Siamo stati su Marte
Sì, Andy Weir ci ha portati su Marte. "Ma come – direte voi – e Mariner? Viking? Sojourner? Spirit? Opportunity? Curiosity? Orion? Insight? Come ha fatto a portarci su Marte Andy Weir? Con quale missione? Quando sono partiti?" Ma soprattutto: "Chi è 'sto Andy Weir?". Lasciate fare a noi, con un po' di pazienza vi spiegheremo tutto.
Marte - Il gemello della Terra

Marte è il quarto pianeta del nostro Sistema Solare nonché l'ultimo prima della fascia di asteroidi che divide i pianeti rocciosi (Mercurio, Venere, Terra e Marte) dai cosiddetti Giganti Gassosi (Giove, Saturno, Urano, Nettuno). No, purtroppo Plutone non è né gigante, né, apparentemente, gassoso, perciò non rientra nella lista: we still love you, Pluto! ❤
Senza divagare troppo: Marte ha sempre affascinato l'occhio umano fin da quando abbiamo alzato lo sguardo da terra e guardato verso il cielo, agli albori della civiltà. Il suo colore rosso, dovuto alla presenza cospicua sulla sua superficie di Ossido Ferrico (componente principale della ruggine) lo rende maggiormente distinguibile nel cielo notturno e secondo solo a Venere per luminosità relativa. Il primo a descrivere delle osservazioni di Marte fu il greco Aristotele, mentre il primo che lo osservò tramite un telescopio fu, neanche a dirlo, Galileo Galilei nel 1609.
Nell'ideale collettivo ci si riferisce quasi sempre a Marte come al "Gemello della Terra". Questa definizione, però, non si riferisce minimamente ad un rapporto dimensionale tra i due corpi celesti, come in molti sarebbero portati a pensare. Marte, infatti, presenta delle dimensioni molto ridotte rispetto a quelle del nostro pianeta: la sua massa è poco più di un decimo di quella della Terra e il suo raggio di 3397 km, circa la metà di quello terreste, lo rende più una via di mezzo tra la Terra e la Luna. Nonostante ciò, però, la definizione di pianeta gemello al nostro è corretta se consideriamo altri aspetti rilevanti come l'inclinazione dell'asse di rotazione e durata del giorno simili a quelle terrestri o la presenza di formazioni vulcaniche, valli, calotte polari che suggeriscono la presenza, in un lontano passato, di un'idrosfera.
Esplorazione spaziale
L'esplorazione del Sistema Solare in generale e di Marte, in particolare, sono due argomenti che hanno fatto brillare gli occhi dei bambini di tutto il mondo (e non solo) da generazioni. Personalmente, come studente di Ingegneria Aerospaziale tutto ciò mi fa emozionare come nient'altro al mondo e credo che tutti dovrebbero provare questa sensazione bellissima anche solo guardando la Luna e pensando: "Oh, pensa che là ci siamo stati.".
Buzz, se mi stai leggendo, ti amo.
Per inciso: gli uomini sulla Luna non fummo né io né tu che stai leggendo, – a meno che uno dei 12 astronauti che hanno camminato sulla Luna non stia leggendo questo articolo, in quel caso potrei piangere di gioia – però, personalmente, quando si tratta di imprese di questa portata è più facile sentirsi parte di un unicum composto da tutto il genere umano.
Esplorazione di Marte
L'esplorazione di Marte, come detto, è uno dei nostri pallini preferiti. Dopo averlo ammirato, osservato e studiato dalla Terra per anni, nel 1960 decidemmo, avendone finalmente i mezzi (più o meno), di cercare di approfondire le nostre osservazioni tramite il lancio di sonde, satelliti e lander. Ovviamente non fu per niente facile: la prima a provarci fu l'Unione Sovietica con la missione Mars 1M No.1 del 10 Ottobre 1960 che purtroppo fallì in fase di lancio. Per vedere il primo successo dovettero passare poco più di quattro anni: il 28 Novembre 1964, infatti, la sonda Mariner 4 della NASA completò con successo il primo flyby del pianeta rosso.
