L'idiozia dei Black Bloc e l'importanza del concetto di protesta
In occasione dell’inizio dell’Expo, abbiamo tutti potuto assistere ai vergognosi atti di violenza che ei sono consumati nel centro di Milano, una protesta che porta il nome dei Black Bloc. Se anche voi siete indignati dai loro atti di violenza e non ne conoscete il motivo, siete nel posto giusto. In questo articolo vi racconteremo come una protesta violenta né uccida le motivazioni, ma soprattutto vi racconteremo l’importanza di una protesta.
Cosa è successo a Milano?
Se ai primi rumori avete pensato fosse la festa di inaugurazione dell’Expo vi sbagliavate. A Milano circa 500 persone (che non sono così tante come sembrano), tra italiani e stranieri, hanno dato vita ad una movimentata pantomima che ha visto la distruzione di proprietà private e di attività commerciali nel pieno centro di Milano. Erano i Black Bloc. Impropriamente chiamati anarchici (il movimento anarchico non aveva come metodo di propaganda il darsi a bastonate sui gioielli da soli), questi personaggi che appoggiano il movimento no global (non accettando il fatto che, se il mondo attuale fosse come da loro immaginato, sarebbe ancora dominato dall’imperialismo) hanno deciso di protestare per far valere i loro ideali.
Ed in maniera chiara ed evidente si sono fatti vedere, tutti loro. Sapete cosa non si è visto?
Il motivo della loro protesta.
Tutti con le mani sulle orecchie: “Chi protesta è un violento, chi protesta è un malvivente.”
Scommetto che nessuno di voi abbia idea di quali siano i loro ideali, del perché lo hanno fatto. Ebbene, non è colpa dei tg, né dei giornali questa volta. La colpa è loro, perché una manifestazione violenta non fa porre domande alla gente, ma crea unicamente indignazione al punto che non c’è ideale che tenga. La cosa preoccupante è che tutti questi movimenti violenti stanno facendo etichettare una qualunque persona che protesta come un violento e un malvivente. Nessuno quando vede un corteo si chiede più il motivo, ma pensa semplicemente che le persone coinvolte siano degli scansafatiche o dei ricercatori di attimi di notorietà. Tutti sono bravi a indignarsi e ad essere buonisti, ma è proprio questo che sta per rovinare la nostra libertà di espressione. Se continuiamo così nessuno ascolterà più un punto di vista contrario a quello che viene dato dall’alto, perché sarà sicuramente un punto di vista dato da un violento, un anarchico, un delinquente.
Ecco perché vogliamo ricordare qui qual è il giusto modo di protestare e che, da che mondo e mondo, la violenza è dei colpevoli.
Esempi di proteste pacifiche che hanno avuto successo
Non essendo questa la sede per una convention sulle proteste della storia e non potendo raccontare le storie di Gandhi, Chavez, delle proteste in Turchia, di quelle con le pentole in Argentina e della rivoluzione degli ombrelli in Cina, ci limiteremo a lasciarvi i link per scoprirne di più, e a raccontarvi brevemente due storie che tutti citano, ma che spesso nessuno conosce:
le storie di Nelson Mandela e di Martin Luther King.
Martin Luther King
Sociologo e più tardi pastore, Martin Luther King viene ricordato come uno dei più importanti esponenti della lotta per l’uguaglianza negli Stati Uniti.
Tutto iniziò con il caso di Rosa Parks, una donna di colore che non aveva voluto lasciare il posto a sedere in autobus ad un uomo bianco. Dopo il suo arresto iniziarono i disordini e atti di violenza che furono bloccati allo stesso modo dalla polizia. King, con la sua associazione, basandosi sulla politica di non violenza, indisse uno sciopero dell’utilizzo degli autobus. Il risultato fu che l’80% degli autobus di norma pieni risultarono vuoti. La popolazione afroamericana si spostava come poteva pur di aderire all’iniziativa.
King iniziò ad essere notato e la popolazione bianca cercò di metterlo fuori gioco, prima con un arresto ingiustificato per eccesso di velocità, e poi con atti di violenza e lettere minatorie rivolte a lui e alla sua famiglia.
