Bookface Day: i libri che ci hanno cambiato la vita
Non abbiamo sempre bisogno di un World Book Day per festeggiare i nostri fedeli compagni in carta e inchiostro: ed eccoci qui, allora, pronti per partecipare a Bookface, l'iniziativa lanciata da Xanadu per sostenere la causa dei libri.
Quale libro, a 15 anni, vi ha cambiato la vita? E, anche se non a 15 anni, qual è quello che ha influito maggiormente su di voi, rendendovi quello che siete oggi? Il Cast s'è pronunciato (qui sotto).
Ma gli androidi sognano pecore elettriche?
Il libro che sto leggendo è stato scritto da Philip K. Dick, uno dei miei autori preferiti. Si tratta di Ma gli Androidi Sognano Pecore Elettriche?, da cui è stato ricavato il famoso Blade Runner di Ridley Scott.
Il soggetto è lo stesso del film: un gruppo di androidi umanoidi scappa da una colonia extraterrestre e fugge sulla terra; ad un cacciatore di androidi, Rick Deckart, verrà dato il compito di scovarli ed eliminarli. Il protagonista, a differenza di Blade Runner, è un tipo insicuro che si muove in un mondo sconvolto da una guerra nucleare e da piogge acide in grado di causare l’abbassamento del quoziente intellettivo di alcuni esseri umani, per questo motivo nel pianeta terra immaginato da Dick c’è molta instabilità, soprattutto emotiva.
Ed è su tale scenario che si muove Rick. Con un matrimonio non propriamente felice e un lavoro che gli impedisce di emigrare dalla terra verso altri pianeti, lui ha il sogno, apparentemente banale, di comprarsi una pecora vera, cosa non molto facile visto che gli animali sono estinti (sono stati sostituiti da animali elettrici). Il protagonista, infatti, è tanto insicuro e banale durante la vita di tutti i giorni quanto risoluto quando si tratta di eliminare robot.
La chiave d’interpretazione principale del libro sta proprio qui, e cioè nell’appiattimento a cui sono soggetti uomini e robot: i primi sembrano molto insensibili al destino inevitabile che toccherà agli androidi, quest’ultimi, invece, sono completamente estranei ai sentimenti e, anzi, cercano di riprodurre emozioni, come l’empatia, artificialmente. Questo aspetto, oltre alle ovvie differenze tra macchine ed esseri umani, fa pensare, con le dovute proporzioni, all’integrazione tra “razze”, molto attuale ultimamante. Sullo sfondo c’è anche un altro dualismo (poi si scoprirà essere indirettamente legato al primo), quello tra Mercer, una sorta di santone, che riesce, tramite una scatola, a trasmettere sé stesso agli altri mentre cerca di scalare una montagna (che rappresenta la speranza), e Buster Friendly, comico televisivo che prova sistematicamente di smitizzare Mercer.
Un libro così fa pensare subito al ciclo dei robot di Asimov e i temi trattati – olocausto nucleare, integrazione uomini-robot, uomini privi di empatia, importanza dei mass media sui comportamenti delle persone, annientamento della religione intesa come speranza – sembrano banali al giorno d’oggi ma all’uscita del romanzo tutto erano fuorché trascendentali.
Meno visionario di Ubik e più ricco d’azione rispetto a La svastica sul Sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche? è un libro morboso, come nel classico stile di Dick, ma che fa pensare e intrattenere allo stesso tempo. Fossi in voi, appassionati o meno di fantascienza, non me lo lascerei scappare.
Andrea Fusco
Uno, nessuno e centomila
Non so se mi abbia cambiato la vita ma è uno dei libri che ricordo con più piacere e che rileggerei volentieri. Si tratta di un libro che apre gli occhi sulla complessità del mondo e sul fatto che le altre persone hanno un’immagine di noi spesso diversa da ciò che siamo realmente, spunto di partenza per l’intera opera. È una lettura un po’ amara per la visione del mondo che ci fornisce, ma una delle abilità di Pirandello sta proprio nel fatto di esternare i propri pensieri (che più che tristi o senza speranze definirei realistici) con quell’umorismo grottesco che lo contraddistingue.
Uno, nessuno e centomila fornisce al lettore consapevolezza riguardo alle dinamiche del mondo e soprattutto riguardo a quelle della mente umana: l’identità è il tema centrale e Pirandello la affronta anche attraverso una riflessione introspettiva che ci porta alla scoperta dei “centomila” alter ego del protagonista.
Chiara Raffaelli
The century trilogy
Il libro che sto leggendo in questo momento è l'epilogo di una trilogia straordinaria, "La trilogia del secolo" appunto, che ripercorre la storia moderna dalla fine del 1800 ai giorni nostri (finisce nel 2008). Scritta da Ken Follett, è articolata in tre, grossi e lunghi libri: La caduta dei giganti, L'inverno del mondo e I giorni dell'eternità.