I dati inviati dalla sonda furono, neanche a dirlo, importantissimi per lo studio e la conoscenza di Marte: il totale fu di soli 634 kB, una cifra ridicola se ci riferiamo ai giorni nostri, ma che permise comunque di ottenere le prime immagini del nostro pianeta gemello nonché le prime immagini di un altro pianeta mai giunte dallo spazio profondo.
Più un cugino che un gemello.
La missione Mariner, però, rappresenta anche uno dei punti più tristi per l'immaginario collettivo riguardo Marte. Prima di quella missione, infatti, le notizie riguardo la superficie di Marte erano molto vaghe: si credeva, infatti, che sul pianeta potesse esserci presenza di acqua e di vegetazione che, come sulla Terra, variava stagionalmente creando quelle differenze cromatiche presenti nelle osservazioni fatte dal nostro pianeta e anche per questo l'idea di "pianeta gemello" è sempre stata molto permeata nel nostro immaginario.
Le foto di un pianeta desertico e arido, con frequenti e forti tempeste di sabbia spensero anche l'ultimo barlume di speranza riguardo la vivibilità del pianeta rosso che sembrò quindi più un cugino che un gemello. Almeno fino al 31 Luglio 2008.
Come si arriva su Marte
Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino. Poi la strada la trovi da te porta all'isola che non c'è. Beh, non è proprio così semplice. Rispetto a Peter Pan e compagnia avremmo da interagire con una sola stella (il Sole) ma non necessariamente, se la Terra e Marte si trovano dalla stessa parte rispetto ad esso. Poi dovremmo tenere in considerazione i moti dei due pianeti e le loro rispettive distanze reciproche che, nel corso dei mesi (degli anni, dei millenni) variano non poco e, come se non bastasse, anche la loro posizione rispetto al Sole in quanto, come conseguenza della Seconda legge di Keplero, ci troveremo ad orbitare con una velocità maggiore in prossimità del perielio e una minore in afelio. Di sicuro Gianni Darling doveva essere un'esperto di orbital dinamycs perché per metterci così poco ad arrivare all'Isola che non c'è sfruttarono sicuramente la fionda gravitazionale intorno al Big Ben.
Comunque sia il viaggio per Marte non è una passeggiata: la sonda che finora ha raggiunto il pianeta rosso più in fretta è stata Mariner 7 (nel 1969) la quale raggiunse Marte per effettuare un flyby in soli 128 giorni. La sonda più veloce costruita dall'uomo, la New Horizons della NASA, quella che ha raggiunto Plutone, per intenderci, ha lasciato la Terra a 58.000 km/h, velocità che gli avrebbe permesso, con qualche approssimazione, di raggiungere il pianeta rosso in soli 39 giorni nel caso più fortunato o, in un massimo di circa 289 giorni nell'avvicinamento più sfavorevole.
L'ultima sonda a raggiungere Marte, la Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN Mission (MAVEN), ha impiegato 308 giorni per giungere nell'orbita marziana.
Chi ci porterà su Marte
Voi mi direte: "Sì, Ugo, tutto bello, ma chi ci porterà su Marte? Andy Weir è morto intanto che leggevamo quest'articolo?". Con calma, di sicuro su Marte non ci si va con la fretta.
Di sicuro su Marte non ci si va con la fretta.
Senza dubbio il candidato più quotato a portarci su Marte è Tony Stark Elon Musk, genio/imprenditore/magnate/visionario/ingegnere sudafricano naturalizzato statunitense, cofondatore di PayPal ma, soprattutto, CEO di Tesla Motors, SpaceX e SolarCity. Robetta, insomma.
Paragonarlo a Tony Stark è stata più di una semplice battuta: Musk, infatti, essendo un ingegnere, risulta essere molto competente nel suo lavoro impegnandosi spesso in prima persona nei progetti che propone per cambiare il mondo e sembra somigliare sempre di più al personaggio della Marvel che veste i panni di Iron Man (chissà se ha mai pensato di farsi un'armatura) e se fosse nato qualche anno prima, probabilmente, avremmo capito a chi si era ispirato Stan Lee.
In questa sua recente intervista, in cui parla, ovviamente, della colonizzazione di Marte, viene rimarcata questa somiglianza scherzando sul fatto che, però, invece di un supereroe potrebbe trattarsi di un supercattivo.
