Tendenze

Cosa guardo stasera #29: Il dittatore dello stato libero di Bananas

Eccoci giunti al 29esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire quelle serate in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano e sgranocchiare patatine, in maniera decisamente particolare. La stavate aspettando (ne siamo più che sicuri) e nemmeno stavolta vi deluderemo! Il nostro Cast conta decine di persone abbastanza cinefile, e ogni Sabato avremo un membro diverso che preparerà le scelte per voi.

Ogni film scelto in questa rubrica è stato selezionato in base ai puri gusti personali dell’autore che l’ha scritto. Ogni Sabato la rubrica sarà curata da un autore diverso e quindi anche i gusti e i criteri di scelta varieranno.

Il dittatore dello stato libero di Bananas

GENERE: Commedia
PUBBLICATO: 1971
[...]Watt per un po’ fu per Lui in Persona quello che De Niro era per Scorsese, McLachlan per Lynch, Allen per Allen.



David Foster Wallace – Infinite Jest

La produzione di Woody Allen è sterminata; quest’anno, infatti, è prevista l’uscita del suo 45esimo film(!) e, come ci ricorda Foster Wallace, il regista newyorkese da il meglio di sé quando fa il feticcio di sé stesso. Tra i suoi film, esclusi i capolavori Io e Annie e Manhattan, ce ne sono molti che meriterebbero di far parte della nostra rubrica ma questa settimana, dovendo scegliere, abbiamo preferito Bananas.

Fielding Mellish (Woody Allen) è un collaudatore di macchine che vive in un piccolo appartamento. Un giorno bussa alla sua porta Nancy (Louise Lasser), una giovane attivista politica che raccoglie firme per protestare contro la dittatura vigente nel Bananas (stato fittizio chiaramente ispirato all’isola di Cuba). I due si frequenteranno per un breve periodo dopo il quale Fielding, per dimenticare la delusione, si trasferirà nel Bananas stesso.

Allen (il regista), aiutato da Allen (l’attore), reinterpreta in maniera sardonica la rivoluzione cubana senza risparmiare nessuno: non fa distinzione se parliamo della CIA o Fidel Castro, dei media americani (nella bellissima e divertentissima scena iniziale) o dell’americano medio (rappresentato da Fielding Mellish). Il nostro Woody, però, lo fa con la sua ironia colta ma al tempo stesso non troppo impegnata, per capire le sue battute, infatti, non bisogna conoscere necessariamente il conflitto cubano nei minimi particolari. L’aspetto più “complicato” per lo spettatore è cercare di star dietro le continue battute e situazione comiche che propone il regista.

Ancora non siamo ai livelli dei capolavori che abbiamo citato nella parte iniziale né alla maturità dei sui lavori successivi, ma è una di quelle commedie alleniane semplici e di breve durata – non raggiunge nemmeno l’ora e mezza – che, pur affrontando un argomento importante, può essere vista senza molto impegno.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 7
  • Sentimentalismo: 7
  • Comicità: 9
  • Suspense: 5
  • Paura: 2
  • Scenografia: 7

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