Style

Fashion design: ecco come sarà la moda di domani

Se mi fosse permesso di scegliere uno dei libri che verranno pubblicati cento anni dopo la mia morte, sapete quale sceglierei? Una rivista di moda per sapere come si vestiranno le donne un secolo dopo la mia dipartita. Questi stracci in fondo mi diranno sull’umanità futura più di tutti i filosofi, i romanzieri, i profeti e gli studiosi. - Anatole France

La moda riflette le epoche dal momento che rappresenta il punto di contatto tra l'abilità espressiva di pochi e le aspirazioni più o meno velate di molti. Nella maggior parte dei casi tuttavia essa è in grado di anticipare quelle stesse tendenze di cui è al tempo stesso creatrice e distruttrice. Apparentemente nel mondo bulimico ed incessantemente cangiante della moda non esiste conquista né memoria: gli abiti passano dalla passerella al ripiano in negozio, vengono indossati e con il finire della stagione scompaiano.

In realtà fare moda significa progettare e alla base della progettazione di un capo d'abbigliamento esistono tre fattori che ad oggi non possono più essere considerati come elementi accessori, bensì come dogmi da seguire religiosamente:

Oggi cercherò di spiegare come il mondo del fashion design and textile design sta cambiando, in che direzione e perché è così importante che i tre "principi" sopracitati entrino a far parte integrante oltre che costante del percorso progettuale del fashion designer.

La personalizzazione

La collaborazione tra lo sviluppo tecnologico, l'accessibilità al reperimento di informazioni, i cambiamenti culturali in atto e la costante spinta a promuovere un auto-riconoscimento sociale basato sulla libera espressione di se stessi, hanno creato un clima antropocentrico all'interno del quale ciascuno di noi è protagonista del proprio universo.

Siamo dei piccoli ecosistemi dotati di un'identità virtuale oltre che fisica. Siamo portatori di informazioni, condivisori di opinioni e parte attiva all'interno di un grande bacino che è quello della rete. Tutto ciò con cui interagiamo è programmato per rispondere ai nostri bisogni, per permetterci di essere liberi nelle nostre manifestazioni. Dunque l'abilità dei progettisti si misura sulla base del riuscire a comprendere ed interpretare le nostre necessità e del fare in modo che vengano soddisfatte al meglio.

Personalizzare un servizio vuol dire dare alle persone gli strumenti perchè queste possano plasmare la realtà a loro circostante nella maniera più funzionale e piacevole possibile.

Fragment rappresenta un chiaro esempio di customizzazione applicata al mondo della moda. Il progetto di Clement Dauchy rappresenta un'ottimo risultato progettuale (pur parlando ancora di un concept) dal momento che lavora sulla base di una necessità. Coloro che amano correre sperimentano durante tale attività una serie precisa di situazioni alle quali devono porre rimedio. Il buio, le condizioni climatiche imprevedibili, la necessità di portare con sé oggetti di diversa forma e dimensione e la consapevolezza che maggiore è il carico da portarsi appresso, maggiore sarà la fatica durante il tragitto.

Di necessità vien fatta virtù ed il semplice indumento si trasforma in un mezzo attraverso cui porre rimedio ad una lista di problematiche difficilmente affrontabili in altro modo. Perché Fragment rappresenta un buon progetto di industrial design?

  • perché si rivolge ad un target analizzandone i bisogni
  • perché lascia che ogni utente configuri la morfologia del prodotto in base alle proprie specifiche esigenze
  • perché utilizza materiali e tecniche produttive che conferiscono al prodotto delle feautures che fanno la differenza

La sperimentazione

Alcuni dicono che la moda sia un settore storicamente legato all'idea di riproposizione ciclica di determinati gusti estetici. Condivido parzialmente questa affermazione poiché il bacino culturale umano è fondamentalmente composto dall'esperienza che ci portiamo dietro da secoli. Risulta quindi inevitabile ispirarsi partendo da ciò che è stato fatto, reinterpretare, dare una propria "versione dei fatti". Tuttavia alcuni progettisti, come Issey Miyake o Karl Lagerfeld hanno sempre visto alla moda come lo spiraglo attraverso il quale diffondere un concetto di innovazione che andasse al di là dell'innesto ornamentale o della rimodulazione di un canone.

Innovare significa adottare soluzioni indetite per esigenze inespresse.

Lo studio NEMEN ha realizzato un progetto di fashion design particolarmente interessante. La sperimentazione di cui parliamo in questo caso è relativa all'utilizzo dei materiali. Molti progettisti confondono la potenzialità di abbinare materiali differenti con l'obbligo di farlo. L'innovazione implica non soltanto l'individuazione del materiale futuristico, bensì anche la capacità di lavorarlo e di modularlo secondo le proprie esigenze.

Conoscere la materia è uno delle prime e più importanti doti che un progettista deve avere. Perché se io conosco come sono fatte le cose e in che modo funzionano allora, nel momento in cui mi si presenta un problema, riesco agilmente a risalire dalla foce alla sorgente del problema stesso.

La interdisciplinarità

Una delle tattiche utili al progettista è quella del Thinking out the box, ovvero quella di pensare al di là dei vincoli della materia in cui si sta lavorando. Se i confini progettuali da una parte possono essere utili all'individuazione di una strada prediletta da seguire, dall'altra possono generare un senso di smarrimento e di ostinazione a ricercare le risposte nel posto sbagliato.

Pensare fuori dagli schemi non è però soltanto un metodo per arrivare a soluzioni concettuali innovative. Quando progettiamo una sedia infatti, ancor prima di decidere quale materiale utilizzare, sappiamo già quali potrebbero essere i più indicati: legno, acciaio, plastica. Sappiamo già che se adotteremo uno stile minimale l'intera figura si ridurrà ai termini più essenziali, mentre se adotteremo uno stile figurativo, tutto il progetto sarà improntato alla riproduzione di un'immagine di riferimento. Ragionando in questa maniera io pongo dei limiti al mio progetto e scelgo di non indagare le potenzialità inaspettate a cui la mia idea potrebbe portarmi.

Progettare in maniera trasversale vuol dire sapersi guardare attorno e saper applicare tecnologie appartenenti ad un altro mondo, al proprio.

Stone's Island, marchio nostrano di abbigliamento si è sempre contraddistinta negli anni per un approccio alla meteria più vicino a quello di un dipartimento di Ricerca e Sviluppo. Le giacche che vedete sopra infatti sono il risultato della collaborazione tra capacità manifatturiere, conoscenze scientifiche e volontà di creare un prodotto esteticamente attraente. Attraverso l'utilizzo di un cristallo liquido sensibile alla temperatura, la giaccia cambia colore. Infatti una volta che la temperatura raggiunge i 27°C le molecole presenti nella miscela cominciano a roteare, modificando il modo in cui la luce colpisce e si allontana dalla superficie del tessuto. Questo genera una progressiva trasformazione dell'indumento.

Come afferma Carlo Rivetti, direttore dell'azienda, la missione della Stone Island è quella di definire un progetto all'interno del quale la funzione dell'indumento non sia mai esclusivamente estetica.

L'applicazione e l'utilizzo di tecnologie come quella delle vernici termocromiche e di materiali sensibili ai cambiamenti atmosferici, aprono un nuovo campo di possibilità ad un settore in continua crescita come quello del fashion design e rappresentano solo una piccola porzione di ciò che sapremo fare un domani.

Per quanto il nostro presente sia immateriale, la vera rivoluzione del futuro più prossimo sarà materica.