Tiger: il negozio esperienziale
Le chiamavano Wunderkammer un tempo. Camere delle meraviglie, in cui i più ricchi ed eccentrici collezionisti (o esploratori o artisti) conservavano raccolte di oggetti straordinari e curiosi.
Un antenato dei musei, in qualche modo. Oggi le Wunderkammer esistono ancora, ma hanno un altro scopo: vendere. E' indubbio che gli oggetti con un certo design risultino attraenti e piacevoli da vedere, in particolar modo quelli con uno stile (e una filosofia) nordico. Sì, parlo dell'Ikea e di Tiger. Chi non ha mai fatto un giro per l'Ikea con il solo intento di girovagare, guardare, toccare senza comprare nulla (magari solo le polpettine köttbullar)? Un classico.
E' una Wunderkammer contemporanea, un'attrazione, un negozio esperienziale.
Tiger ha le stesse caratteristiche, anche se declinate in modo differente. Nato nel 1995 in Danimarca e arrivato solo 4 anni fa in Italia (a Torino), è il nuovo marchio nordico low-cost anti-crisi, in grado però di fornire prodotti dal design originale e innovativo. Da vera casa nordica e con un tocco un po' hipster: sostanzialmente irresistibili e belli da vedere e toccare, come se fossero degli oggetti curiosi. E lo sono, in fondo, perché hanno in sé la filosofia del design divertente, minimal, funzionale e 'must have it', per la casa, l'ufficio o per il tempo libero (si vendono anche cosmetici, spezie, caramelle e bevande dal nome e dal packaging strano).
Cosa rende Tiger un negozio esperienziale di grande fascino?
- Le scelte cromatiche, sia del luogo sia degli oggetti. I negozi Tiger hanno un aspetto minimale-nordico, con colori freddi abbinati ad un'illuminazione più calda e una pavimentazione solitamente a parquet: non sembra un negozio, ma un'esposizione d'arte o lo studio chic di un architetto-designer. Gli oggetti sono divisi per categorie, sì, ma sono ordinati anche per abbinamenti cromatici ottimali e gradevoli.
- I commessi: queste creature che al Tiger e all'Ikea non esistono se non alle casse o quando il cliente ha davvero bisogno di loro. Si entra come in un museo, senza pressioni e senza nessuno che ti ricordi che quello è un negozio.
- L'organizzazione degli scaffali. Il visitatore si ritrova a compiere un vero percorso nel negozio, indicato dalla disposizione degli scaffali e degli oggetti. Lo scopo è quello di accompagnare il cliente nella possibilità di vedere tutti i prodotti (facilitata dal fatto che solitamente sono negozi dalle dimensioni contenute) e di invogliarlo a non saltare gli step: non si può entrare e dirigersi verso quell'ombrello a forma di sciabola che tanto vogliamo, perché bisogna rispettare il percorso e osservare anche gli altri prodotti.
- Al Tiger si entra per sperimentare, poi per comprare. La varietà dei prodotti e degli accessori da comprare è talmente alta che è impossibile da memorizzare. Ogni volta è una sorpresa e veniamo stimolati da un nuovo oggetto che ci era sfuggito prima. Non si tratta di un negozio standard, che vende solo una certa categoria di prodotti che già conosciamo. Al Tiger si entra per vedere e stupirsi, poi per compiere un acquisto.
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