Quanto è libero Internet in Italia?
L'avvento di Internet, oltre all'instaurarsi di una nuova era tecnologica, ha fatto compiere dei grandi passi in avanti per quanto riguarda il concetto di democrazia: con la Rete, tutti possono scrivere ciò che si vuole, nel modo che si vuole, quando si vuole. Ma il passare del tempo ha forse cambiato le cose: le limitazioni, pian piano, stanno cominciando a crescere. Quello che ci chiediamo allora è: quanto è libero Internet?
L'analisi
Freedom House è un'organizzazione internazionale non governativa che dal 1973 si occupa di studiare il fenomeno della democrazia e dei diritti umani nel mondo. Nell'ultimo dei suoi report, "Freedom on the Net 2014", analizza 65 Paesi sulla base di alcuni indicatori: la diffusione del web, le limitazioni all'accesso e alla consultazione, la violazione dei diritti degli utenti.
E i risultati sono, da un certo punto di vista, spiacevoli. Difatti, per il quarto anno consecutivo, in ben 41 su 65 Paesi, per un periodo che va da Maggio 2013 a Maggio 2014, sono aumentate le azioni intraprese dai Governi che hanno emanato normative per controllare i contenuti online o aumentare il potere di sorveglianza; così come in 38 Paesi è aumentato il numero di persone arrestate per aver diffuso contenuti con riferimenti politici o sociali. Per non parlare delle pressioni esercitate sulle testate giornalistiche indipendenti che, secondo Freedom House, sono drasticamente aumentate; tra gli episodi più citati rientrano quelli riferiti a giornalisti recatisi in Siria, Ucraina, Egitto e Turchia per seguire i vari conflitti in corso.
Freedom House inoltre evidenzia altri concetti che stanno lentamente aumentando il loro livello di pericolosità nei riguardi della libertà di espressione online: la richiesta di localizzazione dei dati, la lesione dei diritti delle donne e degli LGBTI (Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, Intersex), l'aumento di complicati e sofisticati attacchi informatici verso organizzazioni internazionali e governi.
In Italia
E in Italia come siamo messi? Freedom House analizza anche il Belpaese. E dà un primo, bel risultato: la Rete è libera. Insomma, più o meno; diciamo che ha un buon grado di libertà. Non risultano esserci state sospensioni di account social media così come di siti "politicamente o socialmente scorretti", non risultano blogger o utenti arrestati per contenuti non appropriati. Inoltre, in un indice che va da 0 (il meglio) a 25 (il peggio) e che indica gli ostacoli all'accesso alla Rete, risultiamo avere un punteggio di 4; in un ulteriore indice con range da 0 (il meglio) a 35 (il peggio) indicante le limitazioni sui contenuti, otteniamo 6. Un po' peggio le violazioni degli utenti: in una scala da 0 a 40, otteniamo 12; non male, ma si può aver di meglio.
Il rapporto va più in profondità, ma la sostanza non cambia: l'Italia sembra essere discretamente libera, sembra non porre grossi ostacoli, sembra non infrangere di molto i diritti fondamentali dell'uomo. In realtà ci sono alcune, importanti considerazioni da fare.
Digital Divide
L'Italia non primeggia di certo per la disponibilità di connessioni: il rapporto tra chi possiede una connessione e la popolazione totale è soltanto del 58%, molto più basso rispetto alla media europea. Chiaramente, di questo 58%, la maggior percentuale è rappresentata dalla popolazione giovane. Da segnalare anche uno dei più bassi tassi europei di accesso da mobile e, di conseguenza, uno dei più alti tassi per accesso da desktop. Tutto ciò ad indicare come siamo un po' più arretrati nell'uso di questa nuova tecnologia qual è la rete Internet. Le generazioni più anziane non sono progredite quanto nel resto d'Europa, i giovani invece sembrano cavarsela. Il problema più grosso sta da un'altra parte: probabilmente chi non usa Internet fa uso di altri network, specialmente quelli televisivi, e questi ultimi hanno una forte influenza per via della grossa fetta di mercato appartenuta a Silvio Berlusconi, politico assai influente nella scena politica degli ultimi vent'anni. In quest'ottica si può leggere anche il contrasto con la Sinistra italiana (in particolare, Matteo Renzi) e con il movimento "populista" dei 5 Stelle che, facendo un forte uso dei social media, sembrano volersi approcciare sempre di più ad una categoria giovane e discutere più liberamente.
Le leggi
Altro fondamentale aspetto da considerare è l'impiego di nuove leggi. Il governo italiano non si è mai sbilanciato più di tanto per quanto riguarda la regolamentazione del web, lasciando quindi inalterato il sistema normativo e di conseguenza lasciando libertà di azione. In realtà, il pregio dell'Italia è quello di avere una Costituzione che garantisce il rispetto dei diritti fondamentali del singolo individuo, ma soprattutto di avere un organo apposito che si occupa proprio del controllo del rispetto della Costituzione stessa (organo che ha spesso agito in maniera corretta). Ora, come appunto detto, leggi particolari sul mondo del web in Italia ancora non ci sono, ma se mai dovessero venire fuori, potremo stare abbastanza sicuri che la Corte Costituzionale (questo famoso organo che controlla la Costituzione) saprà agire al meglio nel caso qualcosa non dovesse andare bene.
La concorrenza di mercato
Cosa dire a riguardo degli operatori? In realtà qui c'è un discorso piuttosto lungo da fare, ma noi ci limitiamo a qualche informazione. In Italia troviamo infatti 13 operatori ISP (Internet Service Provider), tra i quali spicca certamente Telecom Italia, seguita a ruota da Vodafone, Fastweb e Tiscali. La rete fisica è posseduta da Telecom, ma la legislazione europea richiede che Telecom stessa offra un leale accesso ai concorrenti. Quello che però bisogna evidenziare è come l'Italia sia il Paese dell'Unione Europea con il più basso accesso alla banda larga: il 98% degli italiani ha una copertura ADSL con un servizio di connessione base di 2 Mbps (cosa che a volte nemmeno accade), ma soltanto il 3,7% può usufruire di una velocità oltre i 10 Mbps. Ora la situazione si sta smuovendo, e qui su Tasc a breve ne parleremo, ma fino ad ora nessuno dei provider ha garantito un determinato impegno ad aumentare a livello nazionale la velocità di connessione oltre i 100 Mbps.
Le nostre opinioni
Alla luce di tutto ciò, quali pensieri possiamo formulare?
- L'Italia sembra essere ancora un Paese piuttosto libero nel mondo del web. Non molte violazioni, pochi ostacoli all'accesso, poche limitazioni ai contenuti. In altre parole, siamo quasi completamente liberi di poter scrivere ed esprimere ciò che vogliamo nella Grande Ragnatela.
- Allo stesso tempo, siamo ancora piuttosto arretrati, almeno in confronto all'Europa, nelle infrastrutture. Troppe persone usufruiscono di una connessione al web troppo lenta, e questo può essere un male. Basti pensare al fatto che chi non naviga in Internet (magari dopo aver capito che la sua connessione richiede troppo tempo d'attesa) si metterà a guardare la televisione la quale, si sa, non è mai stata assolutamente imparziale. In questo modo non avviene un'apertura mentale, non possiamo ampliare i nostri orizzonti conoscitivi, ma possiamo soltanto rimanere fermi nella nostra "ignoranza culturale".
- Il gap da colmare richiederà ancora un bel po' di tempo: è notizia proprio di questi giorni che il Governo farà qualcosa per la banda larga. Ma questo piano sarà piuttosto lungo da attuare, e di voglia di aspettare per avere una rete bella potente ne dovremo avere tanta.
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