Perché il progetto Ara di Google potrebbe fallire
Cos'è il progetto Ara
La storia inizia nel 2013 quando un giovane ragazzo di nome Dave Hakkens, studente alla Design Academy di Eindhoven, porta come tesi Phonebloks, uno smartphone modulare ecosostenibile, facile da riparare ed economico.
Il principio alla base della sua idea è che la tecnologia corre veloce, ogni anno escono processori più performanti, fotocamere migliori e memorie sempre più grandi. Quello che Dave vuole fare è progettare un device che può cambiare nel tempo semplicemente inserendo nuovi moduli su una base sempre uguale (l'idea gli venne quando cadde e si ruppe la sua macchina fotografica e scopri che riparandone un solo pezzo si poteva aggiustare senza ingenti somme di denaro).
Il 10 Settembre Hakkens pubblica il video del suo progetto su Youtube e in meno di 24 ore ottiene un milione di visualizzazioni. Non passa molto tempo che innumerevoli aziende lo contattato, tra le quali Motorola (Google Company) che già da tempo aveva in cantiere il Progetto Ara. Nell'Autunno 2013 il progetto Phonebloks viene esposto al Van Abbe Museum e riceve la nomination al Designs Of The Year Award 2014.
Pochi giorni fa Google ha presentato Spiral 2, il secondo prototipo funzionante del progetto Ara (la versione precedente si spegneva spesso, non funzionavano tutti i componenti e non era munito del modulo cellulare) e ha dichiarato di voler lanciare la prima versione per sviluppatori entro la fine del 2015.
L'idea è buona, ma...
Non vi è dubbio alcuno che l'idea sia buona. Anzi, ottima! Google, in fondo, ha un'anima innovativa niente male e i suoi progetti hanno dei valori molto forti. Il progetto Ara mira a un telefono economico (si spera) per tutti, e a dare la possibilità di personalizzarlo in base alle proprie esigenze.
Purtroppo, però, Google fa anche il passo più lungo della gamba. Un giorno fa ha "annunciato" il flop dei Google Glass che ora sono stati riassegnati ad uno dei padri dell'iPod, attuale boss di Nest (Google Company), Tony Fadell. Chiudendo le vendite del costoso dispositivo (si parla di circa 1.500$) ha di fatto dichiarato che la direzione presa era sbagliata e bisogna ripartire da 0, o quasi, per ritornare con i Glass 2.0 tra qualche tempo.
La paura è che il progetto Ara segua le orme dei Glass o delle Google Cars, in cantiere da talmente tanti anni che comincio a dubitare che escano mai dalla fase test per approdare tra di noi.
I miei dubbi
Il mondo non vuole un dispositivo componibile, vuole qualcosa di pronto e che funzioni egregiamente. E se Microsoft (con Windows) insegna qualcosa, questo qualcosa è che creare un software che funzioni con innumerevoli hardware ha dei compromessi. E Ara, di fatto, è Android montato su un dispositivo che dovrà interagire con innumerevoli pezzi.
Poi va calcolato che Google è una società aperta, lontana dall'ottica di Apple, e questo porterà a innumerevoli componenti prodotti da terzi. E ci potremo fidare di questi componenti? E se un componente non funziona chi ricopre la garanzia se si rompe tutto il telefono? E i moduli di bassa qualità daranno problemi?
Insomma, finche nell'aria c'è l'idea di sperimentare va bene. Ma se Google volesse far diventare realtà Ara allora tocca cominciare a pensare a innumerevoli problemi che in fase di sviluppo si tende ad accantonare.
E spero che, dopo il flop dei Glass e la privacy, senza un design accattivante, con problemi legati alle leggi sulla guida e non (avere uno schermo sull'occhio distrae e non poco), Google abbia imparato la lezione.
Altro, ed ultimo consiglio, è quello di puntare sugli sviluppatori da subito perché i Glass sono rimasti senza applicazioni di terzi, e dunque inutili. Ara deve da subito attirare l'attenzione di chi lavora in questo ambito. Attirare e non solo stupire. Deve interessare e non solo divertire.
Insomma, l'idea di base c'è, ma la storia insegna che progetti così raramente hanno visto la luce. Ma sono qui a scrivere le mie personali opinioni sperando di sbagliarmi. Un telefono su quale posso montare una fotocamera creata da Canon o Nikon non mi dispiacerebbe affatto.
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