Il boicottaggio dei mezzi pubblici intanto continuò fin quando la Corte degli Stati Uniti non dichiarò assolutamente incostituzionale la segregazione sui mezzi di trasporto pubblici. Questa decisione moltiplicò le violenze verso la comunità di colore. Questi furono i primi passi per l’accettazione del problema e per l’inizio di una risoluzione di qualunque atto di razzismo negli USA, una campagna portata avanti anche da Kennedy negli anni successivi.
Nelson Mandela
Un semplice studente di giurisprudenza che lottò per la libertà delle persone, in particolare per l’abolizione dell’apartheid. La sua vita è stata sin dalla gioventù costellata di azioni volte al supporto della popolazione di colore del Sudafrica. Sin da giovane iniziò a prestare servizio al suo popolo con la fondazione dello Studio Legale “Mandela e Tambo”, fino ad arrivare alla partecipazione alle manifestazioni contro lo stato sovrano dei bianchi che avevano ormai tolto ogni diritto alla popolazione nera. Dopo il suo primo arresto fu messo a capo del movimento armato dell’ANC contro lo stato sovrano e per anni tentarono un sabotaggio interno dell’esercito per porre fine all’apartheid. Durante questo tentativo fu nuovamente imprigionato e rifiutò la libertà offertagli in cambio di un abbandono delle azioni armate.
Come potete vedere anche lui inizialmente aveva preso la strada della violenza, finchè non decise di iniziare con una politica di non violenza e di pacificazione. Fu in quel momento che anche le persone bianche iniziarono ad ascoltarlo e fu solo in quel momento che iniziò a smuovere l’opinione pubblica. Abbandonando la violenza aveva iniziato ad avere una voce, che fu lo stato a cercare di soffocare con la violenza. Alla sua scarcerazione, da cittadino libero si candidò e iniziò a cambiare le cose dall’interno, con le parole, con la cultura, fino ad essere eletto come presidente e accogliendo nel suo staff proprio l’altro candidato. E da quella posizione presiedette il passaggio dal regime dell’apartheid ad una democrazia che teneva conto di tutti.
Questo per dirvi cosa?
Abbiamo deciso di raccontarvi queste due storie per mostrarvi che entrambe le proteste erano iniziate con la violenza, ma sono state ascoltate e prese in considerazione solo quando la violenza è cessata. E il momento in cui hanno vinto è stato lo stesso momento in cui la violenza è scattata dall’altro fronte, che si è visto quindi in difficoltà e privo di argomentazioni valide, inerme davanti alla vittoria di questi due grandi personaggi, e come per loro tanti altri.
La protesta fermata con la non violenza
Allo stesso modo fermare una protesta è sempre questione di forma.
Ricordate Occupy Wall Street? Sapete che fine ha fatto?
Occupy Wall Street fu una protesta pacifica che vide l’occupazione di Zuccotti Park per diversi giorni. Era una manifestazione che mirava a sensibilizzare sui problemi della disuguaglianza economica e degli abusi del capitalismo finanziario. Non ne sentite parlare più perché, dopo i primi atti violenti della polizia, la protesta è stata fermata con la non violenza, semplicemente è stata minata e sfaldata dall’interno, senza dare troppa pubblicità.
Le proteste sono quindi questione di forma?
Sì, se le proteste non sono quelle in stile rivoluzione francese, dove la vittoria la decide l’eliminazione fisica della controparte, ma vogliono essere qualcosa di civile, si basano molto sulla forma.
Il fatto è che in paesi democratici come il nostro (non ridete troppo) è l’opinione pubblica che ha il potere, e il Movimento 5 Stelle lo ha dimostrato con i suoi risultati alle ultime elezioni. Spingere sui tasti giusti significa avere l’appoggio della maggioranza ed è quello che può cambiare le cose. Poi non è questa la sede per sindacare sulle azioni successive di questi movimenti, ma sta di fatto che i contenuti passano quando vengono esposti in maniera comprensibile (anche se magari a volte in modo particolarmente passionale) e senza dare adito a critiche riguardanti la violenza fisica..
Quindi cari Black Bloc, un consiglio ve lo diamo in maniera amichevole: a meno che i vetri rotti delle auto non abbiano composto un messaggio visibile da google maps per la popolazione mondiale, la prossima volta, piuttosto che dare fuoco alla banca, provate a scriverci qualcosa sopra. Avrete soddisfatto il vostro bisogno di vandalismo e avrete anche comunicato qualcosa.
Ma sempre se non ne potete proprio fare a meno eh…
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