8 giorni da Oscar: The Imitation Game
"8 Giorni da Oscar" è la nostra rubrica straordinaria sugli 8 film candidati agli Oscar 2015 per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 14 al 21 Febbraio, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Tutti gli articoli sono stati redatti da firme differenti (alcune anche estranee al Cast). Il 22 Febbraio, infine, ci sarà una bella sorpresa per voi!
L'ottavo ed ultimo film tra gli 8 candidati che vi proponiamo è The Imitation Game.
SPOILER ALERT: Sono presenti spoiler riguardo il film, se non lo avete ancora visto e avete intenzione di farlo vi consigliamo di non proseguire oltre nella lettura
The Imitation Game
"A volte sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose, quelle che fanno cose che nessuno può immaginare."
Ok avete sentito questa frase mille volte (non contando i vari fantasiosissimi stati su Facebook dei vostri amici); non prendetevela con me, d'altronde anche lo stesso Alan (Benedict Cumberbatch) nelle prime scene del film afferma che "non si sarebbe ripetuto", e invece questa frase ci viene sbattuta in faccia ben 3 volte durante i 113 minuti di The Imitation Game, film basato sulla biografia Alan Turing. Una biografia.
Una caratteristica dei film biografici è che dividono gli spettatori in due categorie: quelli che conoscono il soggetto su cui è basato il film e quelli che non lo conoscono.
Di conseguenza anche le impressioni al termine della proiezione sono strettamente legate all'appartenenza ad una delle categorie. Magari questo dettaglio può rivelarsi irrilevante per film come Selma (chi non conosce Marthin Luther King?), ma nel caso di Alan Turing diventa un particolare che influenza completamente la nostra percezione del film.
Conosco Alan Turing
Ma è davvero un film biografico?
Ogni conoscitore di Alan Turing e delle sue "imprese" ha certamente storto il naso di fronte alle numerose inesattezze storiche di cui la pellicola è costellata, probabilmente molti di voi si sono chiesti: "Ma è davvero un film biografico?"
La maggior parte del film è incentrata sul lavoro di Alan a Bletchley Park per decrittare l'impenetrabile codice Enigma utilizzato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Peccato che dal momento in cui egli viene assunto dal Comandante Denniston (Charles Dance, sì è fantasticamente odioso come in Game of Thrones) la narrazione prende una piega a dir poco fantasiosa.
I dissidi con il comandante, con i colleghi, l'accusa di essere una spia sovietica: tutto inventato.
Il lavoro di Alan a Bletchley, infatti, procedette in maniera tranquilla e, nonostante la sua fondamentale importanza nella risoluzione della guerra, non avrebbero potuto basare il film sulla realtà dei fatti, sarebbe stato noioso, non credete?
Il conoscitore di Alan, dunque, si sarebbe aspettato un film più profondo e impostato in un'ottica completamente differente: dispiace deludervi.
Si possono notare, comunque, alcune chicche, cenni storici sapientemente nascosti:
- La scena mentre Alan corre (mostrata più volte nel film) è un richiamo alla passione per la maratona del protagonista.
- Il suicidio di Alan, avvenuta attraverso una mela avvelenata dal cianuro, è presente nel film nelle prime battute, in cui il detective Nock (Rory Kinnear) afferma "Buona fortuna con il cianuro" e a metà film, quando Alan decide di dare ai propri colleghi proprio delle mele.
NON conosco Alan Turing
Lo spettatore che, invece, guarda il film senza conoscere nulla su Turing apprezza un Benedict Cumberbatch che, ancora una volta, si dimostra impeccabile e perfetto nell'impersonare soggetti con problemi a relazionarsi con gli altri (qualcuno ha detto Sherlock?). Keira Knightley (al contrario di quanto dicano il 99% delle recensioni) interpreta bene una donna forte e intelligente, ma forse poco profonda per il ruolo da quasi co-protagonista che assume nella seconda parte del film e, soprattutto, nel finale.
La trama scorre piacevolmente, anche se forse in maniera troppo lineare, si apprezzano i vari flashback sulla giovinezza di Turing (menzione d'onore all'attore), forse qualcuno in più non avrebbe guastato.
I momenti di pathos sono completamente azzerati, poiché quelli che ci sono non vengono realmente valorizzati.
Il NON conoscitore di Alan, dunque, guarda piacevolmente un film che tratta, fondamentalmente, delle gesta di un genio incompreso. Grossolanamente potremmo anche dire che in questo caso il film renda giustizia alla realtà, ma noi non siamo grossolani.
Giudicare un "film" in quanto tale
Per giudicare questo film, che si appartenga ad una categoria o all'altra, bisogna guardarlo in quanto "film". La scelta dunque di basare la narrazione su un avvenimento piuttosto che su un altro, di romanzare alcuni fatti storici presenta una propria chiave di lettura.
Non è come parlare? Le persone non dicono mai quello che vogliono dire, dicono sempre altro, eppure si aspettano che tu le capisca, ma io non le capisco
Il regista ci presenta Turing come un genio, un visionario che riesce a sconfiggere la Germania nazista, che prende il posto di Dio, decidendo chi vive e chi muore, e che per questo motivo motivo è profondamente devastato.
Dunque il Turing di The Imitation Game è un uomo dalla doppia natura: estremamente fragile, ma anche spietata; questa ambivalenza si esplica attraverso la frase d'apertura dell'articolo, che sintetizza a pieno la psicologia del personaggio.
La scelta di non mostrare gli effetti della castrazione chimica su Alan mette in evidenza la voglia di mostrare un personaggio forte, innamorato del proprio lavoro e coerente; d'altronde, data la scelta di non realizzare un film profondo, avrebbero solo ridicolizzato il personaggio (ricordiamo che la castrazione produsse in Alan lo sviluppo dei seni).
Nonostante ciò è impossibile perdonare alcune scelte al regista (Morten Tyldum) che, probabilmente tentando di inserire troppo nella pellicola, non riesce in tutto, forse in poco.
Un film poco autobiografico, che però riabilita Alan Turing; commuove, ma non fa riflettere.
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