Tendenze

Cosa guardo stasera #45: Straight Outta Compton

Eccoci giunti al 45esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire queste serate autunnali, in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano, in compagnia di amici, pop corn e patatine, a guardare qualcosa di meglio del solito trash film.
La stavate aspettando (ne siamo certi) e nemmeno stavolta possiamo deludervi!

STRAIGHT OUTTA COMPTON

Genere: Biografico

Pubblicato: 2015

Straight outta Compton, "direttamente fuori da Compton", perchè volente o nolente questa piccola e violenta città della California, è parte integrante della storia moderna, e soprattutto di quella musicale. Qui nei '70 hanno origine due tra le più famose e pericolose gang di strada, i Crips ed i Bloods, ed alla fine degli anni '80 nasce il Gangsta rap, e la band icona di questo genere: gli N.W.A.

Gli N.W.A. (Niggas With Attitudes, traducibile alla buona come "Negri cazzuti") Nascono grazie agli sforzi di Eric "Eazy E" Wright, che riunisce sotto l'egida di un'etichetta, la Ruthless Records, nomi che tutt'ora dominano la scena. Nomi del calibro di Ice Cube, Dr. Dre, D.O.C., the Arabian Prince, Dj Yella, ed MC Ren, e che daranno vita a pietre miliari della musica rap come l'album "Straight outta Compton" e singoli controversi ma fondamentali come "Fuck tha Police", "Gangsta Gangsta" e "Nigga 4 Life".

Ed è proprio degli N.W.A. che Straight Outta Compton vuole raccontare: la nascita, l'entusiamo, gli attriti e la maturità di un gruppo di artisti che hanno radicalmente capovolto la visione di un genere musicale attraverso il desiderio di svoltare, di scappare da una realtà asfittica e violenta, e raccontarla senza edulcorazioni, con tutta la rabbia e lucidità che solo il rap può dare.

Grande rilievo viene dato alle figura di Dre e di Ice Cube, ma soprattutto di Eazy E: morto prematuramente di AIDS viene considerato il padre del Gansta rap, e forse l'unico del gruppo ad avere legami col mondo delle gang vista la sua attività di spaccio ed una presunta affiliazione ai Crips, ma fu soprattutto il collante che seppe unire i diversi membri e la mente che riuscì a spingere il progetto, trovando gli agganci per la produzione in Jerry Heller.

Il regista F. Gary Gray si avvale della collaborazione di Dre, Cube e della moglie di Eazy E per tracciare la sceneggiatura: mossa che permette un realismo ed una vicinanza alla materia davvero impressionante, ma che lascia trasparire anche qualche "smacchiatura", come sul caso dei presunti introiti sottratti che hanno portato alla prima frattura degli N.W.A. ed alla fuoriuscita di Ice Cube. In effetti con le tre parti in causa a raccontare la propria versione, sembra chiaro che l'unica voce non in capitolo, e cioè quella del produttore Heller, risulti l'unica colpevole. O anche l'eccessivo candore di Dre rispetto al regime malavitoso della Death Row Records e di Suge Knight. Ma nonostante tutto l'avvalersi delle testimonianze dei diretti interessati regala uno spessore ed aiuta a contestualizzare al meglio la storia, che da un lato passa anche attraverso momenti della storia moderna come l'assassinio di Rodney King e le violenze scatenatesi in seguito, e dall'altro racconta i diversi momenti salienti dell'exploit del gruppo che vede anche le minacce dell'FBI a causa dei testi troppo espliciti ed avversi alle forze dell'ordine. Grazie alle testimonianze dirette è facile capire come le la polizia californiana fosse crudelmente ostile a chiunque fosse di colore e vivesse nel posto sbagliato.

Alcuni critici sostengono che il film di F. Gary Gray tocca argomenti e luoghi vicini alla "blacksploitation", ma personalmente credo che nonostante alcuni momenti celebrativi della gangsta life e del black pride, l'idea sia più vicina alla denuncia sociale intrapresa da Spike Lee. E' infatti palese come l'intento finale non sia quello di trasformare il gansta in un modello, ma piuttosto di mostrare come un sistema violento diviso tra forze dell'ordine che impongono il potere con violenza da un lato, e dall'altro comunità nere violente soprattutto a causa della ghettizzazione subita, originino una spirale di odio infinita. Certo non è questo l'intento finale del film, ma sicuramente sta tra i sottotesti che lo muovono.

Altro punto a favore per il film è la credibilità visiva, l'attenzione che è stata messa nel ricostruire fedelmente i momenti anche nelle ambientazioni. Gli attori oltretutto sono molto somiglianti agli "originali" (e se conoscete Ice Cube avrete sicuramente notato la spaventosa somiglianza tra l'interprete e l'originale, dovuta al fatto che O'Shea Jackson Jr è proprio il figlio di Cube) sia esteticamente che caratterialmente. Forse il meno credibile tra tutti è l'unico bianco protagonista, il produttore Heller impersonato da un Paul Giamatti appesantito da un trucco palesemente posticcio. Ma l'ottima interpretazione di Giamatti riesce  ad ovviare al problema.

In definitiva Straight outta Compton è un esperimento molto interessante, che nonostante abbia alle spalle un grossa produzione non ha un vero e proprio approccio mainstream. È un occhio su una pagina della storia musicale moderna che farà godere gli appassionati di hip hop nel vedere i propri eroi sul grande schermo, ed un modo per conoscere un gruppo che Rolling Stone ha inserito "tra i 100 artisti più importanti di sempre". Il mio consiglio è comunque di vederlo in lingua originale, per apprezzare al meglio i dialoghi e le diverse prove attoriali, nonostante il doppiaggio italiano sia comunque comprensibile e per lo più attinente.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 8
  • Sentimentalismo: 7
  • Comicità: 4
  • Suspense: 2
  • Paura: 2
  • Scenografia: 7