosicchierà fette di mercato (consumer, perché di servizi business nel keynote non c'è traccia); aspettiamoci a breve, perciò, la contromossa dei re del cloud.
Per concludere: Apple ha dichiarato guerra, ma è ben lontana dal vincere anche solo la prima battaglia. Vedremo cos'ha in serbo per noi Drew Houston (Dropbox founder, ndr).
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