L'equo compenso alla SIAE
In questi giorni si è timidamente parlato, online e sui giornali, di una nuova tassa (che la SIAE non chiama tassa in quanto, non essendo un ente pubblico, non può imporre tasse) chiamata equo compenso. Per chi non avesse mai sentito questo nome, SIAE sta per Società Italiana degli Autori e degli Editori; il presidente della società è Gino Paoli, ed il compito della SIAE è quello di incassare i soldi derivanti dai diritti d'autore e di distribuirli agli artisti in modo equo (trattenendo una percentuale della somma, causa rimborso spese).
L'equo compenso, ovvero l'oggetto di questo articolo, è la (fatemela chiamare) tassa che il ministro per i Beni Culturali Franceschini ha deciso di aumentare, e che viene pagata dai consumatori all'atto dell'acquisto di qualsiasi bene elettronico in grado di archiviare dei dati. A titolo puramente esplicativo vi faccio un esempio: se volete acquistare un Hard Disk (interno o esterno non fa differenza) da 2 TB, da qualche giorno dovete pagare € 20 di equo compenso.
Il problema delle copie private
La convinzione a monte di questo aumento è che, poiché con l'avvento della musica digitale (ma anche film ecc.) gli utenti possono detenere più copie della stessa canzone/film nei loro dispositivi, senza pagare due o più volte lo stesso contenuto, la SIAE ci perde dei soldi, che bisogna ridarle in qualche modo. Ora la domanda è questa: prima dell'avvento del digitale, se una persona comprava un CD e lo metteva nello stereo dell'automobile, se poi voleva riascoltarlo nello stereo di casa ne comprava un'altra copia? Io credo di no. Semplicemente il CD veniva estratto dallo stereo della macchina ed inserito nello stereo di casa. La musica digitale funziona alla stessa maniera: si acquista un album su uno store digitale, e la nostra proprietà diciamo che viene sancita nel cloud; dopodiché, se voglio riprodurre l'album sull'iPhone lo inserisco (che nell'era digitale si dice scarico) sull'iPhone, se lo voglio sentire sul Mac lo scarico sul Mac, eccetera. Perciò, cara SIAE e caro Franceschini, di che introiti mancati state parlando?
Altre questioni poco convincenti relative all'equo compenso
Già questo basterebbe a causare una risata isterica mista ad istinto omicida, ma andiamo avanti con le barzellette. L'equo compenso verrà versato in maniera incondizionata, a prescindere dall'utilizzo che si farà del dispositivo acquistato, e verrà pagato anche dalla Pubblica Amministrazione.
Sapete cosa vuol dire? Che se l'ospedale compra un CD vergine per salvare l'immagine di una lastra da consegnare al paziente, su quel CD paga l'equo compenso; se un'azienda compra un NAS per fare il backup del lavoro svolto, su quei 2/4/8 TeraByte di memoria ci paga l'equo compenso. Il tutto perché, in quella memoria, potrebbe essere salvato materiale protetto da diritti d'autore. Volendo si potrebbe chiedere il rimborso, ma sappiamo tutti perfettamente come funzionano queste cose, e pertanto non credo servano ulteriori commenti.
Altre domande mi sorgono spontanee:
- Se pago i diritti d'autore a monte, quando acquisto il dispositivo, perché devo ripagarli quando acquisto i contenuti sugli store digitali?
- Come verranno tassati i servizi streaming (come Spotify e Infinity), che, pensando in prospettiva, saranno determinanti nella distribuzione dei contenuti multimediali?
Conclusioni
Personalmente, e probabilmente si evince dall'articolo, sono molto amareggiato da questa ennesima scelta sbagliata della SIAE e del Governo. Sono il primo a ritenere che gli artisti meritano di guadagnare dei soldi dal proprio lavoro, sono sempre in prima linea per sostenere questa causa (nel mio piccolo), e sono il primo a spendere centinaia di euro ogni anno su iTunes per acquistare la musica che voglio ascoltare e i film che voglio vedere.
Sono convinto che, se la SIAE volesse più soldi da distribuire agli artisti, avrebbe modi molto più intelligenti per ottenerli. Uno su tutti potrebbe essere la cessione dei diritti per la commercializzazione delle serie tv alle varie Apple, Google, Microsoft eccetera, visto che ancora oggi, nel 2014, siamo uno dei pochi paesi industrializzati a non avere alternative alla pirateria per poter scaricare le serie tv sui nostri dispositivi a causa delle esclusive che, puntualmente, vengono rinnovate ai vari Sky/Mediaset di turno.
Con queste tasse insensate, al contrario, credo che venga incentivata ancor di più (come se ce ne fosse bisogno) la pirateria. Credo infine che, visti gli immensi ritardi che il nostro paese vanta a livello di digitalizzazione della popolazione, sia sbagliato e poco lungimirante continuare a tassare i dispositivi che avvicinano gli italiani alla tecnologia.
Se volete rubarci altri soldi, per amor del nostro futuro, prendeteceli altrove.
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