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Al brainstorming preferisco il brainwriting

Al brainstorming preferisco il brainwriting

Avete mai preso parte ad un meeting? Tra colleghi o compagni di studi accade di ritrovarsi attorno ad un tavolo per elaborare un progetto, un'idea o una strategia.
Se avete avuto qualche esperienza di questo tipo, sicuramente avrete trovato le persone più silenziose e quelle che invece occupavano gran parte del tempo, magari (e succede spesso) non ottenendo alla fine il risultato desiderato: un bel mucchio di tempo sprecato.

Facciamo un breve passo indietro, per coloro che al titolo già si sono allarmati. Già, cos'è un brainstorming?

Brainstorming, letteralmente "una spontanea discussione di gruppo per produrre idee o risolvere problemi", è un lavoro di squadra in cui, nel giro di un paio d'ore, ogni soggetto lancia le proprie idee attorno ad un obiettivo comune, spesso correttamente esposte, molto più spesso ridondanti e logorroiche per il resto degli individui.
Da qualche anno è uno tra i termini inglesi più in voga negli ambienti di lavoro, soprattutto quelli creativi, dove le strategie e le azioni da intraprendere sono frutto di scelte condivise; ma è davvero il modo migliore per fare gioco di squadra? Il finale a cui si giunge è frutto del parere di tutti i partecipanti, oppure soltanto dei più chiacchieroni?

Ecco allora che arriviamo al brainwriting, ovvero la versione grafica su carta del brainstorming: la pratica di esplicitare le proprie idee su di un foglietto, così da avere tutti in egual misura il tempo necessario per esporre brevemente le proprie e poterne discutere poi, al pari di chiunque altro.
Appare così una modalità senza dubbio più democratica e formalmente migliore del brainstorming, ma è davvero così?
Non ci resta che analizzare più a fondo questa tecnica.

Ideata da Horst Geschka e dai suoi collaboratori al Battelle Institute di Francoforte come parte di uno studio sui metodi di gestione del team work e delle innovazioni, in relazione al tempo impiegato, il brainwriting nasce attorno alla fine degli anni '80; pensata inizialmente soltanto per ridurre le tempistiche in caso di gruppo numeroso (oltre le 8 persone), è diventata una vera e propria strategia anche in tutti i campi nei quali la creatività la fa da padrone: pubblicità, marketing e strategie aziendali su tutti.

Perché è meglio del brainstorming, dunque? I fattori principali sono la libertà di idee di ciascuno ed il tempo che si impiega. Inoltre, scegliendo un moderatore esterno al gruppo, si responsabilizza ognuno a riflettere attentamente alla frase di partenza (che può essere il problema da risolvere oppure la definizione da tradurre in immagini collettive e spot).

Ma come funziona nella pratica?

Dopo aver scelto il moderatore, la parola centrale capace di stimolare l'intero processo creativo di lavoro e dotato ogni singolo di un foglio di carta ed una penna, ciascuno può elaborare la propria idea senza essere influenzato da altri, senza cioè fare proprio un pensiero altrui, in un silenzioso lasso di tempo.

La precisione di questa modalità risiede nel fatto che non sono soltanto le parole a poter descrivere il percorso pensato, ma un qualsiasi disegno, simbolo o schema, ampliando di fatto le possibilità e sintetizzando in maniera estrema i concetti; dopo aver espletato questa prima fase, per ottenere un numero maggiore di alternative, si passa il proprio foglietto al partecipante di destra, che a sua volta prenderà spunto dalla precedente soluzione per crearne una terza; e così via, sino al completamente del giro del proprio foglio (ma si può anche terminare prima, se il tempo a disposizione è limitato).

Si raggiunge così un livello di anonimato quasi totale nell'esposizione finale di ogni lavoro, una ripartizione del tempo perfettamente democratica e i fattori caratteriali di timidezza e leadership influiscono molto poco sulla decisione.
Si ottiene così un'idea, di per sé stimolante, frutto dei miglioramenti costanti apportati dal team, in cui tutti sono protagonisti.

Non è tutto oro ciò che luccica

Ed infatti esiste una serie di situazioni nelle quali è meglio evitare il brainwriting, preferendogli il buon "vecchio" brainstorming: certamente quando il numero di partecipanti è sotto le cinque unità, soglia considerata ottimale; ma anche quando esistono difficoltà ad esprimersi per iscritto (gruppi di nazionalità e lingue molto differenti), quando le problematiche da rivedere sono molto complesse e difficilmente sintetizzabili tramite segni grafici ed anche in caso di una squadra da poco creata e molto eterogenea, dove le persone vogliano emergere per spirito competitivo.

Un'ultima sintesi video (da FastCompany) per chiarire i concetti, sperando che quest'articolo vi sia stato utile per il vostro prossimo meeting.

Immagine di copertina: ConsolidatedLabelCompany