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Come saremo vestiti durante la guerra all'inquinamento

Non è più soltanto terreno fertile per l'immaginazione degli artisti: lo scenario apocalittico di inquinamento globale è ormai la quotidianità anche nella ricerca; e se le buone intenzioni non bastano, così come non bastano più piccoli interventi chirurgici alla fonte, tocca a noi umani riparare ai nostri stessi danni, nelle maniere più impensabili.

In Olanda un atelier di giovani designer, in partnership con l'Università di Eindhoven e con altri enti privati, ha sviluppato qualcosa in grado di combattere efficacemente l'aria sporca che ci circonda. E nell'epoca dei wearable, non poteva che essere qualcosa da indossare.

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Accidenti, e che wearable!

BB.Suit 0.2 è un vero e proprio indumento in grado di sconfiggere, a piccoli passi, la contaminazione dilagante. Borre Akkersdijk, dell'atelier byBorre, assieme ad Eva de Laat e Martijn ten Bhomer, sono i fautori del progetto originale che hanno dato vita alla prima tuta BB.Suit, presentata lo scorso Settembre alla Beijing Design Week.

Fili elettrici intrecciati nel tessuto, in grado di fornire informazioni GPS, Wi Fi e tecnologie per pulire l'ambiente: partiti proprio nel bel mezzo delle discussioni più accese ed interessanti a livello di dispositivi indossabili, i designer si sono chiesti come poter davvero unire queste tecnologie universalmente utili alla natura che ci circonda, senza semplicemente doverle incollare (in maniera brutale) ad un abito o tenerle in mano; un'integrazione vera e propria, dunque, che sfrutta la tecnologia a plasma freddo per creare una bolla d'aria pura attorno a chi lo indossa.

Speaking 'bout tech:

La tecnologia al plasma freddo consiste in una corrente ad alta tensione, in grado letteralmente di dividere l'aria. Le particelle più grosse e più pesanti, ad esempio i maggiori inquinanti, vengono catturate e portate verso il basso.

Questa tecnologia, sviluppata dal team di Squair, può dividere l'ossigeno e le molecole d'acqua in radicali liberi, e questi radicali reagiscono facilmente con gas tossici, batteri, virus e polveri, a ripulire l'aria. Poiché l'abbigliamento è costantemente a contatto con l'aria che ci circonda, rappresenta un'ottima possibilità di pulire le zone inquinate. Il sensore, integrato nella tuta, legge e quantifica le particelle di monossido di carbonio, metano e polveri sottili, e genera così i dati basati sulla localizzazione; combinando questi dati da tutti i portatori, si riesce ad avere una precisa analisi della qualità dell'aria, consentendo alle persone di reagire in modo più efficace all'inquinamento circostante.

I primi passi

Borre era partito innanzitutto da un indumento con GPS e Wi Fi integrati, presentando il prototipo 0.1 al Festival South by Southwest ad Austin, Texas, nei primi mesi dell'anno; ora, quei pochi di voi che conosceranno questo evento, sapranno che è una grandiosa fiera americana di musica e film, ma da diverso tempo di è aperta al mondo dell Interactive, aprendo la porta di casa a tutto ciò che mescola tecnologia e quotidianità. E quindi perché non sfruttare l'occasione?
Però i designer europei non erano ancora soddisfatti dell'iniziale favore con cui era stata accolta BB.Suit negli States. Li aspettava, dall'altra parte del mondo, un'altro evento live da non perdere: la Beijing Design Week. Per colpire nel segno, però, avevano bisogno di qualcosa di meglio, in grado di soddisfare curiosità ed interessi anche del popolo asiatico.

Abbiamo notizie quotidiane riguardo i problemi dell'inquinamento dell'aria, soprattutto a Pechino.

Tra le aree più inquinate del pianeta, Pechino occupa infatti costantemente un dei primi tre posti; e per questo motivo si sono dedicati alla ricerca di soluzioni locali per presentare un prototipo rinnovato alla settimana cinese: i filamenti elettrici sono intessuti nella parte inferiore del corpo della tuta fino al ginocchio, mentre la parte superiore, le maniche ed il cappuccio sono in normali tessuti; per comodità, la zip è frontale e permette di indossare l'abito intero.
Il sensore di qualità dell'aria, sistemato a livello del torace, trasmette i dati ad un chip nascosto qualche centimetro più in basso, che li analizza e li trasmette poi ad un "cervello" esterno, mentre la batteria si trova sul retro della tuta, dove è posizionato anche il sistema di purificazione dell'aria a plasma freddo.

Seppure perfettamente sicuro e funzionante, BB.Suit non è ancora stato commercializzato, a causa dell'estrema difficoltà nel lavaggio (potrete ben capire dovuta alla presenza dei fili conduttori); rimane però un ottimo punto di partenza per lo sviluppo di abbigliamento intelligente, piattaforma connessa indossabile, in grado di darci una mano a risolvere le problematiche ambientali.

Le immagini appartengono a Benoit Florencon.