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Perché Michele Ferrero è stato migliore di Steve Jobs

Spesso ci si chiede quali siano le caratteristiche in grado di definire i grandi imprenditori: giovani sognatori che grazie alle proprie capacità hanno raggiunto i vertici del mondo del business, trasformandosi in brillanti uomini consacrati al successo.

Come non nominare l’iconico Steve Jobs, creatore di un vero e proprio stile di vita seguito e idolatrato dagli odierni imprenditori: una filosofia fatta di genio e creatività ma anche di ambizione e fame di successo. Apple, grazie ai prototipi nati in un garage, oggi fattura più di 180 miliardi di dollari l’anno.

Ma Jobs non è stato l’unico giovane prodigio.

Una storia tutta italiana

Michele Ferrero, leader dell’industria dolciaria italiana, ha iniziato a collaborare alla conduzione dell’azienda di famiglia in giovanissima età e a soli 32 anni ne ha assunto la direzione, trasformandola in una ricca multinazionale che ha sempre rifiutato di collocare in Borsa. Tutto questo grazie ad una buona dose di acume e alla grande capacità di ideare nuove categorie di prodotto, anticipando e soddisfacendo i bisogni del consumatore.

Il figlio del pasticcere di Alba è stato precursore di molti aspetti del mercato moderno, utilizzando nel campo della cioccolata proprio il maniacale perfezionismo accreditato a Steve Jobs. Occupandosi di persona dello studio della concorrenza e delle tecniche di messa a punto dei nuovi prodotti, Ferrero attendeva anche molti anni prima dell'effettivo lancio sul mercato, con l'idea che, una volta distribuite, le proprie creazioni sarebbero durate per sempre.

«Pensi che ancora oggi noi ritiriamo tutti i nostri prodotti di cioccolato all’inizio dell’estate, per evitare che si sciolgano, che le mamme restino deluse e non trovino qualcosa che non è all’altezza. Per evitare che ci si associ a qualcosa di sciolto, di rovinato, a qualcosa che non vale la pena comprare. Per questo il trimestre estivo è il nostro periodo peggiore e per questo la missione che tanti anni fa ho dato ai miei figli è quella di colmare il vallo estivo, di inventare prodotti che diano alla nostra produzione e al nostro fatturato un’uniformità tutto l’anno.»

Così parlava Ferrero nel 2010.

Anche il cioccolato può essere innovativo

Perché l’importante, anche nel mondo del cioccolato, è stupire e andare controcorrente: tutti facevano il cioccolato solido e Ferrero ha creato la Nutella, tutti facevano l’uovo per Pasqua e Ferrero ha creato l’ovetto piccolo, per tutti i giorni. Proprio Kinder oggi rappresenta uno dei principali brand della società, un marchio che grazie ai suoi prodotti dimostra pienamente l’alto livello di creatività e qualità promosso dall’azienda.

Un ulteriore elemento di distinzione si riscontra nelle tecniche di produzione molto avanzate: un esempio è quello del Mon Chéri, un cioccolatino ripieno di ciliegia affogata nel liquore, prodotto grazie a macchinari altamente sofisticati. Si racconta che Ferrero, talmente intimorito dall'idea che qualcuno potesse copiare le sue tecniche, decise di brevettare la macchina del Mon Chéri in Egitto con un documento scritto interamente in arabo.

Innovazione e sperimentazione sono quindi elementi fondamentali nella costruzione del profilo del perfetto business man. Ma quali sono gli altri requisiti capaci di definire un imprenditore di successo?

Se poniamo a confronto Jobs e Ferrero risulta facile notare come al genio americano sembri mancare qualcosa, una caratteristica che incide fortemente sulla vita in azienda: l’umanità e l’attenzione verso il prossimo.

Apple, tra sogno e realtà

Apple rappresenta il raggiungimento di un perfetto e lussuoso minimalismo, ottenuto grazie ad una feroce ricerca intellettuale e creativa. Steve Jobs ha ideato un nuovo modo di vendere coniugando elementi di alta tecnologia con il potere del lusso: un mix in grado di catturare e affascinare moltissimi consumatori.

La società della mela morsicata si è trasformata così in un impero i cui prodotti appaiono fortemente di nicchia, simboli di uno stile di vita che non tutti possono permettersi e che spesso alimenta il muro immaginario che separa “chi può e chi non può”, un’ennesima, e non tanto ben camuffata, barriera sociale.

