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10 album musicali da ascoltare sulla spiaggia

È estate ed è tempo di mare, di spiagge e di vacanze, così abbiamo deciso di proporvi dieci album che potrebbero farvi compagnia in qualsiasi posto vi troverete nei prossimi mesi. Ovviamente non serve dire che la seguente lista è dettata da gusti personali e che ho dovuto, per forza di cose, escludere molti album. Ma andiamo a vedere (e, spero, ascoltare) le nostre proposte.

Calexico – The Black Light

I Calexico sono un gruppo proveniente dal sud degli Stati Uniti, dall’Arizona per l’esattezza, e fanno una sorta di country rock mescolato con una moltitudine di generi. The Black Light è, senza ombra di dubbio, il loro capolavoro ed è costituito da una serie di brevi cartoline (i brani, nella maggior parte dei casi, non superano i quattro minuti di durata) musicali prevalentemente strumentali che evocano scenari torridi, come l’intro Gypsy’s Curse. Anche quando si cambia registro e si passa a ritmi più slow-rock (Bloodflow, ad esempio), l’ascolto rimane sempre piacevole. Dura circa un’oretta ed è molto rilassante, se lo ascolterete di sicuro non ve ne pentirete.

Lucio Battisti – Anima Latina

Lucio Battisti non ha bisogno di essere presentato; Anima Latina, invece, ne ha bisogno eccome. Perché quello che, con molta probabilità, è il miglior disco “pop” italiano di tutti i tempi viene messo troppo spesso in secondo piano rispetto ai famosissimi singoli del cantautore laziale. L’album è formato da canzoni prevalentemente strumentali: in Anima Latina, ad esempio, troviamo i ritmi allucinati di Abbracciala, Abbracciali, Abbracciati, le cavalcate psichedeliche di Anonimo e il sottofondo tambureggiante di Macchina del Tempo. Dura una cinquantina di minuti scarsi, si ascolta agevolmente e può sicuramente farvi compagnia sulla spiaggia o sotto l’ombrellone.

Fleetwood Mac – Tusk

Tusk dei Fleetwood Mac può essere considerato l’enciclopedia del pop: al suo interno, infatti, sono contenuti pezzi che rappresentano la musica pop nelle sue diverse forme. Per confermare la mia ipotesi basta ascoltare i primi sette minuti scarsi, che corrispondono ai primi due brani dell’album: il primo (Over & Over) è un pezzo calmo, leggero e molto diverso dal secondo (The Ledge) più irrequieto e ritmato, e il resto del disco continua su questo passo. Di sicuro riuscirete a trovare una canzone che riuscirà a soddisfare i vostri gusti musicali, sempre che vi piaccia il genere o il gruppo. È un po’ lunghetto (dura circa un’ora e un quarto), ma vale veramente la pena ascoltarlo.

Beach Boys – Pet Sounds

I padrini del surf-rock, visto il nome che si portano dietro, non potevano certo mancare nella nostra lista. Vi proponiamo il loro album più conosciuto, Pet Sounds, che non è quello più gioioso del gruppo statunitense ma che contiene una serie di pezzi brevissimi – il più lungo non raggiunge nemmeno i tre minuti e mezzo - che sono entrati nella storia della musica anche, ma non solo, per la loro semplicità. Si parte con la famosissima Wouldn’t It Be Nice e si continua fino alla fine con una serie di brani che sono basati su accompagnamenti psichedelici e leggeri. Poco più di mezz’ora è più che sufficiente per appassionarsi a questo album e ascoltarlo sulla spiaggia o in qualsiasi altro posto sarete.

Neil Young – On the Beach

Non è il Neil Young più allegro quello di On the Beach, ma un titolo del genere in un articolo del genere non poteva certo mancare. Il maestro del country-rock ci regala uno dei suoi migliori dischi, basato sulle sue solite lunghe cavalcate con la chitarra elettrica, come dimostrano la title-track e Ambulance Blues. I brani restanti sono più brevi, ma non perdono la vena malinconica che accompagna tutto l’album; unica eccezione è il primo brano, Walk On, che ha una cadenza più allegra. Sono stato indeciso fino all’ultimo se inserire o meno On the Beach in lista; ho deciso di metterlo perché, a prescindere dal tono dell’album, Neil Young è un artista che merita il massimo rispetto.

