Protesi, con stile: addio gamba di legno
Il Design è una gran bella cosa e noi di Tasc non ci stanchiamo mai di ribadirlo. È una disciplina, un'attitudine e per alcuni un lifestyle ma ciò che lo rende unico è la sua capacità di saper sintetizzare in un prodotto, piacere estetico e funzionalità. Se però, sopratutto al giorno d'oggi, risulta talvolta difficile discernere il sottile limite che divide il design dall'opera d'arte, è indubbio che, nel momento in cui questo entri a far parte della vita delle persone con l'intento di migliorarle, garantisce un valore aggiunto al prodotto: ovvero il fatto che sia stato pensato e progettato per soddisfare i bisogni di quelle persone, incrementando la produttività dei loro gesti quotidiani senza privarli del piacere di continuare a compierli. Ecco perché ho deciso di parlarvi di una categoria di design che ha cominciato a svilupparsi soltanto negli ultimi anni e che riguarda una nicchia apparentemente ristretta, sebbene le sue applicazioni possano essere infinitamente grandi. Mi riferisco al settore del design delle protesi.
Il valore estetico
Questo è un argomento di cui avevamo già parlato in un articolo passato, motivo per cui ho scelto di focalizzare l'attenzione su un aspetto che in precedenza non fosse stato preso in considerazione. Come sappiamo infatti migliaia di persone ogni anno perdono uno o più arti: soldati durante il servizio militare così come uomini e donne che o dalla guerra hanno cercato di tenersi il più lontano possibile, o nel più tragico dei casi, non sono sufficientemente adulti da conoscerla. Dal punto di vista medico e tecnologico stiamo compiendo grandi passi in avanti: l'utilizzo di complessi sistemi meccanici ed informatici consente alle vittime di una amputazione di tornare a "godere", anche se in maniera limitata, dell'utilizzo dell'arto perduto. Tuttavia, se tecnicamente siamo in grado di connettere impulsi nervosi a componenti bio meccanici per mezzo di sistemi elettronici, l'ostacolo più grosso da superare talvolta non risieda nella mancanza fisica bensì nel limite psicologico. In passato infatti le protesi erano realizzate con materiali poco flessibili, pesanti, ingombranti oltre che esteticamente deplorevoli. Questo non solo contribuiva a far sentire al paziente la mancanza di un arto rimpiazzato, ma non celava affatto al mondo intero che quell'operazione fosse avvenuta, lasciando il paziente stesso in balia di preoccupazioni e paura dei giudizi altrui. Oltre al fatto che le protesi fossero scomode, il fatto che mal s'integrassero con la fisionomia del corpo, incentivata chi le indossasse a mostrarle il meno possibile, e in alcuni casi, non potendo nasconderle, a mostrarsi il meno possibile.
Volenti o nolenti viviamo nell'era dell'immagine, dove tutto è facciata e dove l'estetica è un fondotinta pesante gettato dis-uniformemente su di un volto che nasconde crepe spaventose. L'idiozia spesso dilaga sulla rete come una piaga e quindi diventa incredibilmente facile cadere vittima dell'emarginazione perché manchevoli di qualcosa che contribuisca a farci sentire parte del grande gruppo che è questo mondo.
Ecco dunque che il design intelligente, utile e funzionale interviene mirando da una parte a risolvere un problema effettivo, dall'altra cercando di creare una modificazione concettuale dell'idea che dobbiamo avere di noi stessi: se riusciamo a trasformare la mancanza in "privilegio" siamo in grado di sdoganare un tabù, ma cosa più importante, siamo in grado di ristabilire l'ordine e le proporzioni sociali. Sembrerà esagerato forse, ma pensateci bene. Chi perde un arto non perde solo una parte del corpo, dal momento che con essa se ne vanno tutta una serie di certezze, di sogni e di aspettative. Tutto ciò crea una voragine psicologica oltre che fisica e per ricostruirla bisogna puntare sull'esteriorizzazione del difetto e non sulla sua negazione.
