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Cristoforo e Amerigo, quelli che (ancora) non conoscete

Cristoforo e Amerigo, quelli che (ancora) non conoscete

Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci. Siamo in pieno 1400, anzi fate pure tardo 1400, e l'Italia non esiste così come la vediamo noi oggi: è un groviglio di repubbliche, principati e regni. Ma a dominare il Mediterraneo ci sono soltanto flotte nostrane. Le Repubbliche marinare di Genova, Pisa, Amalfi e Venezia spadroneggiano nel Mare Nostrum, ma già il desiderio di sconfinare pervade i più grandi pionieri.
È in questo contesto che nasce la fama degli esploratori, personalità geniali in grado di anticipare il futuro: quali sono i primi nomi che vi vengono in mente, quando pensate ai precursori dei viaggi marittimi transoceanici? Il nome più famoso al mondo, ormai sinonimo dell'italiano in cerca d'avventura, capace di seguire il proprio istinto e realizzare scoperte epocali è senza dubbio Cristoforo Colombo; a seguire, perché no, colui che raddrizzò le eccentriche ipotesi del navigatore genovese riguardanti il nuovo continente, e da cui questo prende il nome: il fiorentino Amerigo Vespucci.

Scoprirete ora che la storia che vi racconto oggi non ha apparentemente nulla a che fare con due dei più illustri precursori dell'italianità nel mondo. Ma di questo ne riparleremo alla fine.

New York, 2014

Un diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Torino ed una laurea in Lettere Moderne, possono dire molto delle persone; ma non tutto, e la mia curiosità non ha potuto fermarsi quando, dopo aver letto qualche riga a proposito della loro avventura, ho deciso di contattare Cristoforo e Amerigo.

Chi? Francesco Meola e Danilo Ottaviani, due attori italiani.
Il sogno americano, per questi due ragazzi, è rappresentato dalle continue sfide che si pongono sul cammino di un attore. E New York è stato un passo quasi naturale, dopo le diverse esperienze in patria: se da un lato è stato il completamento di un percorso di studi dall'altro è arrivato come scelta di vita, dopo un solo anno di esperienza lavorativa in Italia. Ma nessuno dei due sembra, al momento, pentirsene.

L'America è un paese ricco di opportunità, che ha sicuramente ancora tante contraddizioni, ma che premia il merito, cosa che nel nostro bellissimo Paese purtroppo avviene di rado; la competizione è alle stelle e il numero di attori italiani a New York è elevatissimo.

Come si diventa Cristoforo&Amerigo?

Nella storia, il caso non esiste. Eppure Danilo e Francesco si sono conosciuti per caso ad una prova generale di Neighbors, lo spettacolo che Francesco stava portando in scena nel 2013 (e che ad Aprile è sbarcato a Milano, allo Spazio Tertulliano) assieme ad un'altra attrice italiana, Irene Turri. Amici in comune, italiani in trasferta, e quattro chiacchiere si scambiano molto volentieri: Danilo racconta quello che stava facendo, da un anno, a Little Italy, ovvero recitare in pubblico a Mulberry Street; Francesco ne è entusiasta.
Essere attori italiani a Little Italy aveva un ché di vincente, perciò decidono di dare nuova veste al progetto, creano un menu attrattivo: due attori girovaghi che offrono piatti particolari per clienti affamati di intrattenimento made in Italy.

Ed ecco che nascono Cristoforo&Amerigo.

La scelta di abbandonare l'Italia per New York

Danilo: Il grosso problema dell'Italia è il sistema, che è inchiodato da vecchi meccanismi che non supportano i giovani, che rappresentano il futuro di qualsiasi nazione. Io non ne potevo più di stare in Italia, per quanto ami il mio Paese sentivo la profonda necessità di staccarmi e di mettermi alla prova altrove; volevo essere cittadino del mondo, volevo assolutamente partire perché sapevo che se non l'avessi fatto, più avanti me ne sarei pentito. Mi son detto: tentar non nuoce, male che vada torno indietro.
Ora è già passato un anno da quando son partito, parlo inglese e spagnolo, e ho alle spalle la più bella esperienza della mia vita. Lo rifarei diecimila volte.

