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Siete sicuri di sapere tutto di Apple?

Qui su Tasc parliamo spesso di Apple: diamo le nostre opinioni ai prodotti ed ai loro prezzi, analizziamo le sue strategie di marketing, ne decretiamo la bellezza inserendo i prodotti stessi nelle nostre liste di oggetti must-have, parliamo del suo fondatore. Forse però non è ancora abbastanza, e per questo vogliamo darvi altre informazioni che vi illustreranno i lati meno citati dell'azienda di Cupertino; lati che spaziano dalla sicurezza alla produzione, dalle applicazioni alla scuola. Perché Apple è un vero e proprio ecosistema, e molto spesso è difficile capire la strategia generale così come i suoi singoli aspetti.

Dati al sicuro

Partiamo da un aspetto che nei giorni scorsi ha suscitato molto interesse: la sicurezza dei propri dati. Una ricerca ha dimostrato che il 72% delle persone che erano passate ad iOs 7 partendo da versioni precedenti, lo avevano fatto entro un mese dalla data di rilascio di iOs 7 stesso; in questo passaggio, ben più di 20000 persone persero tutti i loro dati per via di problemi dovuti proprio all'aggiornamento o a problemi ad esso inerenti. In ogni caso, se siete intenzionati a passare al nuovo iPhone 6, ci sono alcuni suggerimenti da seguire, consigliati da Wondershare:

Una volta fatte queste operazioni, resta solo una cosa da fare: capire come proteggere tutte le informazioni e i dati cancellati, al fine di non poter essere recuperati. Ed è la stessa Wondershare a darci la soluzione (non senza un po' di pubblicità e di ironia):

Vetro in zaffiro? No, grazie!

Una delle tante voci che circolavano in rete nei giorni precedenti alla presentazione dei nuovi iPhone 6 e iPhone 6 Plus era la possibilità che il vetro potesse essere realizzato in zaffiro. Alla fine, la presentazione ha mostrato qualcos'altro: il vetro a ioni rinforzati. Questo particolare vetro subisce un processo chimico per il quale gli ioni di sodio vengono rimpiazzati dagli ioni di potassio, che sono più grandi e più resistenti. Lo zaffiro invece è una variante di un materiale chiamato corindone, che nella scala Mohs è al nono posto su dieci (in pratica, uno dei materiali più resistenti al mondo). Il fatto è che usare vetri in zaffiro comporta alcuni grandi problemi. Innanzitutto, la creazione di vetri in zaffiro è un processo che deve essere incredibilmente perfetto per poter produrre ottimi risultati; difatti, l'ossido d'alluminio qual è il corindone deve essere fuso a 2000 gradi centigradi, raffreddato molto lentamente, tagliato e usato in condizioni ben precise per essere trasformato in vetro, e il processo per ora non è così potente da garantire precisione, solidità ma soprattutto produzione in massa. Inoltre, il costo di produzione è circa 1,3 volte più alto rispetto a quello dei Gorilla Glass: ciò comporterebbe maggiori costi che, negli smartphone top di gamma, verrebbero mal sopportati dai consumatori. Bisognerà quindi aspettare tecnologie di lavorazione più efficienti prima di vedere i vetri in zaffiro sui melafonini.

L'Apple Watch? Una scelta forzata

Tra le varie novità presentate, ha sicuramente avuto un certo risalto anche la presentazione dell'Apple Watch, un po' come i rumors avevano fatto pensare. Al di là di ogni disputa e opinione su design e caratteristiche tecniche, la mossa di Apple è puramente in ottica finanziaria. Infatti, il mercato dei dispositivi indossabili è in crescita esponenziale: previsti 14 miliardi di ricavi nel 2014, ipotizzati ben 70 miliardi di ricavi entro dieci anni. E ha certamente sviluppato una strategia ben congegnata: sapendo di non entrare da prima nel settore, ha ben pensato di creare un prodotto che offre 34 configurazioni/stili diversi, e due dimensioni, in modo da rivolgersi ad un'audience piuttosto ampia. Forse è stata anche spinta dal dato ricavato da un'agenzia di mercato statunitense per cui il 46% degli intervistati si è dichiarato favorevole all'acquisto di uno smartwatch, cercando di non dedicarci troppe risorse finanziarie. Il problema forse sta nel prezzo: in un'altra ricerca eseguita pochi giorni dopo la presentazione dell'Apple Watch, soltanto il 14% degli intervistati ha dichiarato di voler sborsare 350 dollari per comprare questo wearable device. Ma, si sa, il marketing Apple ha sempre fatto grandi opere, per cui...staremo a vedere.

