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Hyperreality, a metà tra reale e virtuale

Il mondo si divide in due tipi di persone: quelle con gli occhiali e quelle senza.
Le prime, alzandosi la mattina, gettano svogliatamente una mano sul comodino, afferrano gli occhiali, li indossano e da quel momento in poi per loro quella macchia deforme chiamata realtà acquista un senso. I secondi, invece, sempre la mattina prima di alzarsi, gettano svogliatamente una mano sul comodino, afferrano lo smartphone e soltanto nel momento in cui controllano le notifiche sui social, per loro la realtà acquista un senso.

Cosa distingue gli uni dagli altri? Non un semplice gesto, ma una gerarchizzazione più o meno consapevole delle proprie priorità esistenziali. Non spaventatevi se quanto appena detto può non suonarvi familiare, le spiegazioni arriveranno tra pochissimo.

Cosa ci rende reali?

Il modo in cui ci comportiamo nella realtà è dettato da principi fisici, ma anche relazionali, ed è proprio il nostro modo di adattarci a ciò che ci circonda che determina delle reazioni da parte dell'ambiente, e viceversa. Da tempo ormai stiamo cercando di cambiare l'approccio che abbiamo nei confronti della realtà, tentando di modificare quella relazione che sussiste tra noi, gli altri ed il contesto in cui siamo inseriti.

Tutto ciò che compiamo ha delle ripercussioni sullo spazio che abitiamo. Le risposte che riceviamo ci raggiungono sotto forma di stimoli sensoriali e noi, a nostra volta, li interpretiamo traducendoli in sensazioni.

Cosa succederebbe però se vivessimo l'ambiente con un livello di partecipazione più alto? Cosa significherebbe se quegli stimoli che riceviamo in maniera confusa a seconda dei contesti e delle situazioni li ricevessimo in maniera comandata attraverso l'utilizzo di un dispositivo che ce lo consente? Come cambierebbe il nostro modo di approcciarci alla realtà?

  • Potremmo scegliere in maniera autonoma in che momento ed in che modo vivere determinate esperienze;
  • Potremmo organizzare il tempo in maniera più cosciente, misurandolo in base alla quantità di esperienze di cui siamo partecipi;
  • Potremmo vivere in un mondo fatto di impulsi e diventeremmo noi il discriminante di cosa vogliamo recepire e di cosa invece vogliamo tenere a distanza.

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La Hyperreality (o Realtà Aumentata) consiste proprio in questo: l'uomo, attraverso l'utilizzo di una sofisticata tecnologia, è ormai in grado di inserirsi in un contesto tutt'altro che reale, riuscendo tuttavia a sperimentare con un altissimo grado di veridicità tutto ciò che normalmente non vive durante la sua quotidianità. Verrebbe quindi da chiedersi dove risieda il discriminante. Semplice, la possibilità di scelta.

L'individuo può scegliere come, dove e quando ricevere gli stimoli del mondo e soprattutto ha la facoltà di scegliere selettivamente ciò che più gli interessa. Non sarebbe più travolto da continue ondate di informazioni indiscriminate, ma avrebbe finalmente la facoltà di plasmare attorno a sé un contesto che risponda perfettamente alle sue esigenze.

Mondo reale e mondo virtuale

Attenzione però a non far confusione: se infatti la realtà virtuale consiste in una completa immersione all'interno di una dimensione parallela ma estranea a quella odierna, la hyperreality permette a queste due, quella virtuale e quella odierna, di collaborare e potenziarsi.

Proverò a guidarvi lungo un tracciato ancora più chiaro per semplificarvi ulteriormente le cose, seguitemi!

Immaginate di camminare per le strade di una grande città. Cosa avvertite? Suoni, rumori, odori, cambi di luce e di prospettiva. Vi spostate tra la folla che scorre inarrestabile. Vi destreggiate a schivare un passante dopo l'altro e nel contempo assorbite tutto ciò che proviene dal contesto in cui state vivendo. Bene, siete immersi nella realtà. Ora pensate a quali sono le vostre potenziali scelte: potreste continuare a camminare ascoltando la musica nelle cuffie, potreste interagire con le persone che vi passano a fianco, oppure potreste semplicemente ammirare il mondo andare avanti nel suo incessante divenire.

