Cosa guardo stasera #41: Still Alice
Eccoci giunti al 41esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire quelle serate in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano e sgranocchiare patatine, in maniera decisamente particolare.
La stavate aspettando (ne siamo più che sicuri) e nemmeno stavolta vi deluderemo!
STILL ALICE
GENERE: DRAMMATICO
PUBBLICATO: 2014
Questa settimana vi consigliamo un film piuttosto recente, protagonista della scorsa award season, soprattutto grazie alla performance di una fantastica Julianne Moore, che probabilmente avrebbe meritato qualche riconoscimento in più…ma la concorrenza era obiettivamente di alto livello.
Julianne Moore è Alice Howland, affermata linguista e insegnate di prestigio, madre e moglie attenta, che, iniziando ad accorgersi che qualcosa in lei non va più come dovrebbe, si sottopone ad esami medici e scopre di avere una forma genetica presenile di Alzheimer: tutte le certezze della sua vita iniziano a crollare. Alice non è più la donna sicura, forte e determinata di un tempo ma, come vedremo, è still Alice.
Okay, forse il tema non è dei più originali (vedi The Notebook e The Iron Lady), ma è raro vedere sullo schermo la malattia che diventa indiscussa protagonista per il ruolo che svolge nel modificare comportamenti e sensazioni dei personaggi, nel modificare i personaggi stessi, e ancor più raro è vedere la malattia raccontata in modo così delicato e sensibile.
Julianne Moore, con una delle sue migliori interpretazioni, riesce ad impersonificare perfettamente Alice e riesce a farci percepire il decorrere della malattia e l’intensificarsi della gravità di essa in un modo difficilmente descrivibile a parole: Alice passa dal semplice scordarsi le cose al non riconoscere più il luogo in cui si trova, fino ad avere difficoltà a parlare; grazie alla narrazione soggettiva noi viviamo le stesse sensazioni di spaesamento e confusione che vive lei, ci perdiamo con Alice, non abbiamo la concezione di tempo e spazio esattamente come lei.
Accompagniamo Alice in una delle esperienze più terribili che possano accadere ad un essere umano: la perdita della memoria; sì, perché i ricordi sono parte di noi, e la loro perdita ci fa perdere la coscienza di noi stessi. Grazie al film noi riusciamo a comprendere (almeno in buona parte) una sofferenza che in realtà non ci appartiene, grazie a Julianne Moore capiamo la volontà di Alice di non essere un peso per la sua famiglia e siamo con lei quando, ancora lucida, lascia un video messaggio alla sé del futuro: vede portarsi via qualcosa ma non può reagire, sa di stare combattendo una guerra persa in partenza e, pur volendo continuare a combattere, è consapevole che presto dovrà arrendersi all’inevitabile.
Una delle scene più toccanti è quella in cui Alice tiene un discorso di fronte ad una platea: lì spiega a loro, ma anche a noi, l’importanza del ricordo e l’importanza di essere se stessa. Ma non voglio svelarvi troppo, dovete godervela.
La Moore con la sua recitazione misurata è riuscita a ricreare i movimenti condizionati dalla malattia, sempre più limitati, così da farci percepire l’aggravarsi delle condizioni del personaggio e arrivando, verso la fine del film, ad una condizione quasi infantile che la porta a compiere gesti fanciulleschi.
E se la prova della protagonista è da Oscar, ottime sono anche quelle del resto del cast: un Alec Baldwin in veste di marito dolce e premuroso, ma soprattutto una Kristen Stewart inaspettata e perfetta per il ruolo di figlia ribelle, che (quasi) ci ripaga per tutti i Twilight del caso. Sarà lei parte fondamentale nella seconda parte del film per il rapporto con la madre, e sarà lei l’unica ad interessarsi veramente di cosa prova Alice.
La pellicola è la trasposizione dell’omonimo romanzo (Perdersi, in italiano) di Lisa Genova e i due registi sono stati abili nel raccontare la malattia nel modo giusto, senza eccessivo pietismo, “aiutati” forse anche dalle condizioni di uno dei due, Richard Glatzer, affetto da sclerosi laterale amiotrofica e morto poco dopo l’uscita del film.
Se siete alla ricerca di un film profondo e sentimentale ma diverso dal solito Still Alice è il film che fa per voi. È comunque un film da non perdere non solo per conoscere più da vicino la condizione del morbo di Alzheimer, ma anche per la magistrale interpretazione di Julianne Moore.
GIUDIZIO
- Ritmo: 8
- Sentimentalismo: 9
- Comicità: 2
- Suspence: 3
- Paura: 3
- Scenografia: 7
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