Per non parlare del famoso Stay hungry. Stay foolish. certamente un potentissimo messaggio di speranza, soprattutto in questi anni di forte crisi, ma anche un richiamo a un’ambizione potenzialmente nociva per l’ambiente lavorativo. Proprio all’interno di Apple si verifica un’eccessiva e dannosa competizione, come si deduce dalla testimonianza di un ex dipendente:

«Gestione paranoide, mancanza di rispetto, tensione costante e turni lunghi (…) La maggior parte delle persone lo vede come qualcosa di necessario e doloroso dopo gli studi, affinché possano poi passare a una migliore occupazione grazie al marchio Apple sul loro curriculum. Lavora duramente e a lungo e non dimenticare che dietro di te ci sono dieci persone in fila pronte a prendere il tuo posto.»

Ferrero, una famiglia allargata

La storia di Michele Ferrero sembra avere invece tutt’altro sapore.

Il 14 febbraio 2015, giorno della sua morte, Ferrero non ha lasciato solo una vita di successo e di grandi profitti, di prodotti innovativi e internazionalmente diffusi: i suoi ammiratori e soprattutto i suoi collaboratori ricordano con estrema commozione la sua umiltà.

Ferrero ha costruito la propria azienda basandosi sui valori della famiglia, della bontà e della fiducia, creando un mondo in cui gli stessi dipendenti traggono benessere e benefici:

«Io faccio le elementari e faccio il corso di inglese riservato ai figli dei dipendenti Ferrero. L’insegnante è londinese, si chiama Brian Baker e con i bambini ci sa fare. Insegna i verbi facendoci cucinare un dolce vero che riesce benissimo. Il corso dura cinque anni, alla fine della terza media a me hanno insegnato due lingue: il francese alla scuola statale e l’inglese il professore madrelingua, in classi da dieci, due volte la settimana, dono del signor Michele Ferrero.



Mia mamma si ammala. E’ appena andata in pensione, dopo 36 anni di lavoro nella fabbrica Ferrero. Negli anni delle cure, la Ferrero mette a disposizione un’automobile e un autista che accompagna mia madre negli ospedali lontani da Alba, in giro per la regione.»

Nel 1983 nasce, infatti, la Fondazione Ferrero, con sede ad Alba, un istituto fortemente voluto dallo stesso Ferrero, con l’obiettivo di prendersi cura degli ex dipendenti e di promuovere iniziative culturali, un progetto solidale all’insegna del motto: “Lavorare, Creare, Donare”.

Ferrero non è stato solo il padre della Nutella, ma di tutti, grandi e piccini, una sorta di Willy Wonka italiano capace di creare prodotti di estremo valore nel clima caloroso e familiare della sua “fabbrica umana” di Alba. Nel novembre '94 saranno gli stessi operai, spinti dall'amore per il proprio lavoro, a decidere di ripulire volontariamente la fabbrica alluvionata. Tutt’altra storia rispetto al rigido mondo Apple.

La grande commozione e le parole di ammirazione che accompagnano questi giorni di lutto, dimostrano come Michele Ferrero sia stato non solo un grande imprenditore ma soprattutto un grande uomo, capace di portare lavoro e orgoglio in Italia e nelle zone più bisognose del mondo, come l’India, il Sud Africa e il Camerun, sedi delle Imprese Sociali Ferrero, vere e proprie aziende finalizzate a creare posti di lavoro e a promuovere l’educazione e la salute nelle aree vicine agli stabilimenti.

Un successo italiano da ricordare

Così finalmente siamo in grado di rispondere alla difficile e forse spiazzante domanda che appare nel titolo di questo articolo:

Perché Michele Ferrero è stato migliore di Steve Jobs?

Per la sua creatività, per la sua capacità innovativa, per il forte legame tra industria e territorio, per l’idea di Italianità genuina che ha diffuso in tutto il mondo, ma non solo.

Michele Ferrero, ancora prima di Steve Jobs, ha portato avanti un ideale forte e coraggioso di imprenditorialità, senza però dimenticare che prima  del successo e dei profitti vengono le persone, e che  tutti i grandi progetti nascono e prendono forma proprio grazie a chi, ogni giorno, si impegna nella loro realizzazione. E per questo, nella loro piccola grandezza, queste persone devono essere riconosciute, tutelate e premiate.

Il figlio Giovanni descrive così il modello capitalistico lasciato in eredità dal padre:

«La fabbrica per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica, una concezione del lavoro che mette al centro gli aspetti sociali prima, il profitto dopo. (…) Ha saputo coniugare il locale con il globale. Con la sua chiaroveggenza ha spinto un poco più in là le frontiere del possibile.»

Ecco perché tutti ricordano Ferrero come il migliore. Ecco perché tutti non solo lo ammirano, ma ne sono fieri.