Il design delle protesi ha l'intento di rendere universalmente godibile una mancanza personale, rendendo pregio un difetto, in perfetta sintonia tra l'altro con i dettami di un secolo he ha fatto della customizzazione uno dei suoi cavalli di battaglia.
Di seguito alcuni tra i progetti che più mi hanno entusiasmato, nella speranza che siano fonte di ispirazione anche per voi.
Exo Leg e Fingers Prosthetics

Due progetti Behance, il primo di William Root, il secondo (ancora sotto forma di concept) di Nikita Replyanski. È interessante vedere come questi due designer guardino con approccio e background differenti ad un medesimo problema. Una logica più funzionale ed elegante nel primo caso, un'estetica più meccanica e fantascientifica nel secondo. Da non sottovalutare (lo ripeteremo infatti anche più avanti) è che le protesi EXO sono state realizzate attraverso un sistema di scanner e stampanti 3D: questo, oltre che fornire maggiore flessibilità e durabilità alle protesi, ne garantisce un abbassamento dei costi.
Bespoke Fairing™
Bespoke Fairing™ è un servizio davvero unico. Grazie a questo studio di San Francisco è possibile realizzare delle protesi personalizzate in tutto e per tutto. L'obiettivo del gruppo di lavoro è infatti quello di fornire un servizio suitable al 100%, considerando le esigenze del cliente, i suoi interessi, i suoi gusti ed il suo modo di vivere. L'idea è quella di una commissione, ma di tutto il processo produttivo, la cosa più interessante è che il cliente lavora a stretto contatto con il designer così da assicurarsi che il prodotto sia pienamente in linea con le sue necessità. Proprio come quando si va da un tatuatore, e si discute dei colori e dei bozzetti, il cliente può scegliere il materiale (pelle, fibra di nilon, metallo cromato) e la texture così che la protesi rispecchi le sue aspettative. Il passo successivo consiste nell'utilizzo di software CAD/CAM per la realizzazione dei modelli bi e tridimensionali del lavoro. La fase di testing è quella decisiva ed il costo è compreso tra i 4000$ e i 6000$ (relativamente basso), ancora una volta grazie alle stampanti 3D.
Outfeet
Progetto di Aviya Serfaty pensato esclusivamente per quelle donne che hanno perso un arto. La precisazione è di dovere dal momento che questa designer lavora con lo scopo di ricreare protesi che ripercorrendo il naturale andamento delle curve femminili e che, al di là dell'utilità medica, diventino degli accessori fashion intercambiabili a seconda delle occasioni. Questo, oltre che valorizzare la persona che le indossa contribuisce a creare degli oggetti di rara bellezza per armonia delle forme ed eleganza delle soluzioni progettuali.
The alternative limb project
Last but not least, The alternative limb project annovera nel suo portfolio sia protesi realistiche (e quando dico realistiche intendo spaventosamente realistiche) sia protesti fantastiche, ma nel senso etimologico del termine. Il progetto nasce come quelli precedentemente elencati ma ha una marcia in più: oltre all'incredibile assortimento di protesi, alcune delle quali risultano essere dei veri e propri capolavori artistici, il progetto ha avuto modo di farsi notare grazie al lancio sul mercato discografico di un'inedita cantante, Viktoria Modesta, la quale fin da giovane ha imparato a convivere con la mancanza di una arto per un errore medico, ma una volta adulta, grazie all'aiuto di Alternative limbo project e di Channel 4 è riuscita a mostrare il suo talento al mondo. Viktoria infatti è la prima pop star amputata al mondo e, detto così, suona un po' di primato infausto, ma sono certo che vi ricrederete una volta visto il video del suo singolo Prototype. Ora io non vorrei malignare, ma ho paura di cosa sarebbe in grado di fare Lady Gaga qualora, diciamo, "raccogliesse la sfida".
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