E se invece ci fosse un modo di fruire della realtà attorno a voi ad un livello superiore? Non sareste incuriositi dalla possibilità di entrare in un contatto più intenso con la città che vi circonda?
Grazie ad un paio di occhiali che sfruttano la hyperreality riuscireste a decodificare i segnali pubblicitari nelle insegne disposte sui palazzi. Vi interessa un prodotto che viene reclamizzato? Guardate alla fonte dello stimolo e scegliete di visualizzare direttamente il sito sul quale è presentato il prodotto che ha attirato la vostra attenzione. Vorreste averlo? Ordinatelo, basta un battito di ciglia!

State tornando dal supermercato e non potete rispondere al telefono perché avete le mani impegnate. Grazie ad un auricolare hyperreality collegato ad un sensore potete visualizzare la chiamata davanti ai vostri occhi e attraverso un comando vocale attivarla e parlare con chi vi sta chiamando. Lo stesso vale per ogni tipo di servizio offerto dal vostro smartphone. Grazie alla realtà aumentata potrete scegliere di veder apparire le notifiche di Facebook, Twitter ed Instagram proprio davanti a voi, aprendo collegamenti, iniziando chat e inviando messaggi vocali con il movimento delle pupille o con un semplice gesto delle dita.

Siete in un bar a bere un caffè e non riuscite proprio a trovare l'ispirazione per terminare la relazione a cui state lavorando da giorni. Agitate una mano, aprite una cartella virtuale e tridimensionale, scegliete uno sfondo e lo impostate. Click! Ora siete circondati a 360° da un meraviglioso panorama. Dunque, immersi in un clima di pace e isolati dal trambusto del locale, potete finalmente trovare la giusta concentrazione.

Potrete pensare che si tratti di fantascienza, ed in parte avete ragione. Chi non vorrebbe poter gesticolare su di una lavagna digitale come Tony Stark o giocare assieme al protagonista del suo videogame preferito come nel film Her?

Queste sono le enormi potenzialità della realtà aumentata: partendo dal dato di natura, posso trasformare un determinato stimolo in un interruttore in grado di aprirmi un mondo di possibili scelte. Posso interagire con l'ambiente che mi sta intorno. Posso stringere un legame più profondo con il contenuto multimediale di cui sto fruendo. Posso vivere, quindi, una vita esponenzialmente più intensa senza tuttavia astrarmi dal contesto in cui sono nato ed in cui realmente vivo.

Una cultura "augmented"

Al giorno d'oggi siamo portati a chiedere sempre di più dai nostri dispositivi: che siano più veloci, più potenti, più performanti, più funzionali ed esteticamente più curati. Non è assurdo pensare che arriveremo al punto in cui saremo così esigenti nei confronti della tecnologia da diventarne noi stessi parte integrante.

Il concetto di Hyperreality è stato teorizzato ed approfondito da parte di importanti pensatori moderni tra cui Jean Baudrillard (autore del libro Simulacra and Simulation) ed Umberto Eco (Travels in Hyperrality): la hyperreality è concepita quindi come una realtà sociale creata a partire da modelli e da idee appartenenti al singolo. Il prefisso hyper indica giustamente qualcosa che vada al di là, e se inteso con la sua accezione negativa, anche qualcosa di troppo. Fondamentalmente tutto ciò che compone una iper-realtà è immediatamente visibile, nulla è nascosto, e per usare le parole di Baudrillard stesso:

"tutto è sulla superficie, niente è un mistero"

Si parla di hyperreality anche (e sopratutto) al cinema, mezzo per eccellenza di diffusione delle idee d'avanguardia oltre che strumento privilegiato per la concretizzazione di teorie che fino a quel momento stavano ancora sulla carta. Minority Report, che tutti conosciamo (se non lo conosci non diremo nulla ai tuoi, ma corri ai ripari!), rappresenta l'essenza di una realtà iper connessa: Il mondo digitale/virtuale e quello reale non sono tra di loro antagonisti, bensì l'uno è la diretta continuazione dell'altro.
La tecnologia diventa il mezzo attraverso cui l'uomo amplifica le proprie potenzialità e quelle dell'ambiente, portando il legame che unisce l'individuo e lo spazio alla più alta possibilità di realizzazione.