Franco Battiato - La Voce del Padrone

Se Anima Latina è il miglior disco pop italiano, La voce del Padrone, nonostante sia abbastanza diverso, viene subito dopo. I ritmi sono leggeri e molto curati in ogni brano; cambiano, invece, i testi: si passa da soggetti non-sense (Cuccurucucù) ad argomenti poetici (Gli uccelli) e, ovviamente, a temi che richiamano il mare (Summer on the Solitary Beach). Insomma, La Voce del Padrone è un miscuglio di testi impegnati e musica ricercata e non bisogna fermarsi solo ai brani più famosi (il trittico Cuccurucucù, Centro di Gravità Permanente, Bandiera Bianca). Dura poco più di mezz’ora, perciò potrete ascoltarlo durante le brevi pause dalle vostre attività estive.

R.E.M. – Murmur

Per Murmur vale, con le dovute proporzioni, lo stesso discorso già fatto per Anima Latina di Lucio Battisti: dei R.E.M. si conoscono alla perfezione i loro singoli ma non abbastanza Murmur, il loro capolavoro. Sullo stile del gruppo statunitense non credo ci siano molte cose da dire, la loro influenza sulla musica “alternativa” – e non – è stato fondamentale. Trovo, inoltre, molta difficoltà a dire quali siano i brani che emergono dal disco, visto che sono tutti di altissimo livello; forse, se dovessi scegliere, opterei per i primi due (Radio Free Europe e Pilgrimage) ma, ripeto, sono tutti bellissimi. Tra gli album proposti questo è più “da viaggio” che “da spiaggia” ma nessuno vi vieta di ascoltarlo quando, dove e come vi pare.

Arcade Fire – Funeral

L’album d’esordio degli Arcade Fire è uno dei miei album preferiti degli anni ’00. Non fatevi ingannare dal titolo perché l’LP degli artisti canadesi è un album dal forte impatto che non ha niente a che vedere con i ritmi macabri di un “funerale”. Funeral, anche se lontano dai ritmi slow-rock, pop e pop-rock fin qui proposti, non ne è completamente estraneo: al suo interno, infatti, ci sono ballate pop-rock (Crown of Love), pezzi euforici (Neighborhood 2 - Laika) e canzoni “esotiche” (Haiti). L’album degli Arcade Fire può essere considerato una delle vette della musica “indie” e contiene dei pezzi che potrete ascoltare volentieri se non vi sentite in linea con i gruppi che fin qui abbiamo proposto.

Talking Heads – Remain in Light

Parlare di David Byrne – e dei sui colleghi - non è mai facile. Per capire con che personaggio abbiamo a che fare potete recuperare Stop Making a Sense, un film-live di un suo concerto diretto da Johnatan Demme (regista de “Il silenzio degli Innocenti”). Remain the Light, con la sua cadenza isterica e nervosa, è considerato – non solo da me – il capolavoro delle “teste parlanti”. Dire quale pezzo emerga tra le otto tracce presenti nel disco è molto difficile (le mie preferite sono Listening Wind e Crosseyed and Painless, ma dipende dai gusti), perché ogni pezzo trasmette una grande carica emotiva. Il disco dura circa una quarantina di minuti, se volete cantare (e ballare) seguendo i ritmi funk dei Talking Heads eccovi servito l’album che fa per voi.

Vaccines – What did you expect from the Vaccines?

Chiudiamo con il quartetto di Londra che nel 2011 rilascia What did you expect from the Vaccines?, che di sicuro non rimarrà nella storia del rock ma, viste le sue caratteristiche, può far parte a pieno diritto della nostra lista. Undici pezzi, anche in questo caso molto semplici, di breve durata e dal suono prevalentemente post-punk che entrano subito nella testa di chi li ascolta. Si parte fortissimo con Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra) e si continua più o meno con la stessa cadenza. Il clou per me è All in White, ma anche Under Your Thumb non è male. Non mancano, come negli altri album, pezzi più lenti, come il brano di chiusura Family Friend. Dura complessivamente circa trentacinque minuti, ma è consigliato anche l’ascolto di pezzi sparsi che di sicuro non vi deluderanno.