Francesco: Il sogno americano per me esiste ancora. La spinta emotiva e vitale che ti regala una città come New York è pazzesca, adoro il senso di imprevedibilità che mi regala ogni giorno.
Questo è il mio sogno: cercare di lasciarmi sorprendere quotidianamente dalla vita e dagli incontri. È altresì vero che la competizione in questa realtà è molto forte quindi non è facile emergere, anche se si ha il giusto piglio; ma a differenza dell'Italia io percepisco una competizione più sana, meno chiacchierata e più basata sui fatti.
Se hai una buona idea, come quella che pensiamo di avere io e Danilo con il nostro menu, si viene premiati e seguiti, altrimenti no.

Perché New York?

È una città che ti mette a dura prova e per questo ti fa crescere molto. Io sono felicissimo di aver preso questa scelta nella mia vita. Mi piacciono i miei amici italiani qui, ma adoro anche conoscere persone di altre culture: per quanto riguarda l'internazionalità, è unica al mondo.

Living in the Big Apple

New York ha rappresentato, e rappresenta tuttora, qualcosa di speciale nelle menti dei giovani: una porta diretta al futuro, un luogo mistico in cui potere, soldi e successo s'intrecciano, ma che all'interno dei suoi nodi lascia ampi spazi di sviluppo alle centinaia di culture ed interessi che la popolano.

La presenza di italiani nella Grande Mela si fa sentire, ma Francesco e Danilo non l'hanno mai vissuta come qualcosa di positivo o negativo, bensì come un dato di fatto. L'essere italiani si fa sentire: è un modo di intendere la vita alla stessa maniera, spregiudicata e in continua ricerca, e così spesso si creano relazioni d'amicizia o stretti rapporti professionali; ma nessuno dei due disdegna la conoscenza e lo scambio di esperienze con tutte le nazionalità con cui entra in contatto!

La forte differenza tra il nostro paese e New York City è il valore che viene dato all'arte; secondo Francesco in America viene più riconosciuto il lato sociale ed economico del lavoro artistico, mentre in Italia vige un'altra logica: o sei famoso, oppure sei un artista fallito.

Tantissime volte ho sentito dirmi in Italia, anche da amici "speriamo che tu possa diventare famoso."
A questa frase io rispondo sempre "speriamo che io riesca a vivere del mio lavoro. Sarei felicissimo solo con questo."

Per Danilo invece, la città della East Coast è sempre stata un sogno, sin da bambino: mai stato prima, ma guidato dall'istinto sapeva che qui avrebbe trovato ciò che cercava; e una volta arrivato, zaino in spalla e sacco a pelo alla mano, l'ha trovata esattamente com'era nei suoi sogni. Se esiste, è amore a prima vista.

Mamma, voglio fare l'attore

Sebbene per entrambi sia più una passione innata, quella di fare gli attori, che un sogno dell'ultim'ora, gli studi in campo classico hanno aiutato entrambi a familiarizzare con la letteratura, sotto qualsiasi forma; le storie sono sempre state un buon bacino d'ispirazione per creare a propria volta personaggi, avvenimenti e trame. Letteratura, poesia e teatro sono fortemente connesse: dietro c'è sempre uno sforzo immaginativo e comunicativo molto forte, che ha come filo conduttore la passione.
E la passione, ai nostri due ragazzi, non manca.

Non so per quale motivo lo faccio, so solo che non posso farne a meno.

Con una professione in ambito artistico, specialmente nel mondo della recitazione, nessuno ti prende sul serio.
In Italia viene vista come un hobby.

Se qui dico che faccio l'attore, nessuno mi chiede quale sia il mio vero lavoro. Per questo motivo gli attori in America sono molto pratici, obiettivi e imprenditori di loro stessi. Si bada molto al sito, alle business card, al lato pubblico.