Keiichi Matsuda ed il mondo 3.0

Le interfacce sono ormai sempre meno invasive, il comando vocale diventa l'alternativa (non più così imbarazzante come all'inizio) del text message e la frizione tra il mondo reale e quello digitale è ridotta il più possibile, così da garantire un coinvolgimento avvincente tra la macchina e l'utente. Chi sarà mai l'alfiere di questa crociata iper tecnologicizzante?

Keiichi Matsuda, designer e videomaker anglo-giapponese. Attualmente lavora a progetti ed installazioni che spaziano nel rapporto tra l'uomo e l'ambiente, esaltando le potenzialità del mezzo tecnologico a tal punto da rendere veramente sottile il confine tra reale e virtuale.

Keiichi (vi consigliamo vivamente di visitare il suo sito Critical Design) è stato presente a Milano lo scorso mese come ospite di Meet The Media Guru ed ha tenuto una conferenza durante la quale ha invitato tutti i presenti a riflettere sulle implicazioni di un profondo coinvolgimento sociale all'interno di un mondo iper connesso. Le architetture e gli spazi comuni non sono più semplicemente degli edifici, ma sono fonti di stimoli digitali che, se interpretati con gli strumenti giusti, possono portare l'individuo ad interagire con essi.

Gli utenti della città possono navigare attraverso i canali della città aumentata, personalizzando gli ambienti di aggregazione. L’identità è costruibile e trasmessa, mentre dati locali, pubblicità e informazioni imperversano per le strade. La città aumentata è un costrutto architettonico modulato dall’utente, una città liquida di stratificazioni che esiste percettivamente nello spazio tra il sé e l’ambiente costruito. Questo spazio personale ci permette di ri-valutare le tendenze attuali, ed esaminare la nostra futura occupazione della città aumentata.

Di seguito trovate una carrellata di immagini che rendono al meglio i concetti alla base di tutto il suo lavoro:

(Prism - Keiichi Matsuda - Londra, 2012)

(Vedute di Roma per BVLGARI - Keiichi Matsuda - 2014)

Dubbi, timori, paure? Comprensibili

La portata di un cambiamento del genere è enorme e solleva numerosi interrogativi, tutti ugualmente accettabili. Se da una parte, infatti, queste tecnologie hanno già fatto l'ingresso, in punta di piedi, nelle nostre abitazioni (basti pensare a Xbox Kinect, QR code, Google Glass e Oculus Rift) d'altra parte è altrettanto comprensibile come i timori in merito alle conseguenze di queste siano numerosi e consistenti:

  • Un mondo iper connesso ci distaccherà dalla vita reale?
  • Il coinvolgimento sempre più massivo della tecnologia nelle nostre vite estirperà la componente umana più sentimentale e legata al senso comunitario arcaico?
  • La tecnologia si evolverà a tal punto da diventare essa stessa produttrice e manutentrice dei propri meccanismi eliminando l'uomo dal suo ciclo vitale?
  • Riusciremo a sopportare un numero di informazioni così alto senza subire danni permanenti oppure andremo incontro ad un collasso-implosione-sovraccarico?

Alle porte di un grande cambiamento storico, si sa, l'esaltazione e la paura si mescolano rendendo l'una e l'altra cosa indistinguibili. Importante però rimane la capacità degli esseri umani di mantenersi in movimento: comunque vadano le cose, sarà sempre fondamentale dimostrarsi ben disposti nei confronti delle possibilità future, senza tuttavia perdere i propri legami con il passato. Keep going!