Impegnati nel traguardo di raggiungere (e colonizzare) Marte, oltre a Musk e alla sua SpaceX troviamo, ovviamente, le varie agenzie spaziali nazionali e internazionali (NASA, ESA, JAXA) e sempre più numerose agenzie private (Virgin Galactic di Richard Branson e Blue Origin di Jeff Bezos) o di semplici amatori amanti del DIY (Do It Yourself) Spaziale.
Chi ci ha portato su Marte
Finalmente ce l'abbiamo fatta. Siamo arrivati a parlare del nostro eroe, l'uomo che ci ha portato su Marte. Andy Weir, classe '72, è uno scrittore statunitense.
Wait...WHAT?!
Sì, non ci sono serviti razzi, fionde gravitazionali, armature di Iron Man o che altro per andare su Marte (più volte) e tornare, ci ha pensato Andy Weir con The Martian (L'uomo di Marte, in italiano, lo trovate su Amazon), il suo primo best seller.
The Martian - L'uomo di Marte
Si tratta di un libro di fantascienza dove il fanta è praticamente impercettibile e la scienza incredibilmente dettagliata e accurata. Andy Weir, infatti, figlio di un fisico e fin da bambino amante della letteratura fantascientifica e dell'ambiente aerospaziale fece lunghe ricerche sulla meccanica orbitale, sulle condizioni su Marte, sulla storia del rapporto uomo-spazio e sulla botanica per scrivere un libro che fosse il più scientificamente accurato possibile. E ci è riuscito.
Checché ne dicano quelli di Wired US la scienza di The Martian è molto curata sia per quanto riguarda aspetti più semplici sia per quanto riguarda aspetti più specifici e complessi riguardanti l'ambiente aerospaziale. In questo libro, infatti, la sospensione dell'incredulità, ossia quel particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore (o dello spettatore, nel caso di un film) di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un'opera di fantasia, è totale.
Già solo questo aspetto, lo renderebbe, personalmente, un must-read per tutti. Davvero tutti. Se poi ci aggiungiamo anche una trama avvincente, un inizio in medias res che ci catapulta soli su Marte per quattro anni e senza avere abbastanza provviste per sopravvivere e un protagonista che ci fa piegare dalle risate nonostante la sua situazione non proprio fortunata ecco creato il "pacchetto" perfetto.
The Martian - Il film
Come quasi tutti i grandi libri non poteva non esserne tratto un film. Diretto da nientepopodimeno che Ridley Scott,il film che è stato presentato al Toronto Film Festival l'11 Settembre 2015 e che uscirà nelle sale italiane il 1 Ottobre (con un giorno d'anticipo rispetto a quelle americane). James L. Green, direttore della Planetary Science Division della NASA, ha lavorato come consulente scientifico per il film, e ha elogiato la dedizione della produzione nell'accuratezza di esso.
Chi ha avuto la fortuna di vederlo in anteprima ha garantito che la versione cinematografica non si discosta né stravolge il romanzo (fiù...) e che rappresenta "un'avventura semplice ed emozionante, senza tutte le trappole metafisiche ed emozionali di Interstellar.".
Parlando di spazio, ovviamente, non poteva non essere chiamato in causa il capolavoro di Christopher Nolan. Questo film, infatti, neanche a farlo apposta, presenta nel cast (stellare, tra giovani promesse e attori affermati) qualche volto noto ai fan di Interstellar come Matt Damon (qui nei panni del protagonista Mark Watney) o Jessica Chastain (nel ruolo del comandante Melissa Lewis) che avevano interpretato rispettivamente il Dr. Mann e la versione adulta di Murphy "Murph" Cooper.
Non risulta difficile quindi immaginare l'avventura di "The Martian" come il passato precedente agli avvenimenti raccontati in Interstellar.
Conclusioni (?)
La scienza non dovrebbe chiedersi "Perché?" ma "Perché no?". (Cave Johnson, Portal 2)
"Space is hard" si dice quando le cose vanno male in questo ambiente. Ed è anche ovvio che lo sia. Arriveremo su Marte? Certamente. Lo colonizzeremo? È probabile. Chi lo farà? Non importa. Ciò che veramente importa è continuare a guardare il cielo con occhi sognanti e pensare "Lì un giorno ci andremo". Tutti.
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