Il teatro, così come tutte le professioni d'arte, è sempre una scelta dura ma coraggiosa. Da grande sostenitore dell'arte genuina che ha un intento comunicativo sincero e universale, Francesco ha intrapreso la via del teatro come modo per conoscere e conoscersi.
Fortunatamente la scommessa di Cristoforo e Amerigo negli USA, ed ancor di più a New York, è vinta: l'essere attori viene visto come un lavoro vero e proprio, e molto spesso viene apprezzato il fatto di aver scelto una strada tortuosa ma ricca di soddisfazioni come questa. L'approccio professionale è decisamente più pratico e semplice rispetto a quello italiano; ma la natura del loro mestiere rimane la stessa: l'incertezza è compagna di vita dell'attore, bisogna solo avere un po' di coraggio.

In una società dominata dalla frenesia e dallo stress, l'arte va controcorrente, perché profonda e capace di scavare a fondo. La forza di uno spettacolo o di un pezzo teatrale che ti tocca, ti prende e ti ammalia è ciò che i veri artisti cercano.

Il lato social

Importante ma non fondamentale: così lo definiscono Danilo e Francesco; utile avere un profilo professionale sul web costantemente aggiornato, così come una pagina dedicata sui social (qui trovate Facebook e YouTube) per chiunque cerchi notizie riguardanti gli eventi, gli spettacoli e le serate. Il pubblico si fa un'idea del duo e dei loro progetti artistici, anche se il passaparola nel mondo del teatro è sempre il mezzo che trascina più pubblico.

"Per me ha sempre più forza il consiglio diretto di un amico che ti dice di andare a vedere uno spettacolo, piuttosto che dieci notifiche" sostiene Francesco, che nella vita ha fatto una scelta ben precisa nel non voler dipendere da uno smartphone.

Freelance si nasce o si diventa?

Come in tutte le chiacchierate, reali o virtuali, che vi ho proposto sin qui su Tasc, una delle questioni che più mi stanno a cuore e mi incuriosiscono è la scelta del non dipendere da nessuno, ovvero dell'essere freelance. E tale dilemma, se così lo posso definire, è tanto più sentito in ambito artistico. Dunque non potevo non riproporre l'argomento, con un punto di vista quanto mai chiarificatore:

"A mio parere gli attori si dividono tra attori scritturati e attori da compagnia. I primi sono più freelance e si spostano di progetto in progetto, un po' come dei cani sciolti. I secondi invece si nutrono del bisogno di appoggiarsi a realtà più grandi, a compagnie, e formano coppie comiche, gruppi, ensamble." mi spiega Francesco, che continua "Io mi sono formato con questo secondo spirito: preferisco molto di più fare uno spettacolo con la mia compagnia piuttosto che con registi qualsiasi. Appartengo ad una compagnia in Italia (Oyes), una in America (KIT) e ho formato un duo comico con Danilo. Per me il teatro è un atto meraviglioso di condivisione di vita e creazione. Preferisco essere attore di compagnia piuttosto che attore scritturato, ma con questo non voglio assolutamente mal giudicare chi la pensa ed ha fatto scelte diverse dalle me."

La storia continua...

Nel futuro auspicano di poter portare il menu à la carte in altre realtà, senza fermarsi a New York: prossimamente, a Giugno, un tour dell'East Coast, ma il vero sogno è toccare tutte le Little Italy delle città americane.

Ci piacerebbe tanto viaggiare con il nostro repertorio e con la nostra voglia di conoscere e scoprire. Sentiamo di essere solamente agli inizi del nostro viaggio.

Volontà di cambiamento, spirito di adattamento, immenso desiderio di imparare: sono le linee guida che aiutano ogni giovane nella propria crescita. E allora basta dar retta al pessimismo diffuso che quotidianamente ci inculcano i media, a cui i giornali dedicano le prime pagine e con le televisioni che stritolano le speranze ad ogni notiziario.
I giovani hanno bisogno di sogni e di passione. E di esempi positivi come questo.

Cristoforo&Amerigo, dunque, proprio come i navigatori: la scelta dei nomi è avvenuta per gioco, il passo successivo è raccoglierne anche lo spirito.