Essere pagati per andare in bici
In Francia, a Parigi, sta accadendo. Proprio ora, non secoli fa.
E a dirla tutta non sono nemmeno i primi: Germania, Olanda, Danimarca, Belgio e Gran Bretagna lo fanno ormai da tempo. Che cosa? Pagare la gente affinché utilizzi la bicicletta per recarsi al lavoro.
Possibile?
No, non vi stiamo prendendo in giro: incentivi all'utilizzo della bicicletta vengono concessi a chi decide di lasciare a casa l'auto e pedalare fino al proprio luogo d'impiego, quotidianamente. I piani per incentivare l'uso delle due ruote sono ormai pienamente sviluppati nel nord Europa, hanno superato i risultati sperati ed ora sono una pratica comune.
In Francia

(foto Reuters/Robert Pratta)
Il 2,4 per cento della popolazione usa quotidianamente la bicicletta per andare al lavoro o a scuola.
Troppo poco per l'amministrazione, ed allora ecco un piano ad hoc per pagare i dipendenti che si recano sul posto di lavoro in sella: primo nel suo genere, il progetto partito a Giugno ha una durata di sei mesi, durante i quali 20 compagnie pagheranno 25 centesimi di euro al km per ognuno dei 10000 dipendenti, privati e pubblici, inseriti nel programma bike-to-work.
E se i risultati soddisferanno le aspettative, non ce da meravigliarsi se partirà il prossimo anno un esperimento su larga scala: Parigi è già da tempo abituata a sovvenzioni e programmi di bike-sharing, Velib è nato nel 2007 ed ha già totalizzato un numero record di più di 170 milioni di viaggi.

Il ministero dei trasporti francese auspica che questo sistema di incentivazione aumenti l'uso della bici di un buon 50 per cento per gli spostamenti casa-lavoro, con una percorrenza media di 3,5 km a viaggio, a seguire l'esempio degli altri paesi europei.
I più meritevoli
I paesi più all'avanguardia nell'uso della bicicletta come risorsa anti-inquinamento, per promuovere la salute delle persone e ridurre il consumo di combustibili fossili, sono Belgio, Svezia e Paesi Bassi. In Olanda, notoriamente, la percentuale della popolazione che usa stabilmente la bici sfiora il 30 per cento, a Bruxelles gli incentivi all'acquisto ed utilizzo delle due ruote sono in vigore da ormai sei anni, portando la percentuale di utilizzatori al 9 per cento ed ancora Londra, Stoccolma, Berlino e Barcellona stanno seguendo l'esempio di Velib a Parigi, con programmi di condivisione e prestito della bicicletta per i pendolari.
Funziona?
In tutto e per tutto, a cosa serve veramente usare la bici al posto dell'automobile?
Lasciamo parlare l'infografica creata da Reliance-Foundry per la recente Bike To Work Week (lo scorso Maggio). Non dimenticate di farci avere il vostro parere, più sotto nei commenti: vogliamo sapere cosa ne pensate!

In Italia
Succederà mai da noi? Ho provato a riflettere un po' sul tema confrontando i dati degli ultimi anni ed analizzando il fenomeno del bike sharing e dell'utilizzo della bicicletta. Ed ecco il risultato: il boom nell'uso delle due ruote risale allo scorso anno, con quasi 25 milioni di utenti, la maggior parte cittadini di grandi e medie metropoli che, a causa del traffico e del prezzo quasi proibitivo della benzina, scelgono la bici per spostarsi per brevi tragitti (meno di 10 km al giorno). La maggioranza è concentrata nelle grandi città del Nord, e molti sono i convinti ecologisti che lo fanno anche per una vita più salutare; poi ci sono quelli che utilizzano la bicicletta per moda, e fanno attenzione ai trend del momento, mentre la gran parte ne fa un uso quasi esclusivo nel tempo libero e nei fine settimana. I km di piste ciclabili in Italia sono poco più di 3000, ma ciò di cui si sente veramente il bisogno è una rete urbana di viabilità a due ruote.

(foto Greenstyle.it)
Ma quanto davvero influisce, in Italia, il fenomeno del bike sharing? Adottato in via sperimentale da molte città, si sta rivelando un buco nell'acqua, vuoi per la scarsa pubblicità e cura che ciascuna amministrazione fa dei propri mezzi, vuoi per l'incuria delle piste ciclabili e per le insidie del traffico urbano, vuoi per la poca attenzione che noi cittadini ancora rivolgiamo alle tematiche ambientali.
Sì, il grosso del problema credo proprio di averlo centrato: la mancanza di una cultura della bicicletta.
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