Non credo sia un racconto che mi ha cambiato la vita, ma di certo è una trilogia originale, che ci tuffa di testa nella storia recente, vivendo nella pelle dei protagonisti la schiavitù, la guerra, i genocidi, i lutti, le lotte per i diritti che ci hanno condotto nella società in cui oggi viviamo.
Fortunatamente non è un trattato storico-politico ma un romanzo, e questo vuol dire che il lettore interagisce con la storia per mezzo dei protagonisti, guardando in tv il discorso del dimissionario Nixon o partecipando ad una manifestazione per i diritti dei negri e perciò ascoltando il celebre I have a dream di Martin Luther King.
Ho scelto di consigliarvi questo racconto perché può offrire ottimi spunti di riflessione su ciò che accade nei giorni nostri e, ancor di più, perché è stata per me la più recente dimostrazione che la lettura è il modo più economico e coinvolgente di viaggiare nello spazio (il lettore si muoverà tra Russia, USA, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Vietnam ecc.) e nel tempo.
Luca Argenziano
Io non ho paura
Un me non ancora quindicenne, non ancora svezzato alla grande letteratura, ha affrontato Io non ho paura con il piglio del ragazzino di provincia, delle Estati in campagna con gli amici, delle corse in bicicletta e del profumo dei campi arsi dal sole mediterraneo.
Aspramente criticato da molti, Ammaniti in questo romanzetto si cala nella sua parte più adolescenziali, fatta di curiosità e paure, dove nessun limite è invalicabile; e dove si alternano, sapientemente, notti buie e giorni afosi, in un ritmo incalzante che porta il protagonista Michele (ed io con lui), a scoprire sé stesso e nel contempo a scontrarsi con il misterioso mondo degli adulti.
Alberto Gerin
Le leggi della semplicità
Avete presente che significa avere un grande progetto? Avete presente cosa significa riuscire a organizzare tutte le idee che avete in testa? In questo vi viene in aiuto “Le leggi della semplicità”.
Una rapida spiegazione di 10 leggi fondamentali per riuscire a semplificare progetti, problemi, creazioni, scritti e quant’altro vi possa venire in mente.
Se saprete trarne il meglio, John Maeda vi regalerà svariate soluzioni per affrontare molti eventi nella vostra vita. Un libro da leggere a volo durante una pausa pranzo che vi insegnerà questo: “Semplicità significa sottrarre l’ovvio e aggiungere il significativo". Alessandro Ionni
Dolce come il cioccolato
Questo libro vi farà venire fame, tanta fame. Come sottotitolo, non per nulla, recita: «Romanzo piccante in 12 puntate con ricette, amori e rimedi casalinghi». Un esempio meraviglioso di letteratura latino-americana, dove non mancano alcuni ingredienti fondamentali del genere: passione, amore per i dettagli, personaggi femminili sensuali e indimenticabili, grande attenzione alle storie di tutti i protagonisti, un pizzico di surrealismo onirico e tanto, tanto cibo attorno a cui ruotano le vicende.
Pedro e Tita: fin dal loro primo incontro, poco più che adolescenti, vengono travolti da un sentimento più grande di loro. Purtroppo, a causa di un'assurda tradizione familiare, per Tita il matrimonio è impossibile. Eppure, le loro storie rimangono intrecciate. Ad ogni capitolo si lega una ricetta tipica (di cui viene descritta nei minimi dettagli la preparazione) e il cibo diventa metafora gustosissima di sentimenti, turbamenti, godimenti ed erotismo.
Compagno di viaggio e di comodino prima di addormentarsi, si fa leggere in un lampo, con l’acquolina in bocca e una stretta al cuore.
Martina Melgazzi
Il piccolo principe
“Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose.” (Piccolo Principe)
Il primo libro che ho letto, amato e che mi è entrato sotto la pelle. Quello che mi ha dato la forma mentis per affrontare il mondo. Leggere un libro è un viaggio con te stesso, nelle profondità della tua anima, ma anche verso l’esterno, verso altri mondi e dimensioni. E’ il modo per restare bambini, curiosi ed appassionati, esitanti ed entusiasti. Il Piccolo Principe è tutto questo: un viaggio con il migliore amico di sempre alla scoperta di tutto ciò che c’è dentro al cuore, alla mente e all’anima. L’unico modo per vivere correttamente è questo: respirare altri mondi, oltre la nostra piccola scatola.
Che cosa mi ha insegnato il Piccolo Principe (e leggere, in generale)? Che voglio restare bambina per sempre, anche nel corpo di un’adulta!
Cora Sollo
I vostri libri?
Ora non ci resta che aspettare i vostri consigli! C'è un libro che hai letto a 15 anni e che ti ha colpito particolarmente? Una "sacra bibbia" che è ormai diventato il tuo testo preferito? Qual è l'autore che citi ad ogni cena tra amici? Da quale romanzo hai tratto quella frase, scritta a lettere cubitali sopra la scrivania, per motivarti ogni giorno nello studio o nel lavoro?
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