Ambiente

WarkaWater: come produrre acqua dall'aria

Un interessantissimo progetto sta prendendo piede nel mondo delle risorse naturali: WarkaWater.

Cos'è

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WarkaWater è una sorte di torre che riesce a produrre acqua dall'aria. Com'è possibile? Semplicemente, sfrutta il principio della condensazione, che si genera per via del fenomeno dell'escursione termica tra il giorno e la notte, molto comune nei Paesi dell'Africa. Alta 9 metri e pesante soltanto 60 chilogrammi, tale torre è composta da 5 moduli che possono essere installati manualmente, e riesce a raccogliere l'acqua grazie al suo speciale tessuto in polietilene. Il progetto - che potrebbe davvero creare una rivoluzione nell'ambito dello sfruttamento delle risorse - è stato pensato da due architetti, Arturo Vittori e Andreas Vogler, che lo hanno presentato alla Biennale di Venezia ancora nel 2012 e che hanno saputo colpire nel segno per i bassi costi di produzione (500 dollari circa), la facilità del montaggio (bastano 4 uomini e una decina di giorni per montare la torre) e l'uso - a parte, appunto, il polietilene - di materiali ecologici e facilmente reperibili come, ad esempio, il nylon. La particolarità del nome? In realtà Warka è proprio la parola usata per indicare quei tipici giganteschi alberi etiopi i cui rami accolgono il villaggio durante riunioni, feste o discussioni.

Una rivoluzione

Come già detto prima, questo progetto può davvero essere rivoluzionario. L'acqua infatti è uno dei motivi dell'arretratezza di alcuni Paesi africani, come l'Etiopia. In questo stato, i bambini insieme alle loro mamme sono costretti a trascorrere 6 ore ogni giorno a camminare nei sentieri dei territori montuosi per andare a prendere un po' di questa preziosa risorsa. Così facendo, non possono andare a scuola e, ancor peggio, sono esposti a molti rischi della salute. Il bello di questo progetto sta proprio nella facilità di realizzazione, nella sua immediatezza, ma anche nella possibilità di una gestione diretta da parte delle comunità locali, che quindi non dipenderebbero da continui finanziamenti e/o da aiuti esterni: in questo modo si raggiungerebbe l'autosufficienza, un concetto fondamentale per lo sviluppo di questi Paesi che hanno ancora tanti, anzi troppi, problemi da affrontare. Questa è propria l'intenzione dell'architetto Vittori che, in un'intervista allo Smithsonian, afferma:

Non sono solo le malattie che stiamo cercando di affrontare. Molti bambini etiopi dei vilaggi rurali occupano gran parte della giornata diverse per procurarsi l’acqua, tempo che dovrebbero invece investire per attività più produttive ed educative. Se siamo in grado di dare alla gente qualcosa che permetta loro di essere più indipendenti, potrebbero liberarsi da questo circolo.

Il problema

A questo punto verrebbe da pensare che non ci possa essere alcun tipo di problema in questa fantastica idea che coniuga in un'unica idea semplicità, economicità, funzionalità. Ma in realtà bisogna fare una precisazione importante: proprio per l'alta accessibilità dell'oggetto, sembra non esserci un modello di business da costruirci attorno; ciò significa che nessuno è disposto a investire oltre 150000 dollari - questa la cifra necessaria per trasformare il progetto da prototipo a vera e propria opera - proprio perché non ci trova niente da guadagnare. E di sicuro il governo etiope, adesso come adesso, non ne ha la possibilità. Probabilmente Vittori e il suo collega si affideranno alla forza del crowdfunding.