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Cosa guardo stasera #21: Bronson

Cosa guardo stasera #21: Bronson

Eccoci giunti al 21esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire quelle serate in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano e sgranocchiare patatine, in maniera decisamente particolare. La stavate aspettando (ne siamo più che sicuri) e nemmeno stavolta vi deluderemo! Il nostro Cast conta decine di persone abbastanza cinefile, e ogni Sabato avremo un membro diverso che preparerà le scelte per voi.

Ogni film scelto in questa rubrica è stato selezionato in base ai puri gusti personali dell’autore che l’ha scritto. Ogni Sabato la rubrica sarà curata da un autore diverso e quindi anche i gusti e i criteri di scelta varieranno.

Bronson

GENERE: AZIONE
PUBBLICATO: 2008

Fin da piccolo Michael Gordon Peterson dimostra una forte inclinazione ad attirare l'attenzione su di sé, spesso in maniera violenta ed apparentemente insensata. Il suo desiderio assoluto è quello di diventare famoso, pur non avendo nessuna particolare attitudine. Ma nonostante tutto il desiderio di Michael pare si sia avverato. Michael è infatti considerato tutt'ora "the Britain's most violent prisoner", il prigioniero più violento dell'intera Gran Bretagna.

Lui è Charles Bronson (ovviamente si tratta di una voluta omonimia col famoso attore de "Il giustiziere della notte", costruita ad arte dallo stesso Peterson che ha cambiato nome all'anagrafe), e Nicolas Winding Refn ha voluto dedicare un film alla sua curiosa figura ed alla sua storia inconsueta.

Bronson è caos, energia vitale incontrollata e furiosa, un uomo che ha sempre spinto sull'acceleratore, pur non sapendo mai di preciso quale fosse il suo traguardo. un'occasione troppo accattivante per lasciarsela scappare, e Winding Refn ha voluto coglierla.

La storia è una biografia che pesca a piene mani dalla realtà, parlando di un uomo che ha combattuto molto nella boxe clandestina e che al 2008 (data di uscita del film) aveva trascorso 34 anni in carcere, di cui circa 30 in isolamento, venendo oltretutto trasferito da una prigione all'altra per ben 120 volte.
Ma nonostante tutta la violenza incontrollata, Bronson non è mai sadico né crudele: vive fermamente ancorato alla sua morale distorta che non prevede abomini come l'omicidio: Bronson è il brand di se stesso, e la violenza è il suo advertising, uno strumento per promuovere sé stesso e soddisfare il suo egocentrismo.
viene ovviamente difficile immaginare una via obiettiva ma al tempo stesso affascinante per raccontare di Bronson, ma Winding Refn trova la ricetta giusta, giocando su diversi livelli e momenti, trasportando il protagonista, impersonato da un bravissimo Tom Hardy, attraverso il mondo esterno, il mondo interno al carcere, e quello ancora più simbolicamente intimo di un piccolo palco teatrale, dove Bronson monologa di fronte ad un pubblico che rappresenta lo spettatore, raccontando se stesso e motivando le sue azioni. Difficile inoltre condurre un filo logico di una biografia così eclatante, riuscendo a non giudicare; eppure il regista riesce nell'intento pur senza stringere un legame col protagonista, praticamente quasi unico attore in scena. Certo, Winding Refn non ha grande cura per la scelta musicale, che risulta ancora una volta carente e grezza, ma sicuramente il risultato complessivo risulta molto più gradevole di altri prodotti precedenti.

Un altro plauso va anche a Tom Hardy, che con questo ruolo dimostra di essere un attore davvero promettente: interagisce con gli spettatori e con gli altri attori, combatte, picchia e viene picchiato, dando una prova delle sue capacità non indifferente, senza considerare l'enorme lavoro fatto sul suo fisico per adattarsi al personaggio.  Una performance sicuramente difficile che lascia un segno.

In definitiva 'Bronson' è un film particolare ed insolito, che non lascerà nello spettatore né un'ammirazione totale né tanto meno quel logico senso di emulazione che alcuni personaggi positivi del cinema possono provocare, ma sicuramente porta con sé una fascinazione ed una qual certa forma di rispetto per un personaggio controverso e senza misure, vittima sia del suo narcisismo che della società, ed allo stesso tempo carnefice di sé stesso, ed ai più avvezzi al linguaggio cinematografico mostrerà scelte stilistiche e registiche non da poco.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 9
  • Sentimentalismo: 6
  • Comicità: 7
  • Suspense: 6
  • Paura: 4
  • Scenografia: 9

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