La catena di produzione? All'estero

Apple va molto orgogliosa del suo "Designed in California", chissà se va orgogliosa anche del suo "Assembled in China". Eh si: se tutte quelle menti geniali che sviluppano questi bellissimi e funzionalissimi prodotti lavorano a Cupertino e sono orgoglio dell'America, non si può dire lo stesso di tutti coloro che fanno il "lavoro sporco" del lavoro a mano come l'assemblaggio. E, se sapeste che ogni iPhone costerebbe 4 dollari in più se venisse prodotto negli Stati Uniti, tutto diventa più chiaro. Non vi basta? Allora sappiate che le tasse sui profitti che Apple paga valgono soltanto il 2% dei profitti stessi, mentre in America varrebbe addirittura il 35%. Ma non c'è da criticarla per questo: Apple ha il diritto di fare ciò che vuole, e per una grande azienda quale lei stessa è, diventa fondamentale ridurre al minimo i costi. Costi che non riguardano soltanto la fase di assemblaggio vera e propria (svolta all'85% in Cina), ma anche tutta la catena di fornitura. Difatti, anche se Apple affida la produzione di molti dei suoi componenti ad aziende americane, queste poi smerciano una buona parte del lavoro nelle loro filiali estere. Un esempio? Texas Instruments ha stabilimenti anche in Malesia, Giappone, Filippine; Fairchild Semiconductor ha filiali in Cina e Malesia; Cirrus-Logic, che produce i vari componenti audio, ha grandi fabbriche in Cina. La scelta di una catena di fornitura estera è dovuta anche al fatto che negli Stati Uniti manca quella capacità di lavoro totale, di dedizione completa e assoluta, che spesso solo in Cina è possibile trovare; questo comporta chiaramente difficoltà nel selezionare le risorse umane che calzino alla perfezione con un modello produttivo sostenibile. Pensate che il periodo per assumere circa 8700 ingegneri che gestiscano oltre 200000 operai è di 9 mesi per gli Stati Uniti, di soli 15 giorni per la Cina. Incredibile vero? D'altronde, fu lo stesso Steve Jobs a sostenere che "I lavori creati dall'iPhone non torneranno mai in America perché nelle industrie asiatiche - specialmente cinesi, ndr - c'è una produzione molto più veloce, e ad una scala molto più larga e flessibile".

Giovani, lavorate all'Apple Store!

Ma se da una parte possono aprirsi polemiche sulla mancata occasione di nuovi posti di lavoro, dall'altra si può certamente stare tranquilli: basta infatti guardare all'Apple Store per capire che lavorare lì fornisce certamente uno stipendio non così alto, ma più che sufficiente per i giovani di oggi. Quanto, precisamente? 11,91$ all'ora. Forse meriterebbero ancor di più, dato che ogni dipendente, nel 2011, ha generato una media di vendite per 5647 dollari al metro quadro. In ogni caso, non è così facile poter entrare a lavorare in un Apple Store: una nuova apertura a Manhattan nel 2009 ha visto 10000 candidature a fronte di 200 assunzioni; un tasso di assunzione pari al 2%, più basso del tasso di persone entrate ad Harward, che vedeva 29000 richieste a fronte di 2030 posti (7%).

Apple e l'istruzione

Se siete giovani e ancora non lavorate ma studiate, allora Apple può fare al caso vostro. La casa di Cupertino ha infatti deciso di puntare forte sul settore istruzione, presentando lei stessa la famosa app iTunesU e iBooks2: la prima è un portale online gratis con contenuti accademici da università come Oxford, Stanford e Yale; la seconda permette di acquistare gli ebook di famose case editrici come Pearson e McGraw-Hill. Perché puntare forte sull'istruzione? Perché è un settore che potenzialmente vale miliardi - specialmente in un periodo tecnologicamente avanzato come quello attuale, dove la gente abbandona sempre il più il mondo della carta. Miliardi che però vengono messi in ballo con Google, altro grande colosso dell'hi-tech. Questo confronto ve lo lasciamo spiegare all'infografica qui di seguito.

Steve il visionario, Tim l'economista

Ultima considerazione, ma non per importanza, riguarda il fondatore di Apple, Steve Jobs, e l'attuale amministratore delegato, Tim Cook. Se ne sono sentite molte, in questi tre anni di mancanza di Steve (per ripercorrere la sua vita, leggetevi questo articolo): Steve era la Apple, Steve era il migliore, Steve sapeva innovare, Steve aveva polso, e così via. Povero Tim Cook: tartassato a più non posso, ha dovuto subirsi davvero tante, forse troppe, critiche e offese.

Forse Tim Cook merita davvero qualche complimento in più. Innanzitutto, perché ha contribuito a rendere l'ambiente all'interno di Apple ancor più piacevole di quanto già lo fosse con Steve Jobs; difatti, la società Glassdoor - che ogni anno conduce sondaggi nelle grandi aziende americane presso i dipendenti per verificare quanto siano soddisfatti dei loro CEO - ha scoperto un tasso di approvazione per Tim Cook del 97%, due punti percentuali in più del suo precedessore. Inoltre, perché ha reso Apple una grande potenza economica: grazie a lui, la casa di Cupertino è il 77% più ricca di quanto lo era con Steve Jobs.

Oggi Apple può vantare ben 159 miliardi di dollari in liquidità, 38 in più dei 121 che il buon Tim era riuscito a raggiungere dopo qualche mese al timone della Mela Morsicata. Certo, bisogna sottolineare che di questi 159, ben 111,3 sono depositati all'estero e quindi sottoposti ad una tassazione molto, molto inferiore rispetto a quanto le spetterebbe negli Stati Uniti. Ma questi sono piccoli dettagli, che non vanno ad infrangere quell'aspetto da economista che caratterizza Tim Cook. Rispettando, tra l'altro, gli standard di alta qualità che vengono garantiti da molti anni a questa parte.