I cellulari ci stanno uccidendo
I cellulari, o meglio ancora gli smartphone, sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana, tanto che ormai è raro incontrare chi non ne ha uno. La tecnologia avanza, e si spera anche la salute. Quello che in realtà potrebbe succedere è invece un racconto dal triste epilogo: i cellulari potrebbero davvero farci male, per via dei campi elettromagnetici.
I loro effetti sulla salute sono tuttora oggetto di discussione, per un semplice motivo: la tecnologia che produce campi elettromagnetici non esiste da molto tempo, e soprattutto, ai suoi albori non era utilizzata tanto quanto adesso lo è. Per cui è molto difficile raccogliere dati validi, perché le persone che possono essere soggetto di studio sono i giovani e gli adulti fino ai 40-50 anni circa, ossia coloro che fanno abitualmente uso di tali tecnologie (specialmente i primi). Il fatto preoccupante è che quando i dati saranno disponibili potrebbe davvero essere troppo tardi per analizzarli.
Il dibattito
Su questo pensiero ci sono due filosofie opposte. La prima sostiene di limitare al massimo la psicosi di malattie da campi elettromagnetici e, intanto, lavorare su quei pochi dati disponibili; la seconda sostiene di non doversi preoccupare fino a quando non si faranno evidenti i danni creati proprio dai campi. Chiaramente, la seconda linea è piuttosto ambigua: chi è che ha interesse ad aspettare di stare male per poi curarsi, senza prevenire tali mali? La risposta è semplice: tutte quelle aziende il cui lavoro ha - direttamente o indirettamente - a che fare con i cellulari e i campi elettromagnetici. Effettivamente molti di noi porrebbero un limite all'uso di tecnologie da elettromagnetismo se sapessero che potrebbero stare molto male, il che significa una drastica riduzione dei profitti. Anche se, per la nostra opinione, ciò risulta molto difficile: provate a pensare solo a quanti cellulari sono presenti nel mondo, e già vi renderete conto che ridurre il più possibile questa enorme fonte di radiazione elettromagnetica sembra una missione impossibile da svolgere. Che poi, chi è che ne riesce a fare a meno, al giorno d'oggi?
Gli effetti conosciuti su uomo e natura
In ogni caso qualche effetto dei campi elettromagnetici già si conosce. Diversi studi hanno dimostrato che i campi danneggiano e modificano il Dna, e si ritiene che tale modifica sia uno dei primi passi che portano allo sviluppo dei tumori; la possibilità è che i campi prodotti dai nostri cellulari possano avere un livello tale da poter davvero modificare il Dna. Ma a preoccupare davvero (come se non fosse già abbastanza) sono i risultati di altri studi: uno di questi afferma che le persone che utilizzano i telefoni cellulari almeno 22 ore al mese hanno il 50% in più di probabilità di sviluppare tumori alla ghiandola salivare; un altro ha scoperto che le persone che hanno vissuto a meno di 400 metri da una torre di trasmissione per oltre 10 anni hanno presentato un tasso di incidenza del tumore tre volte maggiore rispetto a quello presentato da chi viveva oltre i 400 metri di distanza da tali torri; un altro ancora ha dimostrato che chi vive a 50 metri da una linea elettrica ad alta tensione sviluppa una maggiore probabilità di ammalarsi di Alzheimer rispetto a chi vive a 600 o più metri da tale linea; infine si è dimostrato anche che un uso dello smartphone tra le due e le quattro ore al giorno porta ad un riduzione del numero degli spermatozoi del 40% rispetto a quelle persone che non fanno uso dei cellulari.
Non solo l'uomo, però, può rischiare malattie: anche la natura ha mostrato delle variazioni: una ricerca ha scoperto che i campi rovinano l'abilità di uccelli e api di volare; un'altro studio - nel quale un cellulare connesso ad una chiamata è stato posto di fronte ad un alveare - ha visto morire l'intera colonia di api.
Elettromagnetismo e uomo
Dopo tutti questi dati, un interrogativo ci sorge spontaneo: se abbiamo già alcuni risultati, perché non si è già intervenuti a favore della salute? Innanzitutto, dobbiamo ricordare la modesta quantità di dati, che sì consente di fare ricerche ma che ancora non è sufficiente per espandere i risultati da un campione all'intera popolazione; il secondo motivo è che questi studi in alcuni casi fanno riferimento ad episodi singoli (ed estremi, vedi studio delle api) e non ad archi temporali piuttosto lunghi come 20 anni. Insomma, serve ancora tempo per poter produrre stime davvero significative ed efficaci. Anche perché qualche intuizione possiamo già farla. L'uomo infatti, nel suo corpo produce certamente alcuni campi. Un esempio è quello dei nervi che si scambiano dei segnali attraverso la trasmissione di impulsi elettrici, ma anche il cuore che elettricamente è attivo (basti pensare al fatto che per registrare la sua attività facciamo un elettrocardiogramma), o altre attività interne. Il fatto è che quando appoggiamo un cellulare all'orecchio, in realtà ci stiamo appoggiando un'antenna, e l'energia elettromagnetica che il corpo umano assorbe viene dissipata sotto forma di calore che può provocare un'innalzamento della temperatura corporea di uno o due decimi di grado: molto poco rispetto alle variazioni termiche necessarie a provocare problemi fisiologici. Insomma, il rischio a tempo immediato è praticamente scongiurato. Quello che ci manca è proprio il rischio per un periodo molto lungo, per il quale ritorniamo al discorso iniziale, ossia al fatto che mancano i dati. Certamente gli studi sopra descritti possono preoccupare chiunque abiti molto vicino ad un ripetitore, ma bisogna ricordare che una correlazione tra due fenomeni non implica davvero che il primo causa il secondo (per ulteriori spiegazioni, in fondo a questo articolo vi chiariamo un po' le idee); inoltre un risultato ottenuto deve essere sempre analizzato alla luce di ogni altra variabile. In altre parole: non è sempre vero che una persona magra lo è perché mangia pochissimo, così come non è detto che una persona brava a scuola lo sia solo perché studia tanto, ma magari anche perché ha un buon metodo di studio o ha una buona memoria.
E quindi?
Insomma, la situazione non è ancora ben definita. Ci vorrà davvero del tempo per poter davvero produrre risultati coerenti ed efficaci. Nel frattempo però noi possiamo darci da fare perché, si sa, prevenire è meglio che curare. Quindi vi diamo alcuni semplici consigli, che forse già avrete sentito:
- andare a dormire tenendo lontano il cellulare
- chiudere ogni apparecchio elettronico quando non se ne fa uso
- evitare di chiamare quando si viaggia in macchina: lo spostamento provoca un continuo riagganciamento del cellulare ai ripetitori, aumentando l'esposizione alle onde elettromagnetiche
- tenere lo smartphone leggermente distante dall'orecchio quando si chiama o, meglio ancora, usare un auricolare
Ultima cosa: un aiuto a tutti questi accorgimenti può essere un uso più consapevole dei nostri dispositivi, almeno dei cellulari. Vi invitiamo pertanto a dare un'occhiata qui e a fare una sfida da soli, giusto per capire che la consapevolezza di ciò che facciamo implica anche una prevenzione per la nostra salute.
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